Ivan Zazzaroni a Ciao Maschio: il dolore per la madre e quel “peso” nel ricordo di Sinisa Mihajlović
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L’immagine pubblica di Ivan Zazzaroni è spesso associata alla grinta del direttore del Corriere dello Sport o ai giudizi taglienti dietro il bancone di Ballando con le Stelle. Eppure, ospite di Nunzia De Girolamo nel salotto di Ciao Maschio, il giornalista ha svestito i panni del “giudice” per mostrare le cicatrici di un uomo che, negli ultimi anni, ha dovuto fare i conti con perdite profonde e rimpianti professionali mai del tutto sopiti.
Il vuoto lasciato dalla madre: “Mi amava in modo acritico”
Il racconto di Zazzaroni inizia da una ferita freschissima: la scomparsa della madre, avvenuta lo scorso 2 febbraio. Un lutto che ha colpito il giornalista non solo per la profondità del legame, ma per la velocità con cui la vita ha deciso di spezzare quella connessione quotidiana.
“Mi mancano le telefonate, le abitudini”, ha confessato Zazzaroni. Nonostante la distanza — lei viveva a Bologna — il loro era un rapporto “strepitoso”.
Il ritratto che ne emerge è quello di una madre che è stata il porto sicuro di un figlio spesso sotto i riflettori: “Mi ha amato in modo acritico. Per lei ero il più bello, il più bravo, l’intelligente, il più tutto.”

Un aneddoto tenero ha strappato un sorriso al pubblico: la donna, a 85 anni, era diventata un’esperta di tecnologia a modo suo, inviando al figlio emoticon di leoni e animali prima di ogni puntata di Ballando, quasi a voler infondere coraggio al suo “cucciolo” ormai adulto.
La tragedia, però, risiede nell’imprevedibilità: quel lunedì la telefonata del mattino sembrava presagire tutt’altro. “Ivan, sto benissimo, erano vent’anni che non mi sentivo così,” gli aveva detto. Poche ore dopo, la chiamata del fratello annunciava il decesso.
Un blackout emotivo che Zazzaroni porta ancora dentro.
Il “caso Mihajlović”: un errore pagato a caro prezzo
Il momento più teso e riflessivo dell’intervista è arrivato quando si è toccato il tema dei rimpianti. Zazzaroni è tornato su uno degli episodi più controversi della sua carriera: la fuga di notizie sulla malattia di Sinisa Mihajlović.

È una di quelle storie che per anni hanno alimentato il lato più cinico della cronaca sportiva, dipingendo Ivan Zazzaroni come il giornalista disposto a sacrificare un affetto storico sull’altare di un’esclusiva.
Ma il racconto emerso nel colloquio con Nunzia De Girolamo restituisce una verità molto più complessa, fatta di silenzi mal interpretati e di un’umanità dolente da entrambe le parti.
Il legame tra Zazzaroni e Mihajlović non era un semplice rapporto tra addetto ai lavori e protagonista, ma un’amicizia vera, profonda, coltivata giorno dopo giorno per vent’anni.
Quando si sparse la voce che Sinisa non stava bene, il direttore del Corriere dello Sport scelse di non pubblicare una diagnosi tecnica, ma di scrivere un editoriale di puro incoraggiamento.
Le parole d’ordine erano “Forza Sinisa” e “Forza guerriero”: un grido di vicinanza verso un uomo che stava affrontando la battaglia della vita.
Il fraintendimento, però, nacque proprio in quel momento di estrema fragilità.

Zazzaroni ha sempre ribadito di non aver mai citato esplicitamente la parola “leucemia” prima che fosse il tecnico a farlo in conferenza stampa.
Eppure, per Sinisa — che in quel momento doveva gestire il peso di una diagnosi terribile e la responsabilità verso i suoi cinque figli — quel pezzo fu vissuto come un’invasione di campo. Il tecnico serbo si sentì privato del diritto di essere lui, e solo lui, a dare l’annuncio del proprio dramma al mondo.
Fu una ferita aperta dalla rabbia di chi si sente vulnerabile, contrapposta all’intenzione di un amico che pensava di sostenerlo pubblicamente. Una vicenda che, al di là dello scoop, racconta quanto sia sottile e fragile il confine tra il dovere di cronaca e il rispetto del dolore privato.
La “benzina sul fuoco” dei colleghi
Zazzaroni non ha nascosto l’amarezza per come la vicenda sia stata strumentalizzata dall’esterno. “Qualcuno ha detto che volevo vendere più copie, so anche chi è stato,” ha dichiarato con fermezza. Il riferimento è a un collega del mondo del calcio che avrebbe gettato benzina sul fuoco proprio mentre Mihajlović era più vulnerabile.

Nonostante l’odio social e le critiche feroci durate anni, il rapporto tra i due si ricucì quasi subito: “Due giorni dopo ci mandavamo i cuori via messaggio. Ci siamo capiti subito.”
Ma il peso di essere stato additato come uno sciacallo è un’ombra che Zazzaroni ha faticato a scuotersi di dosso.
Un signore davanti alla vendetta
Alla domanda di Nunzia De Girolamo su un’eventuale vendetta nei confronti di chi lo ha colpito in quel momento difficile, Zazzaroni ha risposto con una classe inaspettata: “Sono stato un signore.” Nonostante la tentazione iniziale di rispondere colpo su colpo, ha preferito lasciare che il tempo e i fatti ristabilissero la verità, mantenendo un legame strettissimo con la famiglia di Sinisa, con la moglie Arianna e i figli.
L’intervista a Ciao Maschio ci restituisce un Ivan Zazzaroni più riflessivo, consapevole che nel giornalismo, come nella vita, il confine tra il dovere di informare e il rispetto del dolore è sottile e, a volte, dolorosamente fragile.

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