Julio Velasco sul momento del calcio italiano: “In Italia i giovani non piacciono, Yamal in Serie A non giocherebbe”
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Dopo aver vinto praticamente tutto come coach nella pallavolo sia maschile che femminile e aver vissuto una parentesi calcistica con un ruolo dirigenziale nella Lazio d’oro di Cragnotti e come responsabile dell’area fisio-atletica nell’Inter di Marcello Lippi, Julio Velasco ha ribadito al convegno del Foglio sullo sport quanto aveva già detto lo scorso anno a proposito del calcio in Italia: nel nostro Paese si investe poco sui giovani.
“In Italia Yamal non giocherebbe” ha detto il tecnico argentino strappando l’applauso di tutta la sala. Una tesi che Velasco sostiene da tempo: “Credo che in Italia i giovani non piacciono in generale, anche nella pallavolo. I giovani devono dimostrare in Italia tre volte il loro valore rispetto a un giocatore esperto, quando dovrebbe essere il contrario. Soprattutto perché il giocatore esperto guadagna di più. Appena un giovane sbaglia, ha sbagliato perché è giovane. Non ha sbagliato perché ha sbagliato. È un Paese in cui in generale piacciono poco i giovani e infatti i giovani sono costantemente criticati da parte degli adulti o dei vecchi. Questo non li aiuta, devono sentire la fiducia degli allenatori, dei genitori, dei professori”.
Le dichiarazioni di Velasco a Sky Sport
Velasco si è poi intrattenuto ai microfoni di Sky Sport, sottolineando quanto in Italia i giovani siano schiavi dei pregiudizi degli adulti: “Se uno critica costantemente i giovani e le donne, poi non può aspettarsi grandi motivazioni perché loro cominciano a difendersi. I giovani in Italia si sentono dire, continuamente che non sono come eravamo noi, che non hanno valori, che non parlano tra di loro, che non socializzano, che guardano solo il cellulare”.
Precisando poi che a suo avviso sono cambiati più i genitori dei figli: “Davvero i giovani guardano il cellulare più degli adulti? Ma per favore, semmai uguale. Certo hanno altri modi, vivono in modo completamente diverso da come facevo io. Non critichiamoli se vogliamo stimolarli, io credo che siano cambiati più i genitori che i figli”.
Julio Velasco: “Qualcuno dice che le donne non capiscono, ma quando? Le donne fanno tutto”
Pregiudizi che nei confronti delle donne secondo Velasco sono più evidenti, per il tecnico della Nazionale femminile di volley, certe esternazioni sono la conseguenza di un esercizio di potere sui giovani e sulle donne da parte degli adulti: “Qualcuno tende a dire ‘le donne non capiscono’. Ma quando? Fanno tutto le donne, ci affidavamo a loro a scuola. Sono tutte conseguenze di un fenomeno del potere, dell’esercizio del potere sulle donne e sui giovani. È quello che che stiamo dicendo: ‘noi siamo meglio di voi’, gli uomini alle donne, gli adulti ai giovani. Il mondo sta cambiando, indipendentemente da noi. C’è una rivoluzione silenziosa da parte delle donne, si vede in tutto”.
Il tecnico ha poi precisato che gli adulti non devono mettersi da parte, ma neanche salire su un piedistallo: “Possiamo scegliere di essere reazionari, porci contro questa rivoluzione, o partecipare. Io voglio partecipare, ho figlie, è giusto e oltre che giusto c’è ricchezza nella società delle donne. Anche noi possiamo arricchire loro ma non dobbiamo calpestarle. È bellissimo lavorare con i giovani, ovviamente i litigi le discussioni sono parte della vita. Cerco di accompagnare questi processi”.
I consigli di Velasco per il calcio
Nel corso dell’intervista Velasco è poi entrato nello specifico sul tema calcio: “Io nel calcio ho anche lavorato, ho grandissimo rispetto primo perché sono un grandissimo appassionato. È molto difficile, si lavora nelle condizioni più difficili in assoluto, ci sono vincoli giuridici, economici, le Nazionali convivono con le attività dei club. È tutto molto complicato. Non do consigli perché non ho consigli da dare, non perché voglio fare il politicamente corretto”.
Il tecnico ha suggerito poi di concentrarsi sui problemi specifici e non su quelli generali: “Quello che dico è che quando uno vuole risolvere una cosa e invece di cercare problemi specifici va a cercare i problemi generali, non trova mai la soluzione. Anche nella pallavolo. Ricordo che quando arrivai a guidare la Nazionale maschile, il problema era la mentalità italiana, le strutture. Tutte cose che non puoi modificare. Allora, dissi, se mettiamo come ipotesi: ‘il problema è che giochiamo male, forse troviamo soluzioni’. Sennò ci perdiamo in considerazioni generali. Ci sono diversi personaggi autorevoli del calcio che stanno dando indicazioni in tal senso”.
Julio Velasco: “Dire che il calcio è un problema politico non serve a niente”
Infine l’invito di Velasco a risolvere i problemi con quanto si ha a disposizione non con quello che dovrebbe esserci, non serve a niente parlare di calcio come un problema politico: “Ci sono problemi politici generali che spettano a chi si occupa di politica del calcio, alla federazione, ma un allenatore deve porsi il problema del come si gioca. La frase “si gioca male perché è un problema politico non mi serve a niente”. Devo risolvere il problema di come si gioca con quello che c’è, non con quello che dovrebbe esserci”.

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