La Spezia, lo sfogo della fidanzata di Zouhair: “Basta gossip sulla morte di un ragazzo”
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La Spezia e tutta l’Italia devono ancora riprendersi dal brutale omicidio consumatosi all’interno di un edificio scolastico, un diciottenne ha ucciso a coltellate un coetaneo per aver scambiato una foto di quando erano bambini con la fidanzata dell’aggressore, una compagna di classe che adesso ha paura per sé e per la sua famiglia. “Era solo una stupida foto di terza elementare”, racconta Stefania, questo il nome della ragazza, raggiunta sui social dal quotidiano La Stampa.
La ragazza oltre al dolore per aver perso un amico, Abanoub Youssef, detto Aba, e quello che reputava sarebbe diventato il ragazzo con cui costruire un futuro, Zouahir Atif, adesso è terrorizzata, ha paura, teme per il posto di lavoro dei genitori. Stefania è molto arrabbiata per quella scritta sotto un post diventato pubblico, in cui la accusavano di essere entrata in tribunale per difendere il fidanzato: “Ho fatto il possibile per evitare litigi fra i due, chiederei di non inventare gossip scherzando sulla morte di un ragazzo. Non esiste una fotografia attuale di noi due, c’è solo uno scatto di infanzia che Aba mi aveva chiesto perché voleva vedersi da piccolo, quando era appena arrivato in Italia”.

Le accuse dei compagni di scuola
Stefania si profonde in scuse non dovute, ha dovuto in questi giorni difendersi dalle accuse delle male lingue, dal gossip e da tutti quelli che vorrebbero renderla la causa di un gesto atroce e incolparla per essere stata la fidanzata di un assassino che già aveva manifestato problemi di rabbia: “Sì aveva problemi di rabbia, credevo che essendo il suo primo amore mi volesse tutta per sé – racconta Stefania –era una gelosia che non mi sembrava pericolosa. Non riesco proprio a capire come sia possibile sia arrivato a tanto per una banalità simile”
Poi Stefania ribadisce di non essere mai entrata in tribunale per difendere il suo fidanzato: “Non sono mai entrata in tribunale a difendere il mio ragazzo, anzi non gli ho rivolto parola, come giusto che sia, sono stata sottoposta ad altro”. Si riferisce probabilmente alla lunga testimonianza che ha dovuto fornire agli inquirenti e di cui non vuole parlare: “Rispetto la legge, mi hanno chiesto di non farlo”.
Stefania: “Zouahir si faceva influenzare, aveva delle ideologie strane”
Stefania fa un ritratto di Zouahir, un ragazzo dalla personalità complicata, che alternava momenti di tranquillità a scatti d’ira: “Zouahir era un ragazzo generoso ed educato, appena c’era il cambio dell’ora ringraziava anche l’insegnante per la lezione. Ma allo stesso tempo aveva un lato misterioso: leggeva molto, amava le poesie, le storie di misteri. Quando uscivamo aveva una risposta filosofica per tutto, su come affrontare i problemi e avere gli strumenti giusti per affrontare la vita”
Non ha foto insieme perché il ragazzo le chiedeva sempre di censurargli il viso: “Mi chiedeva di censurargli il viso. È sempre stato molto riservato, rispettoso. Leggeva però libri strani, si faceva influenzare, aveva delle ideologie strane. Ma lo stavo aiutando a cambiare in meglio e aveva fatto degli ottimi progressi. Atif aveva stima di me”. Stefania parla al passato, come se anche il suo ragazzo non ci fosse più come Aba e ricorda quei momenti terribili: “Non so cosa gli sia successo, non era a persona che conosco io, è stato sconvolgente, non sapevo più chi avevo davanti, avevo solo paura”.
Il pensiero per le due famiglie
Infine il pensiero di Stefania per entrambe le famiglie: “Mi stringo a quella di Zouahir e di Aba, farò il possibile in sua memoria, combatterò fino all’ultimo per lui. Chi ha visto parli, chi sa mi scriva, ogni testimonianza è importante”
Stefania è una ragazza poco più che adolescente che sta vivendo una situazione più grande di lei, nessuno spazio per il dolore perché la società e il mondo che la circonda non le dà il permesso di provarne, come se non fosse anche lei vittima, ma colpevole. A scuola troverà due posti vuoti e forse diffidenza nei suoi confronti, all’ingresso le scritte sui muri per Aba e adesso anche le lettere e i fiori davanti alla porta.
Chi la intervista saluta Stefania con una domanda che sembra retorica, ma è quella più logica fare in un momento come questo: “Come ti senti?” la risposta è coraggiosa: “Sotto pressione. Ma ho dato il massimo, e continuerò a darlo”.

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