Le parole di Elisabetta Sionis : “Roberta Bruzzone ha rovinato la mia vita e quella della mia bambina”
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Dopo le rivelazioni del quotidiano La Repubblica circa il possibile rinvio a giudizio di Roberta Bruzzone e di altre tre persone che secondo una indagine condotta dalla Procura di Cagliari, avrebbero posto in essere condotte vessatorie e persecutorie nei confronti di Elisabetta Sionis, pedagogista e adesso giudice minorile presso il Tribunale di Cagliari e di sua figlia minorenne, la presunta vittima ha raccontato in una lunga intervista quanto subito negli ultimi anni.
Motivo della presunta reazione criminosa di Bruzzone, una perizia di Sionis sul caso Pitzalis, una donna che avrebbe provocato la morte del marito, Manuel Piredda, dal quale sarebbe stata perseguitata fino a rimanere gravemente ustionata in un tentativo di femminicidio.
Per Bruzzone, Pitzalis è una vittima a tutti gli effetti, secondo Sionis è l’assassina di suo marito, da qui la scoperta di una chat in cui Bruzzone e tre suoi colleghi studiavano e si passavano informazioni su come vessare, sminuire e perseguitare Sionis.
“Vivo in un incubo ormai da quasi dieci anni, nella paura che qualcuno possa fare del male a me e alla mia famiglia, soprattutto alla mia bambina, che a causa di questa vicenda ha avuto ripercussioni anche sulla salute – queste le parole di Sionis – ora che la verità comincia a venire a galla, sto tentando di riprendere in mano la mia vita, di tornare a una quotidianità stravolta da una persecuzione costante, però è difficile riuscire a gestire vicende così dolorose quando sai di non aver fatto nulla di male, ma che tutto questo accanimento si è scatenato per intralciare un percorso verso la verità per la famiglia Piredda, nel quale credo ancora fermamente”.
Una inchiesta durata tre anni
Nell’inchiesta condotta dal procuratore di Cagliari Gilberto Ganassi, ora giunta alla conclusione con la richiesta di rinvio a giudizio per Bruzzone e i suoi tre collaboratori, sarebbe delineato un vero e proprio modus operandi posto in essere dalla famosa criminologa televisiva e dai suoi colleghi, che attraverso profili fake presenti sui social avrebbero sminuito il lavoro e la credibilità dei loro “nemici” nei procedimenti giudiziari, influendo sulle inchieste tramite i media.
Il tutto sarebbe contenuto in un hard disk nel quale sarebbero presenti oltre ai messaggi contro Sionis, contenuti raccolti fino a prima di Natale scorso, contenenti materiale relativo ad altre vicende, tra cui Garlasco, Paganelli e Pifferi.
Roberta Bruzzone dal canto suo, mediante un post su Facebook ha raccontato la sua versione dei fatti, respingendo totalmente le accuse e precisando che Sionis “è indagata dalla procura di Roma per atti persecutori, falsa testimonianza, calunnia, diffamazione aggravata e reiterata in concorso proprio ai miei danni”. Una versione secondo cui Bruzzone sarebbe la vittima.
Dai messaggi whatsapp che la Procura di Cagliari ha trasmesso a Roma, si evince come Bruzzone e gli altri indagati gestissero troll sui social contro gli avversari, non solo, si passavano informazioni su come organizzare la loro difesa contro le denunce di Sionis. In tutto ciò secondo la Pocura, Bruzzone e i suoi amici godevano di “percorsi privilegiati” per ottenere documenti giudiziari depositati dagli avversari sui casi che stavano seguendo.
Le dichiarazioni di Eisabetta Sionis
Nelle dichiarazioni di Sionis rilasciate a Il Giornale, c’è il racconto delle sofferenze per le vessazioni subite in tanti anni: “Ho dovuto sopportare gravi soprusi, anche il marchio del carnefice, mentre vedevo la mia vita rovinata – ha detto Sionis – non voglio entrare nel merito di quanto andrà a definirsi in sede giudiziaria, ma sottolineo il sentimento di paura che determinate dinamiche innescano in chi le subisce come me. Soffro di stress post traumatico e vengo assalita dall’ansia se vedo facce che non conosco, perché certe condotte diffamatorie possono armare anche i folli”.
Poi nello specifico il racconto della persecuzione per aver emesso una consulenza contraria a quanto sostenuto da Bruzzone e i suoi sodali: “Sono costretta a subire minacce e reiterate offese alla mia professionalità, alla mia persona e alla mia famiglia. Tutto questo per aver svolto il mio ruolo di consulente nel caso relativo alla morte misteriosa di Manuel Piredda, il quale, secondo quanto stabilito dai periti del gip, sarebbe stato attinto dalle fiamme dopo il decesso e non prima, nello stesso rogo in cui restò sfigurata l’allora moglie Valentina Pitzalis”.
Sionis ha parlato anche di vessazioni psicologiche e di quanto abbia fiducia nella giustizia: “Ho solo cercato giustizia per la famiglia di Manuel, mi hanno così massacrata da sentirmi in colpa per aver tolto la serenità alla mia di famiglia. Oggi rinnovo la mia fiducia nella giustizia”.

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