Libertà per Alberto Trentini: il destino del cooperante italiano dopo il blitz USA in Venezuela
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La storia di Alberto Trentini, il cooperante veneziano di 46 anni detenuto da oltre 400 giorni a Caracas, è arrivata a un drammatico punto di svolta.
Mentre il mondo osserva con il fiato sospeso gli sviluppi del blitz delle forze speciali statunitensi che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro, il destino del nostro connazionale oscilla tra la speranza di una liberazione imminente e il timore di ritorsioni nel caos di un Paese senza più una guida chiara.
Chi è Alberto Trentini: dalla laguna veneziana alle missioni umanitarie
Laureato in Storia a Ca’ Foscari, Alberto Trentini ha dedicato la sua vita alla cooperazione internazionale.
Prima di atterrare in Venezuela nell’ottobre del 2024, aveva prestato servizio in missioni umanitarie in Colombia, Perù, Etiopia ed Ecuador. A Caracas era arrivato per conto della ONG francese Humanity & Inclusion (HI), con l’obiettivo di coordinare progetti di assistenza per persone con disabilità.
Il suo incubo ha avuto inizio il 15 novembre 2024. Mentre viaggiava verso Guasdualito, al confine con la Colombia, Alberto è stato fermato a un posto di blocco dalle autorità venezuelane.
Da quel momento, il silenzio. Arrestato senza accuse formali, è stato trasferito nel famigerato carcere di El Rodeo I, una struttura nota per le dure condizioni detentive.

Gli ultimi avvenimenti: il blitz USA e la caduta di Maduro
Tra il 3 e il 4 gennaio 2026, lo scenario venezuelano è stato stravolto da un’operazione militare fulminea ordinata da Washington. La cattura di Maduro ha creato un vuoto di potere che rende la posizione dei detenuti stranieri estremamente vulnerabile.
Negli ultimi giorni del 2025, i racconti provenienti da El Rodeo parlavano di un clima di terrore: gli agenti del controspionaggio militare (DGCIM) avrebbero minacciato i reclusi, promettendo ritorsioni violente in caso di intervento straniero.
“Se gli Stati Uniti ci toccano, vi ammazziamo tutti”, era l’agghiacciante monito rivolto ai prigionieri.
Nonostante le minacce, la caduta del regime potrebbe aprire i cancelli delle carceri politiche. L’oppositrice Betty Grossi e diverse organizzazioni per i diritti umani chiedono con forza che la transizione porti alla scarcerazione immediata di tutti i prigionieri politici, tra cui figurano Trentini e almeno un’altra dozzina di italiani.
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Scenari possibili per il connazionale
Quali sono le prospettive reali per il ritorno a casa di Alberto? Si possono ipotizzare tre percorsi:
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La liberazione diplomatica rapida: Il governo italiano, attraverso il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, sta lavorando freneticamente con i nuovi interlocutori sul campo. La pressione internazionale e il riconoscimento di una nuova autorità transitoria potrebbero portare a un gesto di distensione con il rilascio dei cittadini europei.
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Il rischio instabilità: Il timore principale è che, nel caos post-blitz, le guardie carcerarie o fazioni fedeli al vecchio regime possano usare i prigionieri come scudi umani o merce di scambio, rallentando le operazioni di soccorso consolare.
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L’intervento umanitario diretto: Con il supporto di organizzazioni internazionali come la Croce Rossa, si sta tentando di garantire un accesso immediato a El Rodeo per verificare le condizioni di salute di Alberto, che soffre di ipertensione e ha vissuto mesi di isolamento.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha recentemente telefonato alla madre di Alberto, Armanda Colusso, per ribadire la vicinanza delle istituzioni.
Il Paese intero attende ora che quell’ “operoso silenzio” si trasformi finalmente nella notizia che tutti aspettano: Alberto è libero.

