L’infanzia di Gilles Rocca: dalla fragilità taciuta allo shock di “dividere l’affetto”
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Gilles Rocca si confida a cuore aperto a Nunzia De Girolamo: le cicatrici emotive, l’apertura sessuale e il dramma inatteso dell’affetto diviso.
Durante l’ultima puntata di Ciao Maschio, l’attore e regista Gilles Rocca si è aperto in una confessione intima e toccante, affrontando temi che spaziano dalla sfera affettiva a quella personale, svelando lati inediti della sua vita, dall’infanzia all’educazione sentimentale.
La maturità emotiva e l’apertura senza problemi
Interrogato sull’eventualità di un’attrazione verso un uomo, Gilles Rocca ha risposto con disarmante onestà, definendo la questione una semplice e naturale pulsione, ben lontana dall’essere considerata una “questione di apertura”.
“Se mi piacesse un uomo sì, assolutamente, non avrei problemi. Mi piacciono le donne su questo qui. Però non trovo neanche che sia una questione di apertura, che sia una cosa naturale, cioè rispettare la tua pulsione, quello che ti piace.”
Una dichiarazione che sottolinea una visione della sessualità fluida e scevra da pregiudizi, un approccio contemporaneo che si scontra però con l’educazione emotiva ricevuta.

Il peso delle fragilità nascoste
Rocca ha poi condiviso il trauma di un’educazione affettiva che lo ha spinto a nascondere le proprie debolezze, specialmente negli anni in cui giocava a calcio a livelli agonistici, vivendo in un ambiente in cui la forza era l’unica virtù ammessa.
“Non ho avuto quell’educazione affettiva per dire guarda che nessuno ti condanna se piangi. Io pianto tante volte da solo, di nascosto, quando vivevo con altri ragazzi, però non mi potevo far vedere perché era un ambiente dove dovevi far vedere che eri forte […] non potevi far vedere le tue fragilità. E questo lavoro mi ha pesato tanto.”
Questo fardello emotivo, il non potersi mostrare vulnerabile, ha lasciato un segno profondo nell’attore, costretto a reprimere il pianto e il dolore per adeguarsi alle aspettative di un mondo, quello dello sport, che spesso condanna la sensibilità maschile.
L’infanzia “estremamente bella” turbata da un “dramma”
Nonostante la dolorosa repressione emotiva degli anni successivi, Rocca descrive la sua primissima infanzia come un periodo “estremamente bello”, fatto di gioco e sogni, elementi che, a suo dire, hanno gettato le basi per la sua carriera di attore.
“È stata una vita, un’infanzia estremamente bella, perché sono stato un bambino che ha avuto la possibilità di giocare, di sognare, e se faccio l’attore adesso è proprio per quello che è stato costruito quando avevo 2-3 anni.”
Tuttavia, un episodio in particolare, avvenuto intorno ai 5-6 anni, è rimasto impresso nella sua memoria come uno dei più grandi “drammi della giovane età”: l’arrivo in casa di una cugina con problemi economici.
Essendo stato figlio unico fino agli undici anni e mezzo, il piccolo Gilles si è ritrovato all’improvviso a “dividere l’affetto” incondizionato dei suoi genitori.
“Ero un figlio unico, ero mamma, papà, erano tutti per me. […] E dall’oggi al domani mi sono ritrovato a dividere questo affetto con una persona che sostanzialmente non conoscevo.”
Nonostante l’encomiabile gesto di accoglienza della madre, che ha trattato la nipote come una figlia, Rocca ricorda il doloroso senso di sottrazione provato nel dover includere la cugina in quelli che prima erano momenti esclusivi con la madre, come un semplice abbraccio.
Una reazione tipica di un bambino abituato a essere il centro dell’universo affettivo, ma che per l’attore rappresenta un momento cruciale di distacco e crescita emotiva.
Le dichiarazioni di Gilles Rocca offrono uno spaccato autentico sulla complessità delle emozioni maschili, spesso imprigionate in stereotipi di forza, e sulla delicatezza dei traumi infantili, anche quelli apparentemente minori, che plasmano l’adulto.
