Lino Banfi si confessa a Ciao Maschio: dalla guerra al “miracolo” di Natale, fino al segreto del suo amore per Lucia
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Lino Banfi, ospite di Nunzia De Girolamo a “Ciao Maschio”, ha aperto il cuore tra ricordi d’infanzia, aneddoti sul set e la commovente rivelazione sulla moglie Lucia. Ecco il racconto di una vita tra lacrime e sorrisi.
Di fronte alle telecamere di Ciao Maschio, il programma condotto da Nunzia De Girolamo, si è seduto un Lino Banfi inedito, capace di oscillare con la sua solita maestria tra la risata fragorosa e la commozione più profonda.
Il “Nonno d’Italia”, oggi alla soglia dei 90 anni, ha ripercorso le tappe fondamentali della sua esistenza, partendo dalle macerie della guerra fino ad arrivare al successo, senza mai dimenticare l’unico vero faro della sua vita: la moglie Lucia.
L’infanzia a Canosa: far ridere sotto le bombe
Il racconto inizia nel 1936. Lino Banfi non è ancora il re della commedia, ma un bambino di 7-8 anni che vive il trauma della Seconda Guerra Mondiale a Canosa di Puglia.
Tra sirene e corse verso i rifugi, il piccolo Pasquale (questo il suo vero nome all’anagrafe) aveva già una missione: esorcizzare la paura.
“Mio nonno mi diceva sempre: ‘Pasquale, il pupazzo!'”, ricorda l’attore. Quel pupazzo, costruito con le sue mani, diventava il protagonista di piccoli spettacoli improvvisati per i coetanei terrorizzati.
Usando espressioni che sarebbero poi diventate il suo marchio di fabbrica — come “ti spezzo la noce del capocollo” — Banfi riusciva a strappare sorrisi mentre fuori cadevano le bombe. “Ho sempre fatto ridere gli altri. Oggi, a quasi 90 anni, mi chiedo: ma a me, chi cavolo mi ha fatto ridere?”.

Il “miracolo” di Natale del 1954: l’angelo di Napoli
Uno dei momenti più toccanti dell’intervista riguarda il Natale del 1954. Un giovane Lino Banfi si trovava a Napoli, povero in canna e con il sogno di fare l’attore che sembrava sgretolarsi.
Senza soldi per una pensione e con l’idea di passare la notte in stazione, l’attore ha raccontato di un incontro che ha dell’incredibile.
Un uomo di nome Ciro, vedendolo solo, lo invitò a casa sua. In un basso napoletano pieno di bambini e calore umano, Banfi fu accolto come uno di famiglia, mangiando e bevendo fino a dimenticare la disperazione.
Anni dopo, divenuto famoso, Lino tornò in quel vicolo per sdebitarsi, ma nessuno conosceva quel Ciro. “Un mio amico Cardinale mi disse: ‘Lino, smettila di cercare. Ciro non è mai esistito, era un angelo che ti ha salvato'”.
Un racconto che ha lasciato lo studio in un silenzio carico di emozione.
La “trasgressione” sul set e il rispetto per Edwige Fenech
Nunzia De Girolamo non ha potuto fare a meno di indagare sul passato di Banfi nei film della commedia sexy all’italiana. Com’era lavorare con le icone della bellezza di quegli anni? Banfi ha risposto con la consueta eleganza, parlando di Edwige Fenech.
L’attore ha ricordato con tenerezza il primo film con la diva: durante una scena di abbracci, il regista Sergio Martino lo incitava a essere più “concreto” per evitare ulteriori ciak.
Con il suo garbo proverbiale, Lino chiese scusa all’attrice, la quale rispose con una carezza: “Ma amore, stiamo girando, è normale”.
Un’attestazione di stima che conferma come il successo di Banfi sia sempre stato costruito sul rispetto e sulla professionalità, anche nei contesti più piccanti.

Il segreto del legame con Lucia: “Perché cercare altrove?”
Infine, il capitolo più intimo: il matrimonio con la sua adorata Lucia, scomparsa recentemente. Banfi ha rivelato, quasi come un segreto da non confessare, il motivo della sua fedeltà incrollabile.
Non è stata solo una questione di moralità, ma di un amore così pervasivo da annullare ogni tentazione.
“Se pensavo a una trasgressione, mi rendevo conto che per portarla a termine avrei dovuto pensare all’intimità che avevo con Lucia. E allora mi dicevo: ma che chezzo me lo fa fare di fare tutti questi giri, se poi alla fine devo pensare a te? Tanto vale che lo facciamo noi”.
Una logica disarmante e bellissima che racchiude l’essenza di un amore durato oltre sessant’anni.
Lino Banfi si conferma non solo un gigante dello spettacolo, ma un uomo d’altri tempi, capace di trasformare il dolore in risata e la nostalgia in una lezione di vita per tutte le generazioni.

