Locarno 2026: il ritorno di Olivia Wilde dietro la macchina da presa
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Il Festival del Cinema di Locarno 2026 si accende di nuova luce grazie alla presentazione ufficiale di The Invite, la terza e attesissima prova registica di Olivia Wilde dopo il grande successo d’esordio ottenuto con la commedia Booksmart e la successiva affermazione del thriller Don’t Worry Darling.
Sul prestigioso e storico palcoscenico della Piazza Grande in Svizzera, davanti a una platea di oltre ottomila spettatori entusiasti, l’autrice e attrice americana ha condiviso la genesi profonda e l’impatto emotivo di un’opera che ha letteralmente trasformato la sua prospettiva personale sull’amore, sul matrimonio e sul linguaggio cinematografico.
Scritta da Will McCormack e Rashida Jones, la pellicola rappresenta l’adattamento statunitense di Sentimental (noto a livello internazionale anche come The People Upstairs), il pluripremiato film spagnolo del 2020 diretto da Cesc Gay e tratto dalla sua omonima e acclamata pièce teatrale Los Vecinos de Arriba.
L’opera, che vanta già fortunati adattamenti internazionali realizzati in Italia e in Corea del Sud a riprova della totale universalità delle tematiche trattate, viene qui rielaborata e calata all’interno del contesto culturale americano con straordinaria freschezza narrativa.
Una cena tra vicini che si trasforma in un profondo ed esilarante esame di coscienza
La narrazione del film si sviluppa interamente nell’arco di una singola e intensa serata all’interno di un elegante e storico appartamento prebellico di San Francisco.
Al centro della vicenda troviamo la coppia formata da Angela e Joe, interpretati rispettivamente da Olivia Wilde e Seth Rogen. Joe è un ex musicista indie disilluso che sbarca il lunario insegnando musica, mentre il legame della coppia sta visibilmente navigando in cattive acque e vivendo una fase di profonda stasi emotiva.
Sfruttando l’assenza temporanea della figlia, mandata a dormire a casa di un’amica per un pigiama party, Angela decide di invitare a cena i vicini del piano di sopra, Hawk e Piña, ai quali prestano il volto Edward Norton e Penélope Cruz.
Se l’intento ufficiale della padrona di casa è quello di mostrare con orgoglio le recenti ristrutturazioni e scusarsi per i continui rumori del cantiere, Joe intende invece cogliere al volo l’occasione per affrontare a viso aperto la coppia riguardo alla loro vita intima particolarmente rumorosa e frequente.
Hawk, un vigile del fuoco in pensione, e Piña, un’empatica terapeuta, si rivelano due spiriti liberi del tutto disinibiti e pronti a suggerire ai padroni di casa un approccio più aperto e liberato ai piaceri della carne.
Il confronto si trasforma ben presto in una notte imprevedibile di inattesa introspezione, confessioni taglienti, momenti esilaranti e soul-searching collettivo.

La genesi del copione e la consulenza d’eccezione della psicoterapeuta Esther Perel
Ispirato strutturalmente ai grandi classici della drammaturgia da camera come Chi ha paura di Virginia Woolf? di Mike Nichols, il film sceglie di eliminare qualsiasi distrazione esterna per concentrarsi esclusivamente sulla dinamica interpersonale dei quattro protagonisti.
Prima di approdare sul set, la produzione ha vissuto una fase di gestazione del tutto insolita e creativa. Sotto la guida sapiente di Olivia Wilde, il cast e gli sceneggiatori Will McCormack e Rashida Jones hanno trascorso due settimane di workshop intensivo presso i Sunset Las Palmas Studios di Los Angeles, nello stesso leggendario studio in cui fu girato il pilot della celebre serie I Love Lucy.
In queste ricche sessioni creative intorno al tavolo, gli attori hanno condiviso aneddoti personali e improvvisato battute, contribuendo attivamente alla stesura definitiva dei personaggi e del testo.
Ogni interprete ha plasmato il proprio ruolo con precisione: Penélope Cruz ha conferito a Piña una straordinaria specificità e grande calore umano, Edward Norton ha disegnato per Hawk un background complesso e sofisticato, mentre Seth Rogen ha saputo dosare una comicità brillante con una profonda vulnerabilità e tristezza di fondo.
Un influsso determinante sulla scrittura è arrivato anche dalla celebre psicoterapeuta e autrice bestseller del New York Times Esther Perel, ingaggiata come consulente e definita dalla stessa Wilde come un vero e proprio “oracolo” per le sue preziose riflessioni sulla responsabilità individuale all’interno del rapporto di coppia.
La scelta della pellicola in 35mm e la difesa intransigente del cinema in sala
Sul piano formale e produttivo, The Invite rappresenta un appassionato manifesto in difesa della fruizione cinematografica collettiva.
Olivia Wilde ha condotto una battaglia strenua e determinata per assicurarsi un’uscita rigorosamente in sala, rifiutando con decisione le lusinghe economiche dello streaming diretto e trovando il pieno supporto dei produttori David Permut, Ben Browning e Megan Ellison, oltre che di A24 e FilmNation Entertainment.
La decisione è maturata definitivamente dopo aver toccato con mano la potente reazione chimica e la catarsi collettiva scaturita dalle risate del pubblico durante la prima proiezione mondiale avvenuta al Sundance Film Festival.
Per rafforzare l’atmosfera visiva e senza tempo del racconto, il direttore della fotografia Adam Newport-Berra ha scelto di girare l’intero lungometraggio in pellicola 35mm utilizzando cineprese Panavision XL2 e seguendo un rigoroso ordine cronologico nell’esecuzione delle scene nell’arco di soli ventun giorni di riprese.
La scenografia accurata firmata da Jade Healy ha trasformato l’appartamento in un labirinto visivo basato su una palette cromatica di toni desaturati del verde e del blu, pensata per riflettere lo stato d’animo fragile e claustrofobico di Angela.
A completare il quadro artistico dell’opera vi sono le musiche originali composte dal celebre musicista Devonté Hynes (Blood Orange) e la raffinata supervisione musicale del vincitore di Grammy George Drakoulias.
La doppia sfida di Olivia Wilde: dirigere se stessa verso una nuova vulnerabilità
Tra gli aspetti più affascinanti e personali del progetto vi è la decisione finale di Olivia Wilde di interpretare in prima persona il ruolo di Angela.
Inizialmente concentrata unicamente sulla regia, la cineasta è stata letteralmente convinta dai suoi stessi colleghi di set, guidati da Edward Norton e Seth Rogen, che hanno insistito a lungo affinché indossasse anche i panni della protagonista.
Questa doppia veste le ha consentito di esplorare una dimensione recitativa del tutto inedita e liberatoria, emancipandosi dai vecchi condizionamenti subiti fin da giovane che la spingevano a frenare l’espressività del volto o a interpretare esclusivamente figure femminili dure e impenetrabili.
Dirigendo se stessa e potendo contare sulla massima complicità di un cast d’eccezione, Wilde ha portato sullo schermo una vulnerabilità disarmante e trasparente, regalando un’interpretazione intensa che la critica ha già accostato alle grandi e indimenticabili performance di Gena Rowlands e Diane Keaton.
The Invite si conferma così un traguardo fondamentale nel percorso autoriale di Olivia Wilde, capace di unire intelligenza, grande divertimento e una profonda e rinnovata fiducia nella forza salvifica dell’amore e dell’esperienza cinematografica condivisa.
