L’odio social non risparmia neanche i neonati, insulti al figlio di Pretelli e Salemi
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L’odio social non guarda in faccia a nessuno, personaggi dello spettacolo, donne, disabili e neanche i neonati. In nome del fanatismo esasperato per un personaggio si arrivano a offendere persino i suoi affetti. Ed è così che su X sono piovuti insulti per Kian Pretelli, di mesi 7, figlio di Pierpaolo e di Giulia Salemi. In un post un utente con un IP proveniente dal centro Italia, nel tentativo di congratularsi con Pretelli per la sua performance in una serata di lavoro in discoteca, ha pensato di aggiungere insulti nei confronti di Giulia Salemi e di offendere il neonato.
L’ignoranza, il livore, il non accettare la propria situazione, l’invidia sociale e diciamolo pure, forse anche una incontrollabile infatuazione per il proprio beniamino, hanno indotto questa persona, (se così si può definire), a pensare che Pierpaolo potesse essere felice di una esternazione del genere. Sono stai chiusi da poco e dopo migliaia di denunce protratte negli anni, degli osceni spazi web in cui le donne venivano mercificate e fatte oggetto della morbosità maschile, ma si continua quotidianamente far passare come normalità ciò che avviene sui social.

I danni provocati dalla mancata regolamentazione dei social
Sui soggetti fragili l’offesa e il livore altrui possono provocare danni enormi, i social non sono regolamentati, non ci sono filtri, non esistono strumenti di tutela se non onerose cause verso un soggetto internazionale, per rivendicare le proprie ragioni e i propri diritti. Nel silenzio generale e di fronte alla Polizia Postale che risponde spesso che essendo la piattaforma americana i tempi sono più lunghi, gli utenti sono costretti a subire ogni sorta di insulti verso se stessi e i propri familiari senza potersi difendere adeguatamente.
Si è parlato tante volte di riconoscimento attraverso codice fiscale e documento di identità, di accesso riservato solo ai maggiorenni, ma tale formula sembra non convenire ai proprietari delle piattaforme, il cui termometro per gli investitori è rappresentato dal flusso di utenti. Uno stesso profilo che ha dieci account diversi, per la piattaforma non vale uno, vale dieci e chi investe paga per dieci. E così in nome del profitto tante donne ogni giorno sulla piattaforma vengono umiliate, quasi sempre da altre donne ed oggi un bambino di 7 mesi ha dovuto subire gli insulti di una persona che voleva sminuire sua madre.
Alla luce di tutto ciò viene lecito chiedersi se questo utente, uomo o donna che sia, abbia avuto mai a che fare con un neonato, se abbia avuto figli, se la sua vita sia coerente con quello che scrive sui social all’indirizzo di un neonato o se fintamente dopo aver così duramente attaccato un bambino di sette mesi, abbia sul suo profilo una foto a sostegno dei bimbi di Gaza. Kian oggi è stato vittima dell’odio e dell’ipocrisia web e di quel social che se segnali il commento alla piattaforma ti risponde che rispetta le linee guida della community (provare per credere), ma se si pubblica una foto protetta da copyright, sospende o banna il profilo. Che pena! Ma soprattutto che pena per tutti coloro che approfittando dell’assenza di regole si permettono di offendere e insultare chi non è in grado di difendersi.

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