Luca Barbareschi a La Volta Buona: “Non sono adatto al matrimonio, a 70 anni ho paura della solitudine”
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Un ritratto inedito, privo di filtri e intriso di quella sincerità graffiante che da sempre lo contraddistingue. Ospite di Caterina Balivo nel salotto pomeridiano de La Volta Buona su Rai 1, Luca Barbareschi ha regalato al pubblico una riflessione profonda sul tempo che passa, sull’amore, sulla fedeltà e sulle inevitabili fragilità che accompagnano le tappe più importanti della vita.
Prossimo a un traguardo anagrafico cruciale, l’attore e regista ha abbandonato per un attimo la maschera dell’uomo forte e provocatore per rivelare i timori e i desideri che oggi popolano i suoi pensieri.
Il pretesto per questa confessione a cuore aperto è arrivato da una domanda diretta della conduttrice, che ha stuzzicato l’ospite ricordando una sua vecchia definizione di se stesso come un “infedele seriale”.
La reazione di Barbareschi non si è fatta attendere, ma ha preso una piega diversa rispetto alle aspettative, trasformandosi in un’analisi lucida del proprio vissuto sentimentale.
Il mito dell’infedeltà e la complessa natura delle relazioni
L’attore ha immediatamente ridimensionato l’etichetta di traditore, spostando il focus dal tradimento in sé alla sua reale natura relazionale.
Non si tratta di mancanza di rispetto sistematica, ha spiegato, quanto piuttosto di una strutturale incompatibilità con le regole e i confini della vita coniugale.
Barbareschi ha ammesso con grande onestà di non considerarsi adatto per il matrimonio, definendosi un uomo faticoso da gestire, un compagno complesso la cui personalità straripante mal si concilia con la quotidianità e i compromessi richiesti da un’unione formale.

Questa consapevolezza non cancella affatto i sentimenti provati nel corso degli anni. Al contrario, il regista ha tenuto a precisare che l’affetto profondo verso le donne che hanno fatto parte del suo passato è rimasto intatto.
C’è una forma di amore universale e grato che sopravvive alla fine delle relazioni, un legame che Barbareschi non vuole recidere e che fa parte del suo bagaglio umano.
Il traguardo dei 70 anni e il timore di restare solo
Il momento più toccante dell’intervista è coinciso con la riflessione sul presente e sul futuro prossimo. Con l’avvicinarsi del compimento dei settant’anni, l’orizzonte delle priorità cambia e i pensieri si fanno più intimi.
L’attore ha confessato apertamente che la sua ansia principale in questa fase della vita è legata al timore di rimanere solo. A settant’anni, ha sottolineato con un pizzico di malinconia, non si ha più la forza o la spensieratezza per ricominciare da capo, per ricostruire nuove storie d’amore o per cercare nuovi porti sicuri.
Per esorcizzare questa paura, Barbareschi ha dipinto un quadro quasi cinematografico e ironico del suo scenario ideale per la vecchiaia.
Ha dichiarato che il suo desiderio non è quello di essere abbandonato, bensì di essere idealmente collocato in un monolocale, in una sorta di spazio tutto suo, ma circondato dall’affetto della sua intera tribù allargata.
Il sogno di una grande “tribù allargata” per combattere l’ansia
Il regista immagina un palazzo in cui lui vive in cima e, nei piani sottostanti, risiedono tutte le persone importanti della sua vita: le ex compagne, i figli, i nipoti e i pronipoti. Un microcosmo affettivo dove ognuno, a turno, possa salire a fargli un saluto e a tenergli compagnia.
Questo appello, pur formulato con il sorriso e con la consueta ironia, nasconde il bisogno universale di protezione e di vicinanza.
Luca Barbareschi a La Volta Buona ha mostrato il lato vulnerabile di un artista che, dopo una vita vissuta sempre al massimo e spesso controcorrente, oggi chiede solo di non essere dimenticato dalle persone che ha amato.
