Luciana Littizzetto e “Il tempo del la la la”: menopausa, figli e quella voglia di leggerezza a 60 anni
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Arriva un momento nella vita in cui le parole si perdono, come in quelle canzoni dove l’autore smarrisce l’ispirazione e prosegue con un ritornello sospeso. Per Luciana Littizzetto, quel momento coincide con i 60 anni, un traguardo che la comica torinese ha deciso di trasformare in letteratura. Con il suo nuovo romanzo, “Il tempo del la la la”, la “Lucianina” nazionale abbandona per un attimo la scrivania di Che Tempo Che Fa per raccontare una fase della vita complessa, nebbiosa eppure straordinariamente autentica.
La sfida dei 60 anni e la “nebbia” della menopausa
Il cuore pulsante del libro è il confronto schietto con la menopausa, un tema che la Littizzetto affronta senza filtri ma con la solita ironia tagliente. “La menopausa ha 72 sintomi”, spiega nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, sottolineando come quello più invalidante sia la cosiddetta brain fog.
Si tratta di una sorta di nebbia mentale che rende tutto più sfuocato. “Ricordi a memoria ‘La nebbia agli irti colli’ nella versione di Carducci e di Fiorello, ma non ricordi più come si chiama il tuo amministratore di condominio o dove hai parcheggiato l’auto”, scherza la comica, dando voce a un disagio comune a moltissime donne ma ancora troppo spesso taciuto o ridicolizzato.
Nel romanzo, l’alter ego di Luciana si chiama Lola. Attraverso di lei, l’autrice esplora il senso di smarrimento di chi si ferma e non sa più bene da che parte andare.
Eppure, nonostante la fatica di ritrovarsi tra dimenticanze e cambiamenti fisici, la Littizzetto ha scelto di festeggiare il suo ingresso nei sessanta con una festa intima, circondata dagli affetti più cari ai Magazzini Oz di Torino.
Una famiglia che cambia: il cognome e i figli “nati dal cuore”
Uno dei passaggi più toccanti del racconto umano della Littizzetto riguarda i suoi figli, Vanessa e Jordan, arrivati in affido quando erano bambini e oggi adulti affermati di 31 e 29 anni.
Il legame tra loro è talmente solido da aver spinto i ragazzi a compiere un passo burocratico significativo: chiedere di assumere il cognome della madre.
“Per loro resto ‘Lu'”, racconta Luciana con un misto di orgoglio e tenerezza, “Ma hanno espresso il desiderio di avere il mio cognome. Stiamo aspettando che la burocrazia faccia il suo corso.”
Il rapporto con i figli si è evoluto, passando dalla fase della “mamma giraffa” che guarda tutto dall’alto a un confronto alla pari.
Tuttavia, la comica ammette con la sua solita onestà di non aver perso del tutto la tendenza a essere “sfinente”, pur cercando di rispettare i loro spazi.
La casa di Luciana rimane comunque un porto di mare, un luogo di accoglienza che oggi ospita anche una donna curda con il suo bambino, a conferma di una generosità che va ben oltre le telecamere.

Successi, querele e pentimenti: la carriera di un’antidiva
La Littizzetto non si risparmia nemmeno quando si tratta di fare bilanci professionali. Ricorda con gratitudine chi ha creduto in lei all’inizio, come Bruno Voglino, e chi l’ha supportata nel privato, come l’ex compagno Davide Graziano.
Ma la strada non è stata priva di ostacoli.
La comica rivela infatti di avere una querela in corso con l’Esercito Italiano a causa di una battuta sulla capacità degli italiani di fare la guerra, interpretata da un generale come un’offesa ai caduti. “Come diceva Troisi: sono responsabile di ciò che dico, non di quello che capisci”, si difende Luciana.
C’è spazio anche per il rimorso, in particolare per una battuta su Carmen Russo e la sua maternità in età avanzata. “Ci rimase malissimo. Avrei potuto risparmiarmela, mi è dispiaciuto”, ammette candidamente.
È questa capacità di fare autocritica che rende la Littizzetto un personaggio così amato: una donna che, nonostante il successo, continua a guidare una vecchia Suzuki Splash e a preferire la distribuzione della propria fortuna agli sfizi personali.
La solitudine e il desiderio di futuro
Nonostante l’immagine pubblica scoppiettante, Luciana non nasconde i momenti di fragilità. Ricordando un recente ricovero per pancreatite, confessa di aver provato un senso di solitudine profonda.
Sebbene il figlio abbia dormito in ospedale con lei, l’assenza di un compagno si è fatta sentire. “In quei momenti ti manca un compagno, quell’intimità che ti permette di piangere, di dire: ho paura.”
Oggi, con la “testa scimmia” che continua a saltare da un pensiero all’altro, Luciana guarda avanti.
Sogna di imparare il francese e spera, un giorno, di incontrare di persona il Presidente Mattarella. Nel frattempo, si gode il tempo del “la la la”, assecondando quel ritmo un po’ incerto ma pieno di vita che solo le grandi donne sanno ballare.

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