Luisa Ranieri è “La Preside”: la forza della scuola che salva le vite. Intervista esclusiva sulla nuova serie Rai 1
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“La scuola può salvare una vita?”. È questo l’interrogativo potente, quasi una sfida alle coscienze, che anima “La Preside”, la nuova serie originale presentata in anteprima ad Alice nella Città, in coproduzione con la Festa del Cinema di Roma 2025. Un racconto necessario che approda su Rai 1 e RaiPlay dal 12 gennaio, portando nelle case degli italiani la storia di chi ha deciso di non voltarsi dall’altra parte.
Al centro della narrazione troviamo una straordinaria Luisa Ranieri. L’attrice veste i panni di una dirigente scolastica appassionata e combattiva, la cui missione si svolge tra le mura di una scuola immersa in un contesto di estrema frontiera.
Qui, ogni studente che varca la soglia della classe non è solo un numero sul registro, ma una conquista sofferta e un passo decisivo verso il riscatto educativo e sociale di un intero Paese.

Una storia vera tra coraggio e legalità
La serie è liberamente ispirata alla vita di Eugenia Carfora, la preside di Caivano diventata simbolo nazionale di determinazione nella lotta contro il degrado.
Nella finzione, la protagonista guida l’Istituto “Anna Maria Ortese” di Napoli, un luogo segnato dall’abbandono scolastico e situato nel cuore di una delle piazze di spaccio più grandi d’Europa.
Prodotta da Bibi Film TV e Zocotoco, in collaborazione con Rai Fiction, la serie nasce da un’idea di Luca Zingaretti e vede la regia di Luca Miniero.
Accanto alla Ranieri, troviamo giovani talenti come Ludovica Nasti e Lucia Ruotolo, che danno voce e volto ai “suoi” ragazzi: adolescenti con storie complesse, passioni soffocate e problemi troppo grandi per la loro età, che trovano nella scuola l’unico vero presidio di legalità e futuro.

Luisa Ranieri: “Ho messo la mia energia per raccontare un punto di riferimento”
Abbiamo incontrato Luisa Ranieri per approfondire il suo legame con questo personaggio così intenso e il lavoro di ricerca umana che ha preceduto le riprese. Ecco il racconto integrale dell’attrice sulla sua esperienza sul set e sull’importanza civile di questa fiction.
Interpreti in questa fiction una donna risoluta, una donna forte, una donna che si mette in gioco. Volevo sapere se hai tenuto fede solo al personaggio o hai dato anche una tua cifra al ruolo, cioè ci hai messo anche del tuo o ti sei attenuta alla storia?
“Beh, sicuramente ci ho messo del mio perché io faccio un’interpretazione, non faccio un’imitazione, quindi sicuramente ci ho messo del mio e comunque la cosa che mi premeva che venisse fuori era l’energia, la vitalità di questa donna e la voglia di fare, che secondo me è la cosa che veramente mi ha colpito dal primo giorno che l’ho vista.”
C’è stata una scena, una situazione che ti ha emozionato sia a livello interpretativo che personale?
“Beh, personale quando sono andata a trovarla la prima volta mi ha commosso il fatto che era un continuo di ragazzi che vanno da lei a cercare supporto, magari il ragazzo che ha situazioni difficili a casa e andava lì soltanto perché dice “oggi non ho voglia di stare in classe, posso stare qua con voi”, quindi ti fa capire che è diventata un punto di riferimento.
Allo stesso tempo mentre giravamo il terzo episodio c’è una scena molto commovente perché un mio alunno subisce violenza e quindi è un attore giovane che inizia con questa serie e quindi è stato per me molto coinvolgente anche aiutarlo nella scena.”
L’ambiente che hai trovato rispecchiava il film ed è stato edulcorato o esasperato?
“Noi siamo stati moltissimo giù a Caivano come sceneggiatori insieme anche a mio marito Luca per raccogliere il più possibile anche l’umore, il sentire della scuola e dei ragazzi nella scuola. È quello che è venuto fuori che c’è grande gratitudine nei confronti di lei perché si rendono conto che lei che interesse ha venire fino a casa, venirci a prendere.
E allo stesso tempo un grande ascolto ma anche una grande rigidità, cioè queste sono le regole, io ti do ma in cambio tu con la tua presenza testimoni che tutti i giorni sia qui, testimoni del tuo impegno.
Questo mi ha molto molto molto colpito e questo abbiamo cercato di riportarlo nella serie, cioè la cosa che lei poi alla fine chiede, dice: “non importa se non segui la lezione di matematica, però io e te abbiamo un impegno, tu hai detto che vieni a scuola e a scuola ci vieni”.”

Questo è bello perché è come se creasse una relazione personale con ognuno di loro.
“Genitori che lavorano, escono molto presto la mattina o genitori assenti, genitori carcerati, ci sono di tutte storie di vario genere e di varia natura diciamo.
Quindi ovviamente in quei contesti così difficili avere un punto di riferimento in un’età in cui non sei un adulto e non sei neanche più un bambino diventa importante perché comunque ti senti che hai un bastone su cui appoggiarti.”
Quindi è proprio il racconto di una periferia a 360 gradi in più. Quando Luca Zingaretti ha avuto l’idea di portarla sullo schermo, ha pensato subito a te?
“Subito perché io ho visto questo documentario, l’ho chiamato in lacrime perché ho detto: “madonna è una cosa bellissima, questa donna fa una cosa bellissima”, mi aveva molto colpita la storia dei ragazzi.
Ogni ragazzo raccontava la sua storia, come era tornato a scuola, che situazione familiare aveva, in questo documentario che sta su Raiplay, si chiama Come figli miei, mi aveva veramente colpito e da lì io ho detto “guarda questo documentario” e quando io ho finito, stavo a teatro facendo una replica, ho finito lo spettacolo, l’ho richiamato e lui non solo era commosso ma mi ha detto “l’ho chiamata”.
Questa è una storia incredibile, tu devi fare questo personaggio.”
Un’ultima domanda: si parla tanto delle relazioni, dell’affettività nelle scuole. Sei anche una mamma, come ti poni su questo tema?
“Io sono positivamente posta rispetto all’affettività a scuola, semplicemente perché rispetto al passato i genitori sono un po’ più assenti perché lavorano tanto e lavorano in due.
Secondo perché non tutte le famiglie hanno gli strumenti per poter parlare di certe tematiche, ma soprattutto perché io mi sono resa conto, avendo una figlia adolescente, che certe tematiche non sono spostate ai 16 anni, come per noi, ma certe tematiche iniziano in prima media e quindi tu non puoi affidare l’educazione affettiva e sessuale di ragazzi adolescenti a YouTube e a YouPorn.
Devi assolutamente fare un lavoro di informazione prima, quello è fondamentale.”

La scuola come “ultimo bastone”
L’analisi di Luisa Ranieri tocca un punto nevralgico della nostra società. In contesti dove la famiglia è frammentata o assente, la scuola smette di essere solo un luogo di istruzione per diventare l’ultimo “bastone” su cui i ragazzi possono appoggiarsi.
“La Preside” non cerca facili pietismi, ma punta i riflettori sulla relazione personale e sull’impegno civile. Come sottolineato dall’attrice, il metodo della vera dirigente ispiratrice non è basato solo sulla bontà, ma su una “ferrea rigidità” che è, paradossalmente, la più alta forma di rispetto per il futuro di questi giovani.
L’appuntamento con questa serie potente e necessaria è per il 12 gennaio su Rai 1: un viaggio nel cuore di Napoli che parla a tutta l’Italia.
