Luisa Ranieri sull’educazione sessuo-affettiva: “E’ fondamentale se ne parli a scuola, i genitori difficilmente entrano in una sfera così intima dei figli”
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Scuola ed educazione all’affettività, un tema su cui si è a lungo dibattuto e su cui si è soffermata l’attrice Luisa Ranieri, ospite de La Repubblica delle Idee in corso in questi giorni a Bologna. Una materia tornata in primo piano nei giorni scorsi allorché il Senato ha espresso parere positivo sul ddl Valditara, che di fatto è diventato legge dello Stato.
La nuova normativa in tema di educazione affettiva e sessuale nelle scuole delega tutto alle famiglie fissando un confine netto tra l’autonomia educativa della scuola e il diritto delle famiglie di decidere in anticipo su questi temi. Una decisione che ha fatto scattare un acceso dibattito tra chi difende la centralità delle famiglie e chi teme un vuoto formativo per i ragazzi in un mondo sempre più digitale.
Il pensiero di Luisa Ranieri sull’educazione all’affettività nelle scuole
L’attrice, mamma di due figlie di 15 e 11 anni, si è detta favorevole all’educazione sessuo-affettiva nelle scuole: “E’ molto più sano parlarne scientificamente che formarsi su telefonini e siti porno. E la vera rivoluzione sarebbe coinvolgere gli uomini in questo processo di cambiamento culturale”.
Luisa Ranieri ha poi posto l’accento su un elemento molto importante, la difficoltà di taluni genitori nell’affrontare determinati temi e la renitenza degli stessi giovani nel parlare della loro intimità in famiglia, la scuola rappresenterebbe un terreno neutro in cui i ragazzi si sentirebbero più liberi e nel quale avrebbero modo di confrontarsi con i propri coetanei.
“Noi genitori non possiamo entrare in una sfera così intima dei nostri figli” – ha tenuto a sottolineare l’attrice – “Mia figlia, la più grande, l’ha fatta a scuola, non mi sono opposta”.
Un pensiero che Ranieri aveva già espresso durante l’intervista rilasciata a Il Tempio News nel gennaio scorso in occasione della presentazione della serie tv La Preside: “Io sono positivamente posta rispetto all’affettività a scuola” – aveva detto – “Semplicemente perché rispetto al passato i genitori sono un po’ più assenti perché lavorano tanto e lavorano in due”.
Entrando poi nello specifico l’attrice aveva anche precisato che non tutte le famiglie possediono gli strumenti necessari per parlare di determinate dinamiche: “Non tutte le famiglie hanno gli strumenti per poter parlare di certe tematiche, ma soprattutto perché io mi sono resa conto, avendo una figlia adolescente, che certe tematiche non sono spostate ai 16 anni, come per noi, ma certe tematiche iniziano in prima media e quindi tu non puoi affidare l’educazione affettiva e sessuale di ragazzi adolescenti a YouTube e a YouPorn”
L’analisi di Luisa Ranieri tocca un punto nevralgico della nostra società. In contesti dove la famiglia è frammentata o assente, la scuola smette di essere solo un luogo di istruzione per diventare l’ultimo “bastone” su cui i ragazzi possono appoggiarsi.
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