Madame e la verità del “Disincanto”: oltre le illusioni, tra De André e la rinascita
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Negli studi di Radio Deejay, durante una densa chiacchierata a Deejay Chiama Italia, Madame ha svelato l’anima del suo ultimo progetto discografico, un’opera che scava nelle pieghe della realtà per trovarvi una nuova luce.
L’artista vicentina, in dialogo con Linus e Nicola Savino, ha raccontato come il titolo del disco non rappresenti una resa, bensì una conquista consapevole della verità, un punto di arrivo necessario per chi ha deciso di non farsi più ingannare dalle proiezioni illusorie della giovinezza.
La filosofia del disincanto come gioia consapevole
Per Madame, il concetto di disincanto è spesso frainteso come una visione puramente negativa, ma la sua interpretazione ribalta questa prospettiva.
Se l’incanto è spesso illusorio e distante dalla realtà dei fatti, il disincanto diventa lo strumento fondamentale per una ricerca onesta e lucida.
L’artista spiega che avere gli occhi gonfi di disincanto equivale quasi ad averli gonfi di gioia, poiché significa aver trovato la forza di accettare la complessità del mondo senza filtri.
Questa nuova maturità l’ha portata a comprendere che non esiste un senso univoco della vita, ma un’infinità di significati e punti di vista che meritano di essere ascoltati e vissuti.
È una filosofia del “non cercare più la verità a ogni costo” per evitare l’illusione, preferendo invece l’accettazione della pluralità di teorie e visioni altrui.
Radici profonde: pane e De André
Il percorso artistico di Madame affonda le radici in un’eredità culturale solida e familiare, che lei stessa definisce come essere cresciuta “a pane e De André”.
Merito dell’ossessione del padre per il cantautore genovese, la piccola Madame è stata svezzata da quei testi complessi, arrivando a cantare La ballata dell’amore cieco già all’età di quattro anni.
Non si è trattato però di un’influenza isolata, poiché nella sua casa risuonavano costantemente anche le voci di Lucio Dalla, in particolare con il brano Attenti al lupo, insieme a passaggi frequenti tra le discografie di Antonello Venditti e Renato Zero.

Questa formazione ha forgiato una scrittura che non teme il confronto con il passato ma che cerca una propria via contemporanea, evitando la banalità dei testi per abbracciare una narrazione più densa e stratificata.
Il rapporto con la musica non è mai stato solo professionale, ma una vera e propria simbiosi vitale che l’ha accompagnata fin dalle prime prove adolescenziali.
Il team creativo e la forza della simbiosi
Il successo di Disincanto è frutto anche di un legame artistico e umano indissolubile con il produttore Bias, che Madame considera a tutti gli effetti un fratello.
L’artista ha confessato apertamente che Bias le ha salvato la vita e che la loro collaborazione avviene in una simbiosi quasi allucinante: mentre lui compone la musica, lei scrive i testi, influenzandosi reciprocamente in tempo reale.
A questo nucleo ristretto si è aggiunto il contributo di Luca Narducci, che ha operato come autore, compositore e supervisore del progetto, aiutando a rifinire le idee portate in studio.
È un lavoro di squadra che permette a Madame di prendersi la responsabilità di ciò che dice, mantenendo una cifra stilistica riconoscibile che mescola l’emotività pura alla precisione tecnica della produzione contemporanea.
Il peso del successo e la rinascita personale
L’ascesa fulminea di Madame non è stata priva di zone d’ombra. L’artista ha ammesso con grande onestà di aver sofferto l’impatto di un successo così travolgente, che non sempre è riuscita a gestire nel migliore dei modi.
C’è stato un momento preciso in cui il distacco dalla musica si è fatto violento, portandola a non volerne più sapere nulla.
Questo periodo di crisi è culminato in un ricovero ospedaliero di circa due settimane, un’esperienza che Madame definisce oggi come “molto utile” per la propria guarigione.
In quei giorni, anche i dettagli più semplici, come il momento del pasto, hanno riacquistato un valore fondamentale nella sua quotidianità.
Proprio da questo percorso di introspezione e cura nasce il brano Come stai, una domanda che sembra rivolgersi tanto a se stessa quanto al suo pubblico.

Una comunicazione transgenerazionale verso i live
Uno degli aspetti più interessanti emersi durante l’intervista a Radio Deejay è la capacità di Madame di abbattere le barriere generazionali.
I messaggi degli ascoltatori testimoniano un pubblico eterogeneo, che va dagli adolescenti ai genitori di cinquant’anni che ascoltano compulsivamente i suoi dischi insieme ai figli.
Il suo linguaggio non è confinato a una nicchia anagrafica, ma tocca corde universali legate alla sofferenza e alla rinascita.
Ora l’artista si prepara a tornare alla dimensione live, un debutto che vive con una punta di ansia ma con molta determinazione. Sebbene preferisca i concerti singoli, dove può godere del calore del proprio pubblico, il tour estivo la vedrà protagonista di numerosi festival da luglio a settembre.
È una sfida importante, specialmente dopo un lungo periodo di assenza dal palco, ma Madame sembra pronta ad affrontare il futuro con la consapevolezza di chi non ha più paura di nulla.
