Malagò, presunte irregolarità sulla candidatura a presidente FIGC, la nomina di Mancini a CT potrebbe essere messa in dubbio
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Il pallone è veramente scoppiato e forse Giovanni Malagò, dal giugno scorso presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC) si è già pentito di essersi lasciato convincere ad accettare la candidatura. Settantacinque anni, dodici di questi passati alla presidenza del Coni, facevano di lui una delle grandi eminenze dello sport italiano, prima che su di lui si abbattessero il caso Pirlo, le dimissioni di Maldini e Leonardo, la criticata scelta di Mancini, (compagno di circolo), come Commissario Tecnico della Nazionale e non ultima la nomina della campionessa di scherma Diana Bianchedi come capo delegazione degli azzurri del calcio.
A quanto si apprende dal quotidiano La Stampa, la Procura generale dello Sport avrebbe chiesto alla Procura Federale di verificare le regolarità della candidatura e successiva elezione di Giovanni Malagò alla presidenza della FIGC. Gli accertamenti riguarderebbero la posizione di Malagò al momento della candidatura, che secondo l’esposto presentato dall’ex calciatore ed ora avvocato, Renato Miele, sarebbe stata manchevole di uno dei requisiti necessari: il regolare tesseramento federale.
L’esposto presentato da Renato Miele
Renato Miele che a sua volta aveva visto respinta la sua candidatura perché mancante di uno dei due requisiti fondamentali, quello di essere candidato da una delle componenti della FIGC, nello specifico una tra leghe professionistiche, dilettanti, allenatori o calciatori, prendendo atto dell’impossibilità di candidarsi ha sollevato un quesito sulla regolarità della candidatura di Malagò.
Secondo l’ex calciatore e avvocato, il presidente federale eletto pur avendo l’appoggio di una o più componenti della FIGC, al momento della candidatura non è chiaro se possedesse il tesseramento alla federazione. L’articolo 29 comma 1 che stabilisce quali debbano essere i requisiti necessari per essere eletti specifica che “Possono essere eletti o nominati alle cariche previste dal presente Statuto e dalle norme da questo richiamate, coloro in regola con il tesseramento alla data di presentazione della candidatura”. L’inchiesta dovrà stabilire se Malagò al momento della candidatura fosse in regola con il tesseramento.
Sempre il quotidiano torinese sottolinea che fino ad ora tutti i tribunali federali avevano respinto l’istanza presentata da Miele giudicandola “inammissibile” in quanto l’avvocato ed ex calciatore non era legittimato ad alcuna contestazione in quanto egli stesso non era candidato non avendo l’appoggio di nessuna delle componenti della FIGC, a differenza di Malagò e dell’altro candidato Giancarlo Abete (quest’ultimo già alla guida della federazione dal 2007 al 2014)
“Stessa risposta – scrive il quotidiano La Stampa – era stata data dal Collegio di Garanzia dello Sport, ovvero la Cassazione della giustizia sportiva, in una sentenza dello scorso 15 luglio”. La questione tesseramento è tornata invece in queste ore centrale attraverso la verifica della Procura Federale.
Il procuratore federale Giuseppe Chiné dovrà indagare in osservanza dell’articolo 12-quater dello Statuto del Coni nel quale è previsto che “la Procura generale può invitare il capo della Procura federale ad aprire un fascicolo d’indagine su fatti specifici, anche sulla base della segnalazione di tesserati e affiliati”.
Insomma qualora Chiné dovesse rilevare il non tesseramento di Malagò al momento della candidatura, quest’ultima e la successiva elezione del medesimo ai vertici della federazione sarebbero nulle. Un’ipotesi che potrebbe avere ripercussioni anche sulla nomina a CT di Roberto Mancini.
Cosa rischia Roberto Mancini
Roberto Mancini non è direttamente parte in causa nella vicenda, ma se dall’indagine dovesse emergere che Malagò non possedeva il requisito richiesto dallo Statuto, potrebbe essere messa in discussione la sua elezione a presidente della FIGC nonché a seguito di un possibile commissariamento venire delegittimate le decisioni da lui prese durante l’incarico compresa la nomina del Commissario Tecnico.
Ovviamente si parla di una ipotesi limite, Mancini potrebbe rimanere al suo posto anche dopo l’eventuale decadenza di Malagò dall’incarico, in ogni caso l’iter è ancora lungo prima che la Procura federale possa verificare la posizione del presidente federale e accertare eventuali irregolarità nella candidatura e successiva elezione. Fatto sta che qualora emergessero, il consiglio federale dovrà stabilire le conseguenze, che potrebbero ancora una volta cambiare la fisionomia dei vertici del calcio nostrano.

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