Margherita Vicario al Roma Pride 2026: “La musica per ballare sulle rovine dei tabù e combattere i pensieri violenti”
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Il Roma Pride 2026 ha tra le sue ambasciatrici Margherita Vicario. Cantautrice, attrice e regista da sempre in prima linea per i diritti civili, l’artista ha condiviso riflessioni profonde che spaziano dal ruolo politico della musica fino alla necessità di una salute sessuale libera da stigmi, passando per un’analisi lucida del dibattito pubblico contemporaneo.
Le sue parole delineano una visione chiara: la società è un organismo unico e le battaglie per l’inclusione riguardano, inevitabilmente, tutti noi.
La forza della musica contro l’immobilismo culturale
Davanti a istituzioni religiose che faticano a liberarsi da retaggi secolari, Margherita Vicario riconosce nella musica uno strumento di espressione potentissimo.
Per l’artista è quasi faticoso spiegare in prosa quanto la Chiesa abbia ostacolato i diritti civili e limitato il ruolo della donna nella società. La canzone diventa quindi il mezzo d’elezione per veicolare un pensiero complesso attraverso la poesia, l’uso mirato delle parole e persino l’ambiguità.
Citando brani del suo repertorio, la Vicario sottolinea l’importanza di affrontare queste tematiche senza mezzi termini. Piuttosto che perdersi in dibattiti sterili, la cantautrice preferisce scrivere brani espliciti, ballando sulle rovine di concetti superati per esprimere la propria visione del mondo.
La musica e l’arte diventano così una forma di resistenza attiva e gioiosa.

Non chiamatele idiozie: la pericolosità dei messaggi d’odio
Un punto focale dell’intervento di Margherita Vicario riguarda la gestione del dissenso e l’analisi di certe dichiarazioni pubbliche reazionarie, come quelle del generale Vannacci.
L’artista rifiuta categoricamente di liquidare tali uscite come semplici sciocchezze o idiozie. Sminuire questo tipo di narrazioni rischia di produrre un danno e di alimentare una polarizzazione sterile nel dibattito pubblico.
Secondo la cantante, si tratta invece di pensieri profondamente violenti e pericolosi che trovano terreno fertile in una popolazione stanca, ignorante e sballottata da oltre due decenni di dinamiche social.
Il pericolo reale è che queste idee attecchiscano concretamente nella realtà. Proprio per questo motivo, è fondamentale usare le parole giuste, riconoscendo la gravità di un terremoto culturale che non va sottovalutato ma affrontato con estrema fermezza e consapevolezza.
Salute e prevenzione: abbattere lo stigma oltre la comunità LGBTQA+
Tra i progetti più significativi sostenuti da Vicario c’è l’apertura di una nuova postazione del Circolo Mario Mieli presso l’Istituto Nazionale di Malattie Infettive Spallanzani.
Questo presidio si concentrerà su prevenzione, screening e contrasto alle infezioni sessualmente trasmissibili. Margherita Vicario ha denunciato l’ipocrisia e il forte tabù che circondano ancora oggi il sesso e il corpo, inteso come lo strumento biologico che usiamo per amare, provare piacere e relazionarci con gli altri.
Attraverso il confronto con gli esperti dello Spallanzani, l’artista ha evidenziato un paradosso epidemiologico cruciale per la salute pubblica.
Se in passato la percezione del rischio era legata quasi esclusivamente alla comunità LGBT o ai sex worker, oggi queste categorie sono estremamente informate e protette, grazie anche all’accessibilità di strumenti come la PrEP.
Attualmente, i soggetti maggiormente a rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili sono gli uomini e le donne eterosessuali, spesso convinti che il problema riguardi solo gli altri, insieme alle popolazioni migranti e a chi vive in condizioni di disagio sociale.
Il nuovo centro dello Spallanzani rappresenta un punto felice proprio perché punta a scardinare il pregiudizio e a fare formazione per l’intera cittadinanza.
Questa evoluzione dimostra che la società non è fatta di compartimenti stagni. Le istanze sollevate dal Pride e le relative conquiste in termini di salute e prevenzione non appartengono a una sola minoranza, ma costituiscono un beneficio concreto e universale per l’intera collettività.
