Maria Teresa Ruta: “La mia lotta contro la depressione e quel trauma mai dimenticato”
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Dietro il sorriso radioso e l’energia travolgente che l’hanno resa una delle icone più amate della televisione italiana, Maria Teresa Ruta nasconde cicatrici profonde e battaglie silenziose. Ospite di Monica Setta nel salotto di Storie al bivio weekend, la conduttrice ha raccontato senza filtri il “cortocircuito” che ha trasformato la sua vita dorata in un percorso a ostacoli tra dolori familiari, depressione e traumi del passato.
L’ascesa e il silenzio: quando il telefono smette di squillare
La carriera di Maria Teresa Ruta è stata fulminante. Tra il 1987 e il 1991 è stata il volto della Domenica Sportiva, la “scala del calcio”, collezionando ben cinque Telegatti e imparando il mestiere da giganti come Sandro Ciotti e Tito Stagno.
Tuttavia, il successo non è uno scudo contro l’oblio.
Ruta ha raccontato con estrema lucidità il momento in cui le luci della ribalta hanno iniziato a spegnersi: “A un certo punto il circuito si è interrotto. Non c’ero più e ho cominciato a pensare che forse si fossero stufati di me”. Q
uesto isolamento professionale ha innescato una crisi profonda, culminata circa sette anni fa in un tunnel oscuro che l’ha portata a scontrarsi con un tabù personale: la salute mentale.
La battaglia contro la depressione: “Volevo farcela da sola”
Inizialmente, Maria Teresa ha ammesso di aver avuto un atteggiamento negazionista nei confronti della depressione. “Pensavo di farcela da sola”, ha confessato a Monica Setta.
Ma la realtà è stata più dura delle sue convinzioni. Dopo mesi di consulti medici, ha dovuto accettare l’aiuto della farmacologia.
“Ho iniziato a curarmi e a convivere con i farmaci, ma la cosa mi faceva soffrire. Mi dicevo: ‘Io non devo essere quella persona lì’. Provavo a smettere di nascosto dal medico e puntualmente stavo peggio di prima.”
Per sdoganare il peso dello stigma, la conduttrice ha citato esempi illustri di amici e colleghi che hanno affrontato lo stesso percorso, da Sandra Mondaini, che le confidò di non riuscire a iniziare la giornata senza il Prozac, a Indro Montanelli, che si curava sotto la guida del professor Cassano.
Un promemoria potente sul fatto che la fragilità non risparmia nessuno, nemmeno i più grandi.
Il dolore per la figlia Guenda e il piccolo Noah
Se la crisi professionale è stata la miccia, i drammi familiari recenti sono stati l’incendio. Maria Teresa ha ripercorso i “quattro anni pesantissimi” vissuti accanto alla figlia Guenda Goria.
Prima la diagnosi di endometriosi, poi l’attesa infinita per un intervento slittato a causa del Covid, e infine il dramma della gravidanza extrauterina che ha portato alla perdita di una tuba.
La gioia per la nascita del nipotino Noah è stata presto offuscata da una nuova prova: a soli quattro mesi, il piccolo ha dovuto affrontare un delicatissimo intervento chirurgico di sei ore.
È stato in quel momento che Maria Teresa è crollata: “Sapevo di non poterlo permettere. Sono andata dal medico e gli ho detto: ‘Rimettimi in piedi, voglio i farmaci perché devo guarire, ho bisogno di stare bene per loro'”.
Il trauma mai dimenticato: la violenza a 19 anni
L’intervista ha toccato il punto più doloroso quando si è parlato delle radici di questa fragilità. Maria Teresa è tornata a quel Ferragosto a Roma, quando aveva solo 19 anni e sognava di diventare un’attrice sotto la guida di maestri come Andrea Camilleri.
In una Trastevere deserta, fu seguita e aggredita da due ragazzi nell’androne di casa. “Volevano derubarmi, ma quando hanno capito che non arrivava nessuno, uno di loro ha detto: ‘Adesso ci divertiamo un po””.
L’aggressione fu brutale: vestiti strappati e il terrore puro, interrotto solo dall’intervento di una vicina. Un evento che la portò ad annullarsi per anni, nascondendosi sotto abiti lunghi e rifiutando ogni contatto fisico.
La rinascita e l’amore
A salvarla da quel guscio di paura fu Amedeo Goria. Maria Teresa ha ricordato con tenerezza la pazienza dell’ex marito: “Mi disse che per me avrebbe fatto anche un matrimonio bianco. È stato quello a sbloccarmi, capire che potevo avere i miei tempi”.
Oggi, accanto al compagno Roberto, Maria Teresa Ruta continua il suo percorso di resilienza.
La sua storia non è solo il racconto di una carriera, ma un manifesto sulla necessità di chiedere aiuto, di non vergognarsi della propria vulnerabilità e di combattere, giorno dopo giorno, per ritrovare il proprio sorriso.
