Martina Stella, i sogni e il successo immediato, il debutto al Sistina, il provino con Muccino, il dolore per la separazione e la terapia genitoriale
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L’intervista di Martina Stella in One More Time, il podcast di Luca Casadei, racchiude tante cose, ma soprattutto un messaggio di caparbietà, il desiderio di diventare una attrice, ma non solo, il desiderio di farsi accettare dai suoi genitori per quelle che erano le sue aspirazioni e quanto abbia imparato ad amare le loro fragilità. Ma non solo, nelle sue parole c’è un percorso personale e la narrazione di quanto dalla sofferenza per qualcosa che finisce come un amore si può trarre una energia potente in grado di permettere di cambiare. Di seguito alcuni passaggi dell’intervista che potete trovare nella sua forma integrale su YouTube
L’intervista
I sogni da bambina e il successo arrivato da adolescente – “Io ricordo perfettamente la prima volta che mi hanno portata a teatro, ho avuto proprio il colpo di fulmine, piccolissima, avevo cinque anni, ho capito perfettamente cosa volevo fare e dove volevo concentrare le mie energie e quindi ho cominciato ad assillare i miei genitori per andare a una scuola di recitazione. Io tornavo a casa e avevo la cameretta piena di scritte: ‘Andrò via da questo paese’, ‘Diventerò un’attrice’, ‘Andrò a vivere a Roma e qualcuno mi noterà per strada’, nel frattempo avevo convinto mia madre a farmi fare delle pubblicità televisive, perché volevo capire se riuscivo a stare davanti a una macchina da presa e a trovare un allenamento.
Poi è successo esattamente quello che avevo sognato, quando sono andata al liceo stavo camminando e mi ha fermata un signore, che un po’ intimidito mi dice di aver visto qualcosa di particolare in me, era Giordano Ricci proprietario di una grande agenzia, molto seria, di Firenze. Torno a casa con questo bigliettino e mia madre subito ha pensato a un maniaco, per fortuna mamma aveva un amico fotografo che lo conosceva e quindi mia madre mi ha accompagnata”
Il film con Salvatores, il debutto al Sistina, due film girati contemporaneamente –“Avevo quindici anni sul set poi ho fatto l’incontro con Gabriele Salvatores che mi ha scelta per il suo film. Sono arrivati poi altri provini, altre serie, altri film e non mi sono mai più fermata. Conta che io giravo anche due film contemporaneamente. Dai 16 ai 28 anni ero solo concentrata sul lavoro, ho compiuto i miei 17 anni al Sistina, un salto nel buio, mia madre non è neanche riuscita a venirmi a vedere alla prima in teatro, mi diceva ‘è la fine è una cosa molto grossa’. Io il lavorio continuo non lo lasciavo mai”
Il provino con Muccino per “L’Ultimo bacio” – “Mia madre esce sempre in maniera molto plateale sul terrazzo ‘Martina ti hanno chiamata a Roma per un provino ‘ intanto erano usciti tutti. Già il fatto di andare a Roma e essere provinata da un regista come Gabriele Muccino per me era l’arrivo, non mi importava se mi sceglieva. Mi chiamano per un secondo provino e mi accompagna mia madre. Era estate, la vedo con un pareo, con le ciabatte, senza un filo di trucco, perché lei era partita già con l’idea che non sarei stata scelta, arriviamo e ci passa davanti una ragazza bellissima, con una mamma bellissima e una macchina pazzesca, lì per lì siamo rimaste male. Mia madre mi dice ‘Martina non andare’, scappa e si nasconde dietro un cespuglio perché non si sentiva all’altezza della situazione. Io entro, va tutto bene e mi comunicano di essere stata scelta”

Il dolore per la separazione – “La separazione è stata forse il momento più difficile della mia vita, con un bambino piccolissimo e un’altra ragazza di una età completamente differente. Ho sofferto tantissimo, quello che mi ha fatto soffrire è vedere la sofferenza dei miei figli, perché anche se io trovo salvifica, come nel mio caso o in quello dei miei genitori, la separazione, non dobbiamo neanche tapparci gli occhi e pensare che i figli non abbiano un trauma. Mi ha fatto male vedere soffrire i miei figli e con coraggio sono andata avanti. L’amore per un uomo in questo momento non lo cerco, ma ho sperimentato che ci sono ancora tanti pregiudizi su una donna sola“
La terapia genitoriale – “Ho iniziato oltre alla terapia solita di analisi anche una terapia genitoriale. Daniele Novara sostiene che gran parte dei problemi degli adolescenti di oggi deriva dal fatto di non insegnare ai bambini a gestire i conflitti. Quando due bambini piccoli litigano si vede sempre la figura dell’adulto che cerca di separarli senza farli parlare. Conoscendo le tappe evolutive e aiutando fin da piccoli i bambini a confrontarsi e a scontrarsi poi si creano degli adulti più consapevoli a gestire il conflitto o anche la sconfitta.
Questa difficoltà di trovarmi con Ginevra piccola e tante problematiche del caso, mi ha portata ancora una volta ad approfondire e a studiare e questo ha portato dei frutti per lei. Per me ha rappresentato l’apertura a un mondo che non conoscevo e che mi ha veramente appassionata. Fantasticavo su una madre diversa, ero frustrata dall’illusione che questa madre si trasformasse, invece dovevo amarla per come era. Quando ho fatto questo mi sono liberata, mi sono sentita libera di essere me stessa”
Gli insegnamenti della mamma – “Sono sempre rimasta molto con i piedi per terra, mia madre sostiene di avere orchestrato sempre tutto proprio per farmi stare con i piedi per terra. Lei dice che tutti gli artisti che hanno avuto molto successo da bambini o in giovane età poi in qualche modo hanno avuto delle vite un po’ complesse e quindi ha sempre voluto che rimanessi una ragazza con dei valori ma anche pronta a prendere il volo, a capire che l’ondata di successo potrebbe non durare per sempre, a sviluppare una autostima al di là del consenso degli altri. All’inizio non la capivo molto ora sì”.
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