Matteo Cambi a “Onestamente Podcast”, il successo e il tracollo di Guru, dalla Formula 1 al carcere e alla rinascita
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La storia di Matteo Cambi è quella di un grande successo dovuto a una grande intuizione, una rapida ascesa e un altrettanto rapido crollo nonché il desiderio dopo aver pagato i propri errori, di mettere al centro sé stesso e ripartire. Il suo percorso di successo e risalita è stato scritto da Gabriele Parpiglia in un libro molto interessante, “La Margherita di spine”, dal quale è stato tratto il docu-film in due puntate “Guru la storia di Cambi” visibile su Sky.
L’ex imprenditore, creatore di uno dei marchi più iconici della moda italiana degli anni 2000, è stato ospite della terza puntata di ONESTAMENTE, il podcast ideato e condotto dalla premiata ditta Luca Onestini e Raffaello Tonon, un omaggio per il pubblico per i loro dieci anni di amicizia direttamente da una roulotte allestita all’uopo davanti a un bagno di Cesenatico.
I due con Cambi hanno parlato con la consueta ironia, ma anche ponendo spunti di riflessione, di imprenditoria, soldi, successo, fallimento, dipendenze e rinascita, mettendo l’accento su cosa possa accadere quando si riesce ad ottenere tutto troppo velocemente, ma soprattutto come si ricomincia quando si è perso tutto. L’ex imprenditore è uno dei pochi che davvero ha pagato per tutto ciò che ha fatto e adesso guardandosi indietro può raccontare tutto quello che ha imparato.
Una intuizione divenuta realtà
La storia del marchio Guru è quella di una grande intuizione, di un sogno portato avanti e coltivato nonostante lo scetticismo generale, una margherita come simbolo che nella sua semplicità poteva rischiare di essere associata ad altri marchi e che invece è diventata un brand che per tanti ha significato appartenenza.
Cambi ha raccontato la genesi del marchio che quasi da subito ha trovato l’approvazione di Vip e calciatori fino ad approdare in Formula 1 come sponsor ufficiale del team Renault a partire dal 2004 e per tutto il triennio d’oro 2005-2007. Il famoso logo della margherita quadrata è stato ben visibile in quel periodo sul musetto delle monoposto guidate da Fernando Alonso e Giancarlo Fisichella.
La partnership nacque grazie a un’intuizione e a un accordo proposto da Flavio Briatore, all’epoca team principal della Renault, una fortunata vetrina grazie alla quale Guru ha vissuto una crescita esponenziale, raggiungendo decine di milioni di euro di fatturato e diventando un fenomeno pop di culto nei primi anni Duemila. La sponsorizzazione comprendeva anche la fornitura dell’abbigliamento ufficiale della scuderia e di Fernando Alonso, vincitore del mondiale piloti nel 2005 e nel 2006.
Matteo Cambi- Un successo immediato distrutto dalle dipendenze
Matteo Cambi ha raccontato a Onestini e Tonon che la genesi del logo non è stata dovuta a lui, ma al suo socio, ma che quel simbolo potesse diventare potente in quel periodo la rivendica come una sua intuizione: “La Margherita la ha disegnata il mio socio con il quale poco dopo ci siamo divisi. Poi che io abbia avuto l’intuizione che quel simbolo era talmente forte in quel momento storico degli anni 2000 è vero e la rivendico come mia”.
Un brand che per il periodo ha rappresentato l’appartenenza a una community prima che esplodessero i social: “A un certo punto ho avuto l’intuizione di trovare un rappresentante a Milano, apriamo un ufficio pazzesco e vestiamo Maldini e Vieri che diventano testimonial. I calciatori al tempo potevano indossare sotto la maglia del club un’altra che non fosse tecnica, quindi a ogni gol la alzavano e promuovevano uno sponsor che poteva essere personale, loro promuovevano noi. A un certo punto comprare Guru che era il mio marchio rivendicava l’appartenenza a una community a un sistema”.
All’improvviso quando era all’apice del successo Cambi è stato vittima delle dipendenze, un vortice che ha trascinato in un abisso lui e l’azienda: “La mia debolezza rispetto alla cocaina è stata forte o aggressiva, ho perso un’azienda, ho risarcito quasi tutti, ho dovuto dare tutto via. Tanti marchi sono nati dopo, ma hanno trovato ispirazione nel mio brand. Eravamo partiti sparati e senza il declino dovuto a scelte sbagliate adesso saremmo ancora avanti agli altri, ho riconosciuto le mie responsabilità con la consapevolezza di essere stato l’artefice del mio successo e del mio crollo”.
L’ex imprenditore ha affermato che la sua idea di semplicità adesso è diventata il motore di tanti brand pertanto lui si ritiene un precursore nella consapevolezza che senza i suoi errori adesso sarebbe ancora avanti a tutti: “Cose molto semplici adesso sono diventate di tendenza, il bianco ottico con una scritta adesso può valere milioni, la cose semplici sono ancora storia di grandi successi. Io credevo in tutto ciò che facevo e in tutti coloro che vestivo. La visione è molto importante, io facevo star bene tutti, soprattutto i dipendenti se vuoi gente che produca quella gente deve stare bene”.
L’esperienza del carcere e il rapporto con le figlie
Cambi parlando del suo periodo buio ha parlato della sua esperienza carceraria: “Ho trovato umanità, sofferenza e un percorso che è difficile che diventi utile. Il mio era un reato finanziario non so dirti come funzioni in altre situazioni, mi sono scontrato con la solitudine. E’ stata una indagine pesante, a differenza di tante altre persone non ho attaccato la magistratura perché sapevo di aver sbagliato. Ho fatto di tutto perché arrivasse la puntata del docu-film anche al pm che mi ha arrestato, perché indirettamente mi ha salvato la vita”.
L’ex imprenditore ha due figlie avute con due donne diverse, una ora ha vent’anni, l’altra è quasi adolescente: “Per me adesso essere padre è importante, ho due figlie con condizioni differenti, con una ci vediamo con l’altra c’è una situazione particolare, ma comunque ci sarò sempre. Con una ho un grandissimo rapporto con l’altra è da costruire ma prima o poi capirà, io la aspetto, vorrei raccontarle come stanno le cose, ero in un momento difficile e ora sto cercando di ricostruire dopo aver perso 60 milioni di euro”.
Una giustizia severa che non gli ha accordato neanche il concordato al 10% che nei casi di bancarotta si concede pressoché a tutti: “Ho chiesto il concordato al 10% senza ottenerlo, roba che ora lo concedono a tutti, su 60 milioni ne avrei potuti restituire sei, ne ho restituiti 50 e ho scontato 4 anni di carcere tra cella e comunità per bancarotta fraudolenta, forse sono uno dei pochi che volontariamente ha voluto risarcire coloro che erano stati danneggiati per i propri errori, adesso piano piano sto cercando di ripartire”.
Matteo Cambi -La ripartenza e la rinascita
La voglia di ripartire è cominciata ancor prima della detenzione, quando Cambi ha provato a porre rimedio a una situazione sfuggita di mano e a un’azienda che stava crollando: “La mia era una volontà di ristrutturare quindi era tutto alla luce del sole, volevamo trovare un acquirente e trovare fondi seri, non abbiamo nascosto nulla, non c’era l’intenzione di prendere in giro nessuno”
Adesso che ha pagato tutto per i suoi errori Cambi vuole mettere sé stesso al primo posto: “Oggi faccio il consulente sono sempre molto concentrato su me stesso, spero di continuare questo periodo di stabilità che ho trovato, non potrò più creare un’azienda, ma posso dare consigli agli altri per crearne, io in questo momento ho messo Matteo al primo posto”.
Infine l’invito di Matteo Cambi a coltivare i propri sogni: “A chi vuole fare l’imprenditore e ha un progetto consiglio di andare avanti senza ascoltare chi dice che non ce la farà, bisogna credere nei propri sogni, Guru era la mia vita, quel marchio lo ho tatuato sul petto, chi ha fatto grandi cose sa che i sogni possono realizzarsi”.

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