Matteo Martari si confessa a Vanity Fair: “Una famiglia oltre i pregiudizi e l’età, i rapporti veri sono la nostra unica speranza”
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Il fascino discreto di Matteo Martari risiede in quella rara combinazione di timidezza sincera, sguardo magnetico e una voce profonda capace di stabilire un contatto immediato con chi lo ascolta. Sulle pagine di Vanity Fair, l’artista apre una finestra inedita sulle sue riflessioni personali, offrendo uno sguardo profondo che va ben oltre la semplice promozione televisiva.
L’occasione per incontrarlo è stata la cornice del PalaRiccione, durante l’Italian Global Series, dove l’attore è sbarcato per presentare in anteprima l’attesissima seconda stagione di Libera – Il caso Erica Palma, la fortunata fiction targata Rai 1 che lo vede protagonista accanto a un’icona del cinema e della televisione italiana come Lunetta Savino.

L’intesa sul set con Lunetta Savino
Condividere il set con una fuoriclasse come Lunetta Savino rappresenta per Martari un’esperienza umana straordinaria prima ancora che un’importante opportunità professionale.
L’attore descrive la collega come una persona splendida, qualcuno con cui la quotidianità del lavoro si trasforma in un piacere costante. La presenza di un’attrice della sua caratura, forte di anni di carriera ad altissimo livello, si rivela sul set una guida preziosa.
La cifra distintiva di Savino, secondo Martari, risiede nella sua raffinatissima capacità di passare in un istante dal registro drammatico a quello della commedia, fondendo le due anime della narrazione con una naturalezza disarmante, un’operazione tecnica ed emotiva che l’attore riconosce come una delle sfide più complesse per chiunque faccia questo mestiere.
Il superamento dei quarant’anni e la gestione delle paure
Superata da poco la soglia dei quarant’anni, Matteo Martari si trova oggi in una fase di profonda maturità e consapevolezza.
Il giro di boa della cifra tonda, confessa l’attore, aveva portato con sé un pizzico di inevitabile ansia intorno ai trentotto anni, una sorta di timore preventivo che si è poi sciolto nel nulla una volta compiuto il compleanno.
Questa riflessione offre lo spunto per un’analisi più ampia sul modo in cui la società affronta il concetto del tempo che passa. Troppo spesso ci facciamo spaventare da paure che non ci appartengono intimamente, ma che vengono mutuate dalle ansie collettive o dalle esperienze altrui.
La ricetta di Martari per vivere serenamente la propria età è semplice quanto rigorosa, ossia limitarsi ad ascoltare le proprie personali inquietudini, cercando di comprenderle a fondo senza prendere in prestito i timori della gente che ci circonda.
Il tema della paura attraversa inevitabilmente le diverse stagioni della vita di un uomo e di un artista.
Se da bambino le fobie di Martari erano semplici, tangibili e concentrate sul buio, risolvibili grazie alla rassicurante presenza di quelle piccole luci notturne collegate alle prese elettriche, oggi la situazione si presenta decisamente più sfaccettata.
L’età adulta rende le paure più complesse, trasversali e difficili da etichettare con precisione. Paradossalmente, l’attore ricorda l’infanzia come un periodo più lineare proprio perché, avendo meno esigenze strutturate, i timori erano nitidi e di conseguenza più facili da affrontare e sconfiggere.
Nel presente, riuscire anche solo a identificare l’origine esatta di un’inquietudine rappresenta già un eccellente punto di partenza per poterla combattere, trasformando la gestione delle proprie fragilità in un tassello fondamentale del percorso di crescita personale.

Il prezzo del successo e la difesa del privato
L’evoluzione della sua carriera è evidente e sotto gli occhi di tutti, costellata di successi che lo hanno reso uno dei volti più stimati e richiesti della serialità italiana.
Tuttavia, la popolarità esige sempre un prezzo da pagare, e nel caso di Martari il sacrificio più grande riguarda la parziale perdita della propria sfera privata.
Il successo rischia di sottrarre quella porzione di quotidianità che appartiene esclusivamente all’individuo, quel territorio intimo di cui ci si può prendere cura in totale autonomia, lontano dagli sguardi indiscreti.
Si tratta di una dimensione che l’attore difende con estrema fermezza, convinto che la protezione della propria intimità sia vitale per mantenere l’equilibrio personale.
Coltivare le relazioni umane come un orto
Oggi, al centro dei pensieri e dell’impegno di Matteo Martari ci sono le relazioni umane autentiche. L’attore manifesta una fede incrollabile nel valore dei rapporti, che paragona a un vero e proprio orto di cui prendersi cura giorno dopo giorno con dedizione e pazienza.
Nella sua visione del mondo, i legami sinceri e i ricordi strutturati nel tempo costituiscono, alla fine dei conti, l’unica vera fonte di speranza e di senso per l’esistenza umana.
Nonostante questa spiccata sensibilità verso il prossimo, Martari ammette con grande onestà di avere ancora molte difficoltà nell’appoggiarsi agli altri nei momenti di bisogno.
La tendenza a chiudersi e a fare tutto da solo viene vissuta dall’attore come un limite caratteriale, un errore su cui sta lavorando intensamente.
Condividere le proprie difficoltà con le persone di fiducia, quelle con cui si è costruito qualcosa di bello e solido, rappresenta infatti una risorsa fondamentale per superare gli ostacoli della vita.
Una famiglia oltre i cliché sociali e l’età
Questa riflessione sui legami si estende naturalmente al concetto di famiglia e alle pressioni sociali che spesso gravano sugli individui attorno ai quarant’anni.
Martari rifiuta categoricamente l’idea di doversi piegare ai cliché che impongono la creazione di un nucleo familiare al solo scopo di apparire socialmente risolto o completo come uomo.
Avviare un progetto così importante sulla base di un’imposizione esterna o di una scadenza anagrafica sarebbe il presupposto sbagliato per qualunque legame duraturo. L’amore e la costruzione di una famiglia non possono essere legati a limiti di tempo prestabiliti.
Ci si può innamorare follemente a vent’anni e far durare un’unione per tutta la vita, così come si può incontrare l’anima gemella a sessant’anni, senza che questo riduca in alcun modo il valore profondo e la bellezza della famiglia che si va a fondare.
Il legame ritrovato con la famiglia d’origine
Il percorso verso la serenità nei rapporti ha toccato da vicino anche la famiglia d’origine dell’attore. Il legame attuale con i suoi genitori è splendido, ma l’artista non nasconde che per raggiungere questo equilibrio è stato necessario un lungo e faticoso cammino.
Durante l’adolescenza, Martari è stato un ragazzo estremamente chiuso e introverso, una condizione che ha inevitabilmente creato non poche preoccupazioni e difficoltà comunicative in casa.
La mancata condivisione delle proprie problematiche giovanili rischia spesso di logorare i rapporti familiari, e il recupero richiede un impegno corale e un grande sforzo da parte di tutti i componenti del nucleo.
La sua famiglia ha saputo compiere questo passo insieme, dimostrando che l’attenzione costante verso l’altro e la volontà di non isolarsi sono gli unici veri strumenti capaci di abbattere i muri dell’incomunicabilità e di restituire calore alla vita di relazione.
