Maurizio De Giovanni: dalla scrivania in banca al successo mondiale, il cuore di Napoli a La Confessione
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Maurizio De Giovanni non è solo uno degli scrittori più amati d’Italia; è la voce di una Napoli che pulsa, soffre e incanta. Ospite di Peter Gomez nel programma La Confessione, l’autore ha ripercorso la sua incredibile parabola umana e professionale: dai trentuno anni trascorsi dietro lo sportello di una banca alla nascita quasi casuale del Commissario Ricciardi, fino alle riflessioni più intime sulla famiglia e sulla sua città.
La “sliding door” di un bancario per caso
Nato a Napoli nel 1958, De Giovanni sembrava destinato a una carriera forense fino a quando, nel 1982, la morte improvvisa del padre lo spinse a cercare la stabilità del posto fisso.
Per oltre tre decenni ha lavorato in banca, un osservatorio privilegiato sulla natura umana che lui definisce senza mezzi termini come il regno dello “sterco del diavolo”. In quegli anni ha visto i soldi sporcare tutto, distruggendo matrimoni e separando padri e figli.
La svolta arriva nel 2005, a 48 anni, grazie a uno scherzo degli amici che lo iscrivono a un concorso letterario.
Senza aver mai scritto una riga di narrativa prima di allora, vince con il racconto I vivi e i morti, gettando le basi per la saga del Commissario Ricciardi.
Nonostante il successo immediato, la sua prudenza lo ha tenuto legato al lavoro in banca per altri dieci anni, lasciandolo solo quando i suoi libri erano già tradotti in ventotto paesi.

Il mestiere dello scrittore: fogli A3 e consulenti d’eccezione
De Giovanni ha svelato a Gomez i segreti del suo processo creativo, un mix di rigore tecnico e ispirazione naturale. Utilizza grandi fogli A3 per mappare i capitoli e mantenere l’equilibrio tra le storie principali e secondarie.
La sua prima “editor” è la moglie Paola, a cui nasconde persino la trama fino alla fine per testarne l’efficacia alla prima lettura.
Per la serie de I Bastardi di Pizzo Falcone, la precisione è fondamentale: l’autore invita a cena poliziotti veri, dal questore alla scientifica, per sottoporre loro le sue trame.
Se gli esperti dicono che il caso si risolverebbe in cinque minuti, De Giovanni cambia tutto per garantire il massimo realismo.
Tra TV e realtà: Ricciardi e la Napoli del “Pantheon”
Il passaggio dai libri al piccolo schermo non è sempre indolore. De Giovanni ha ammesso che, per il ruolo di Ricciardi, avrebbe visto bene Gigi Lo Cascio per la sua naturale chiusura al mondo, pur lodando l’interpretazione di Lino Guanciale, che ha saputo costruire un personaggio di straordinario livello nonostante un’empatia personale molto diversa dal protagonista.
Parlando di Napoli, lo scrittore critica lo stereotipo della “pizza e mandolino”.
Per lui, la città è un luogo che racconta storie costantemente, abitata da un “Pantheon” laico e popolare che include figure come Totò, Eduardo, Massimo Troisi, Pino Daniele e, naturalmente, Diego Armando Maradona.
Di Maradona, De Giovanni ricorda con emozione l’incontro personale e la capacità del campione di insegnare a Napoli a vincere, difendendolo dalle critiche postume: “Maradona era un uomo con la schiena dritta nel bene e nel male”.

Geopolitica e riflessioni civili
L’intervista ha toccato anche temi caldi di attualità. De Giovanni ha espresso posizioni nette sulla difesa del diritto internazionale, definendolo l’unica cautela contro la violenza.
Ha criticato aspramente l’amministrazione statunitense per quello che percepisce come un doppio standard nelle sanzioni tra Russia e Israele, sottolineando le sofferenze inflitte alla popolazione civile a Gaza.
Su Donald Trump, il giallista è lapidario: dietro le sue azioni vede principalmente il petrolio, suggerendo ironicamente un “decalogo del piccolo dittatore” basato sul controllo delle risorse energetiche.
La confessione finale: il potere della delicatezza
Il momento più commovente è arrivato a fine intervista, quando De Giovanni ha rivolto un messaggio alla madre Edda, scomparsa, che era stata la sua prima grande narratrice di storie.
In un mondo dove la rabbia è spesso scambiata per forza e coerenza, lo scrittore ha rivendicato il valore della dolcezza e della delicatezza. “Ti voglio bene”, ha ripetuto guardando in camera, sottolineando che non si sentirà mai fragile nell’esprimere amore, perché ogni volta che lo dirà a qualcuno, sarà come dirlo a lei.
