Maurizio De Giovanni: “La quarta stagione di Ricciardi ci sarà, abbiamo consegnato il soggetto” La storia del commissario salterà la guerra e ricomincerà dal 1952 quando la figlia avrà 18 anni
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L’incontro di Maurizio De Giovanni con i giovani presenti al Giffoni Film Festival è cominciato con una rivelazione bomba su quello che sarà il futuro televisivo e letterario di una delle sue creature di maggior successo, il Commissario Ricciardi: “Proprio oggi abbiamo consegnato il soggetto per la quarta serie del Commissario Ricciardi” queste le parole dello scrittore accolte con entusiasmo e applausi dalla platea.
L’amato commissario non tornerà solo in televisione, ma anche in libreria con un nuovo romanzo della saga in cui De Giovanni ha rivelato che non racconterà la guerra tantomeno l’immediato dopoguerra: “Sono tati periodi terribili e non mi va di raccontarli, la storia partirà dal 1952, quando Marta, la figlia di Ricciardi, avrà 18 anni”.
Maurizio De Giovanni: “La sceneggiatura è mettere in forma di dialogo quello che uno ha dentro”
Con lo scrittore i giovani presenti all’incontro hanno parlato di scrittura, di narrazione, ma soprattutto De Giovanni ha posto l’accento sulla curiosità, che a detta dello scrittore rappresenta “la voglia che ha una persona di conoscere quello che è fuori da sé. Sembra una cosa ovvia e lo è per la maggior parte dei casi, e lo è per voi, ma nella realtà dei fatti non è così, purtroppo”.
Da questa riflessione lo scrittore ha spiegato quello che secondo lui è il senso della sceneggiatura: “Non è altro che mettere in forma di dialogo, in forma di interazioni e in forma di espressioni quello che è uno ha dentro, che sono le lesioni”. De Giovanni ha spiegato che ogni personaggio, come accade alle persone reali, ha una percezione di se stesso che non è quella che si porta fuori.
Per far meglio comprendere il concetto De Giovanni ha portato l’esempio dello specchio, in particolare quello presente nel bagno, che lui definisce il luogo più terribile del mondo: “Negli altri specchi sorridiamo, fateci caso – ha detto l’autore –Nello specchio dell’ascensore, in quello dell’ingresso, noi sorridiamo perché il sorriso è quello che noi porteremo fuori, è il vestito che noi indossiamo. Nello specchio del bagno, alle sette di mattina, non sorridiamo affatto perché c’è un tizio, nello specchio, che sa tutti i fatti tuoi, tutti, le perversioni, le simpatie, le antipatie, le passioni, anche le fobie, le paure”.
Maurizio De Giovanni: “Nei personaggi dobbiamo scrivere le imperfezioni che non si vedono fuori”
Quelle imperfezioni che non si vedono fuori, quelle che si vedono solo nello specchio del bagno, sono quelle che chi scrive deve far uscire nei personaggi che crea, perché quelle imperfezioni rappresentano le debolezze e le fragilità, questo diventa ancora più difficile da rendere in una sceneggiatura.
“Se tu le fai vedere agli altri, ti metti nelle loro mani, qui le nascondi, ma nella realtà esistono. Allora quando noi scriviamo rappresentiamo le imperfezioni, il che si può fare nei romanzi molto facilmente – ha spiegato De Giovanni ai presenti – Io posso scrivere un capitolo intero in cui racconto come si sente un personaggio, ma in una sceneggiatura mi devo affidare a un’espressione di un attore, a una parola, a un tono di voce, alto, basso. La sceneggiatura ha questa complessità. Io so quello che prova il personaggio, ma devo farglielo dire senza dirlo esplicitamente”.
Maurizio De Giovanni: “Mina Settembre nasce dall’idea di non corrispondenza tra legge e giustizia”
Parlando di Mina Settembre, un altro popolare personaggio uscito dalla sua penna, De Giovanni ha rivelato che è nata dall’idea di mettere per iscritto e poi sceneggiare la non corrispondenza tra legge e giustizia: “Legge e giustizia non sono la stessa cosa. La legge è un complesso di regole che un contesto sociale si dà sulla base di tante esigenze. Stiamo vedendo per esempio in questi giorni una tendenza preoccupante a seguire i fatti di cronaca nell’attività legislativa. È una cosa sbagliata è anche pericolosa. Sbagliata perché non ti fa avere una strategia. Cioè se io devo stare attento a dove metto i piedi in ogni singolo passo è difficile tenere in mente in che direzione voglio andare. E questo è secondo me preoccupante”.
Mina per De Giovanni è in bilico tra legge e giustizia: “Mina non è un poliziotto, non è un magistrato, ma si ritrova in quartieri popolari a vedere la differenza che c’è fra legge e giustizia e questo Mina lo sa perché lavora da assistente sociale. E a me divertiva metterla in bilico, farla camminare su un territorio un po’ scivoloso”.
Leggere un romanzo su un libro o guardarlo in TV?
Una delle tante domande che i ragazzi hanno posto allo scrittore è se sia meglio leggere un romanzo o guardarlo in TV, De Giovanni ha consegnato ai presenti un grande spunto di riflessione spiegando che la lettura fa parte di un’opera “creativa” è “un proprio lavoro”, facendo notare che “non puoi distrarti, altrimenti sei costretto a tornare indietro. Mentre leggi ti devi sforzare di immaginare i personaggi, gli ambienti, dunque richiede un impegno. Ecco leggere un libro è un’attività”.
Se si guarda un romanzo in TV invece ci si può distrarre: “Quando tu guardi invece una storia in tv, ti puoi distrarre, puoi rispondere a un messaggio, ti puoi connettere, puoi mangiare qualcosa, puoi dormire un paio di minuti tra una scena e l’altra, e non uscire mai fuori dalla storia. Quando leggi un libro non puoi nemmeno pensare ai fatti tuoi, altrimenti esci. Il motivo è che la lettura è una creazione. Lo scrittore immagina una storia, il lettore la vede. La vede fisicamente. Vede le luci, vede i colori, sente gli odori. Io credo ancora che la lettura sia il punto più avanzato di realtà virtuale che esista”.
L’amore per Napoli, “l’unica città sudamericana fuori dal Sudamerica”
Infine immancabile la domanda su Napoli, la citta di De Giovanni protagonista in quarantacinque romanzi: “In quarantacinque romanzi tutti rigorosamente ambientati a Napoli, non ho mai scritto il nome della città – ha detto lo scrittore – Perché si capisce. E questa è una cosa che mi piace tantissimo: il fatto che raccontare Napoli sia facile e tu la capisci lo stesso, anche senza identificarla”.
Per De Giovanni Napoli è l’unica città sudamericana fuori dal Sudamerica: “Napoli è un luogo stretto, in cui la periferia è un concetto sociale, non geografico. Cioè noi non abbiamo una periferia geografica, abbiamo la periferia in centro. Nessun’altra città ce l’ha. Napoli è la città con la maggiore comunità di immigrati e non c’è mai stato un episodio di intolleranza razziale. C’è un rispetto naturale per le altre culture, c’è una vocazione all’accoglienza che è naturale per la città. Una città piena di ombre, terribile, per molti versi, difficilissima. È una grande capitale del sud del mondo. Io dico sempre che è l’unica città sudamericana fuori dal Sudamerica”.

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