Mediaset e il paradosso del telecomando: perché i nuovi palinsesti sono un capolavoro di conservazione aggressiva
#image_title
La presentazione dei palinsesti Mediaset per la stagione 2026/2027 ha svelato una mappa televisiva che, a uno sguardo più attento, assomiglia a un sofisticato gioco di specchi. Da un lato c’è la cronaca dei fatti, l’elenco dei programmi e dei volti che occuperanno i canali del Biscione; dall’altro emerge una strategia editoriale lucida e a tratti spietata, che risponde alla crisi della televisione generalista non con l’innovazione dei formati, ma con la radicalizzazione dei conflitti e il culto della nostalgia. Pier Silvio Berlusconi ha firmato un’operazione commerciale impeccabile che solleva però un enorme interrogativo sul futuro del mezzo televisivo, fotografando un’azienda che preferisce blindare l’esistente e rischiare sulle personalità piuttosto che investire su idee inedite.
Il fattore Milo Infante: la guerra fredda del daytime e il presidio di Rete 4
La parte più movimentata del nuovo scacchiere riguarda senza dubbio l’informazione e la ristrutturazione di Rete 4, che si prepara ad accogliere Milo Infante, strappato a Rai Due.
Il conduttore si prenderà la fascia mattutina con Ore Undici e debutterà in prima serata il martedì, costringendo Bianca Berlinguer a traslocare con il suo talk al mercoledì.
Se la notizia in sé rappresenta il colpo di mercato della stagione, l’analisi di questa mossa rivela una vera e propria guerra fredda interna.
Piazzare Infante nella tarda mattinata significa andare a scontrarsi direttamente con l’ammiraglia di casa e il suo Forum su Canale 5. Si tratta di un azzardo fratricida che dimostra come i vertici di Cologno Monzese non temano la cannibalizzazione interna pur di presidiare militarmente ogni singola fascia oraria, togliendo ossigeno alla concorrenza pubblica e blindando il pubblico più maturo.
La metamorfosi dei reality: l’azzardo di Selvaggia Lucarelli per sconfiggere la noia
Lo stesso principio di conservazione muscolare si respira nel comparto dei reality show. La notizia industriale è la promozione di Selvaggia Lucarelli, riconfermata come opinionista al Grande Fratello Vip a settembre accanto a Ilary Blasi e Cesara Buonamici, e lanciata come conduttrice della nuova Isola dei Famosi a inizio 2027.
Dietro i comunicati trionfali si nasconde una precisa ammissione di scommessa. Consapevole che la struttura dei reality è identica a quella di venti anni fa e che le dinamiche tra i concorrenti soffrono di un logoramento fisiologico, Mediaset ha scelto di non cambiare il gioco, ma di cambiare l’arbitro.
Affidare la spiaggia a una figura divisiva e tagliente significa spostare l’interesse del pubblico dal comportamento dei naufraghi al commento metatelevisivo che ne verrà fatto in studio, cercando la polarizzazione e il rumore social per tenere in vita un genere altrimenti prevedibile.
Operazione nostalgia e colpaccio tennis: il comfort food che cattura vecchi e giovani
La terza colonna del palinsesto è un monumentale inno al passato, che si esprime attraverso i grandi show evento e il ritorno dei quiz storici.
Canale Cinque celebrerà la musica nazionale con serate dedicate a Eros Ramazzotti, ai Pooh, a Gigi D’Alessio con Viva Napoli e al ciclo Dive, incentrato sulle icone della canzone italiana, mentre nel preserale torneranno in veste rinnovata Passaparola e Ok, il prezzo è giusto.
Anche in questo caso, l’analisi svela la natura profonda della televisione contemporanea, trasformatasi in un rassicurante rifugio di comfort food editoriale.
Mentre la scena musicale pop e rap riempie gli stadi e domina lo streaming, la televisione generalista preferisce rifugiarsi nell’amarcord per trattenere la propria fetta di pubblico tradizionale. L’unica vera eccezione contemporanea è rappresentata dallo sport, con il colpaccio delle Atp Finals di tennis di Torino che garantirà le partite di Jannik Sinner in chiaro, un’esclusiva strappata alla Rai per intercettare i target più giovani.
Vent’anni dopo: laTv immobile che rinuncia a inventare il domani
A chiudere il cerchio rimangono le certezze incrollabili, come la corazzata Fascino di Maria De Filippi che continua a gestire l’intera programmazione di Canale 5 tra intrattenimento quotidiano e prime serate, e Michelle Hunziker impegnata con Il club dell’1%.
Questa immobilità assoluta dei formati di punta ci riporta al grande paradosso della televisione odierna. Se si accendeva lo schermo venti anni fa, nel duemilasei, i titoli e le strutture erano esattamente gli stessi di oggi.
Mediaset ha costruito una griglia pensata per non perdere un solo punto di share e rassicurare gli investitori pubblicitari, rinunciando alla sperimentazione e al ricambio generazionale in favore di una gestione scientifica dell’usato sicuro.
Una macchina da guerra perfetta per il presente, che rimanda però a domani la sfida più grande, quella di inventare una televisione che non sia soltanto il ricordo di sé stessa.
