Mette-Marit di Norvegia rompe il silenzio tra il processo al figlio Marius Borg e l’ombra di Epstein
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L’aula 250 del Tribunale distrettuale di Oslo non è mai stata così piccola. Giovedì 19 marzo 2026, si è chiuso uno dei capitoli più oscuri e mediatici della storia scandinava: il processo contro Marius Borg Høiby, figlio della Principessa ereditaria Mette-Marit.
Un caso che ha scosso le fondamenta di una dinastia che regna dal 1905, portando alla luce un intreccio inquietante di crimini, privilegi e segreti inconfessabili.
Mentre i giudici si ritirano per deliberare, la nazione trattiene il respiro in attesa dell’imminente intervista televisiva in cui la Principessa affronterà non solo il destino del figlio, ma anche i suoi controversi legami con il defunto magnate Jeffrey Epstein.

Sette settimane di prove: il declino di Marius Borg Høiby
Il processo, durato 28 udienze distribuite in sette settimane, ha delineato un profilo devastante per il giovane Marius.
Il figlio di Mette-Marit deve rispondere di ben 38 capi d’accusa, un numero impressionante che include reati che vanno dal traffico di droga a gravissime violenze.
Il cuore pulsante dell’accusa risiede in 10 capi d’imputazione per reati sessuali, tra cui quattro stupri.
La mole di prove presentata dalla polizia di Oslo, guidata dall’avvocato Andreas Kruszewski, è stata definita “monumentale”. Gran parte del fascicolo si basa sul contenuto del cellulare di Marius: 830 pagine di messaggi di testo letti integralmente in aula e video compromettenti.
Tra questi, spiccano riprese effettuate nella residenza reale di Skaugum, che l’accusa ha utilizzato come prova cardine per uno degli stupri contestati.
La Procura di Stato, rappresentata da Sturla Henriksbø, non ha usato mezzi termini, richiedendo una condanna a sette anni e sette mesi di reclusione.
Se confermata, Marius resterebbe in carcere fino al 2033, riacquistando la libertà solo a 36 anni. Attualmente, il giovane rimane in custodia cautelare a causa dell’elevato “rischio di recidiva”.

La strategia della difesa: il peso della pressione mediatica
Dall’altra parte della barricata, gli avvocati difensori Ellen Holager Andenæs e Petar Sekulic hanno tentato una manovra complessa.
Pur ammettendo la colpevolezza per i reati minori, come il traffico di droga, hanno chiesto una riduzione della pena complessiva a cinque o sei anni.
Il punto focale dell’arringa di Andenæs, una delle giuriste più influenti della Norvegia, è stato l’impatto della copertura mediatica.
La difesa sostiene che la pressione senza precedenti subita da Marius dovrebbe costituire un’attenuante, creando un precedente legale nel paese.
“Non abbiamo mai visto nulla di simile”, ha dichiarato l’avvocata, esortando la corte a considerare quanto la gogna pubblica abbia già “punito” l’imputato prima ancora della sentenza, attesa per giugno.

L’ombra di Epstein e l’intervista della verità
Mentre il figlio rischia anni di carcere, la Principessa Mette-Marit si trova al centro di una tempesta parallela. La declassificazione di documenti del Dipartimento di Giustizia statunitense ha rivelato legami tra la Principessa e Jeffrey Epstein, il finanziere condannato per abusi e traffico di minori.
Email trapelate suggeriscono un’amicizia che andrebbe oltre la semplice conoscenza formale, includendo soggiorni nelle residenze del magnate.
Nonostante le precedenti smentite, il dettaglio più scottante emerso riguarda una ricerca su Google effettuata dalla Principessa proprio sul nome di Epstein in tempi non sospetti, mettendo in dubbio la sua dichiarazione di non essere a conoscenza delle attività criminali dell’uomo.
Per arginare il crollo di popolarità della Corona, è stato annunciato che Mette-Marit romperà il silenzio il 20 marzo in un’intervista esclusiva a NRK.
Registrata a Skaugum con il sostegno del Principe Haakon, l’intervista dovrebbe affrontare frontalmente il “caso Epstein” e lo scandalo Marius.
C’è inoltre grande attesa per aggiornamenti sulle sue condizioni di salute: la fibrosi polmonare di cui soffre sembra essere peggiorata, alimentando voci su un possibile trapianto di polmoni.
La monarchia norvegese si trova a un bivio. Tra aule di tribunale e studi televisivi, il futuro della Corona dipenderà dalla capacità di Mette-Marit di offrire una verità che i sudditi siano pronti ad accettare.

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