Milano Fashion Week, l’eterno addio di Re Giorgio: la sfilata commemorativa che ha fermato Milano
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Milano Fashion Week: La sera del 28 settembre 2025 non era destinata a essere una semplice celebrazione. Quella data, originariamente fissata per festeggiare il 50° anniversario del marchio Giorgio Armani, si è trasformata in un toccante e monumentale addio.
A pochi giorni dalla sua scomparsa, il leggendario stilista, noto per il suo controllo ferreo e la sua inesauribile forza di volontà, ha avuto l’ultima, ironica, opportunità: coreografare il suo stesso memoriale.
L’evento, una maestosa e struggente sfilata, si è tenuto nella cornice romantica del cortile della Pinacoteca di Brera a Milano.
Un luogo non casuale: è qui che è stata appena inaugurata “Milano: Per Amore”, la prima mostra di moda ospitata dal museo, un omaggio che posiziona 120 “capolavori” Armani in dialogo con opere eterne di Caravaggio e Raffaello.

Un ultimo capolavoro: tra maliconia e grandezza
Nonostante la tristezza per la perdita, la “stravaganza di Armani” è continuata, risultando “più grandiosa e spettacolare di quanto avesse previsto”.
Gli invitati hanno onorato il dress code con cravatta nera, molti dei quali indossando la maglietta commemorativa con il ritratto di un giovane Armani sotto i loro smoking, un gesto che univa rispetto formale e vicinanza personale.
Il front row scintillava di leggende che non potevano mancare: Lauren Hutton, Cate Blanchett e, naturalmente, un impeccabile Richard Gere.
L’attore, il cui completo Armani in American Gigolò del 1980 cementò la fama globale dello stilista e del suo approccio rivoluzionario, era lì per tributare l’ultimo saluto.
Lo stilista Paul Smith, presente, ha ricordato la genialità e l’umiltà di Armani: “Era un uomo brillante, ma anche con i piedi per terra, come me. Se ci pensate, è stato probabilmente il primo a indossare una maglietta sotto un abito. Ora lo fanno tutti.”

La collezione: una lettera d’amore
Dopo una settimana di pioggia battente, il cielo si è aperto, svelando un azzurro intenso che illuminava la passerella perlata. L’ultima collezione a cui Armani ha messo mano è stata, giustamente, un affare intensamente personale e sentimentale.
Gli abiti sono apparsi come una vera e propria lettera d’amore ai due luoghi dell’anima di Armani: il quartiere storico di Brera, dove viveva e lavorava, e l’isola di Pantelleria, il suo rifugio vacanziero.
Sulla passerella, è sfilata la sua inconfondibile sartoria morbida e decisa: giacche doppiopetto strutturate abbinate a pantaloni a palloncino fluidi.
Poi, il blu profondo del Mar Mediterraneo ha dominato, incarnato in abiti confortevoli, spesso realizzati in organza leggera come una piuma, pensata per “catturare la brezza dell’isola”. Era la quintessenza dello stile Armani: eleganza senza sforzo, tessuti impalpabili, e un colore che è diventato sinonimo di lusso pacato.

I testimoni silenziosi e il futuro
Le modelle preferite di Armani di ogni epoca, tra cui Gina Di Bernardo, protagonista delle sue prime campagne, hanno attraversato il cortile con una lentezza meditativa, accompagnate dalle note di un pianista dal vivo.
Come ha detto Anna Wintour, Armani era “uno dei capi di stato della moda“, e questa sfilata ne era la solenne incoronazione finale.
L’unica modifica postuma apportata dal suo team è stata la riduzione dei festeggiamenti post-sfilata. Al posto della pista da ballo, gli ospiti si sono ritrovati per un sereno tour della mostra alla Pinacoteca, gustando deliziose ciotole di risotto.
Qui, il legame tra moda e arte si è fatto palpabile: una tuta e una gonna blu notte indossate da Juliette Binoche a Cannes nel 2016 erano abbinate a una Madonna di Bellini, la cui veste era dello stesso, regale blu lapislazzuli.
L’attenzione si sposta ora, inevitabilmente, sul futuro dell’impero Armani.
Lo stilista, fedele al suo carattere meticoloso, ha lasciato istruzioni precise per i suoi eredi. Non solo ha affermato che dovrebbero considerare di vendere il marchio, ma ha anche indicato acquirenti preferiti, nominando giganti come il colosso francese del lusso LVMH, la società di cosmetici L’Oréal e l’azienda di occhiali EssilorLuxottica.
Nel breve termine, l’azienda sarà guidata dalla sua famiglia e dal suo storico braccio destro, Leo Dell’Orco.
La sfilata non è stata solo una passerella; è stata una lezione di stile, un testamento d’amore per l’Italia e la moda, e la dimostrazione che l’eredità di Re Giorgio è destinata a vivere ben oltre il suo tempo.
