Morgan e Angelica Schiatti: processo sospeso. Il caso di stalking finisce alla Corte Costituzionale
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Il Tribunale di Lecco congela il dibattimento e invia gli atti alla Consulta. Al centro della disputa la legittimità del “pagare per estinguere il reato”, mentre la cantautrice rifiuta un risarcimento da 100mila euro.
Il processo che vede Morgan, al secolo Marco Castoldi, sul banco degli imputati per stalking e diffamazione ai danni della collega ed ex compagna Angelica Schiatti, ha subito una brusca e decisiva frenata.
Non si tratta di una sentenza, ma di un’ordinanza tecnica che sposta il terreno di scontro dall’aula del Tribunale di Lecco ai tavoli solenni della Corte Costituzionale.
Il giudice monocratico ha infatti accolto l’eccezione di legittimità costituzionale sollevata dalla difesa dell’artista, rappresentata dagli avvocati Leonardo Cammarata e Rossella Gallo.
Una mossa che sospende il giudizio a tempo indeterminato e che potrebbe riscrivere le regole processuali per i reati di atti persecutori in Italia.
Le origini della vicenda: un incubo durato anni
Per comprendere la portata di questa decisione tecnica, è necessario riavvolgere il nastro e tornare alle origini della denuncia. La vicenda giudiziaria affonda le radici nella turbolenta fine della relazione sentimentale tra Morgan e Angelica Schiatti, avvenuta tra il 2020 e il 2021.
Secondo l’impianto accusatorio, quella che doveva essere una chiusura, seppur dolorosa, si sarebbe trasformata per la cantautrice di Merate in un vero e proprio incubo.

Morgan è accusato di aver messo in atto, nei mesi successivi alla rottura, una serie di condotte persecutorie ossessive: messaggi continui, tentativi di contatto indesiderati, pedinamenti (anche tramite terze persone) e pesanti insulti diffamatori diffusi sia sui social network che in chat private.
Una pressione psicologica costante che, secondo la denuncia di Schiatti, le avrebbe causato un perdurante stato di ansia e paura, costringendola a modificare le proprie abitudini di vita per sentirsi al sicuro. È su queste basi che si è arrivati al rinvio a giudizio e all’attuale fase dibattimentale.
Il nodo giuridico: l’articolo 162-ter
Tuttavia, il processo si è ora incagliato su un punto di diritto cruciale: l’interpretazione dell’articolo 162-ter del codice penale. Questa norma regola l’estinzione del reato a fronte di condotte riparatorie (in sostanza, un risarcimento economico).
Attualmente, la legge vieta di applicare questa “sanatoria” ai casi di stalking, impedendo al giudice di chiudere il caso anche se l’imputato paga, a meno che non ci sia il consenso della vittima o il reato sia lieve.
La difesa di Morgan sostiene che questo divieto violi i principi costituzionali di uguaglianza e proporzionalità, creando una disparità di trattamento rispetto ad altri reati puniti con pene simili dove il risarcimento “cancella” il crimine.
Il giudice di Lecco, ritenendo la questione “non manifestamente infondata”, ha deciso di fermare tutto e chiedere il parere della Consulta.

“No” ai 100mila euro: una questione di principio
La decisione del giudice arriva in un contesto di forte tensione emotiva. Nelle udienze precedenti, Morgan aveva tentato di chiudere la partita offrendo un assegno circolare da 100mila euro.
Una cifra considerevole, ben lontana dai 15mila euro proposti inizialmente nel settembre 2024, quando il cantautore aveva cercato, senza successo, l’accesso alla giustizia riparativa.
La risposta di Angelica Schiatti è stata però netta e irremovibile: nessun accordo.
La cantautrice ha rifiutato l’assegno, ribadendo la volontà di non ritirare la querela e di proseguire fino a sentenza. Per Schiatti, la battaglia non è economica ma di giustizia e dignità.
Ha denunciato pubblicamente il rischio che la giustizia riparativa venga utilizzata come uno «strumento per prendere tempo» e che il sistema finisca per tutelare più le garanzie dell’imputato che la sofferenza della vittima.
Ora la parola passa a Roma. Se la Corte Costituzionale dovesse dare ragione alla difesa di Morgan, si creerebbe un precedente storico: il reato di stalking potrebbe essere estinto tramite pagamento, anche contro la volontà della persona offesa.
Uno scenario che preoccupa non poco chi si occupa di tutela delle donne e violenza di genere.
