Nicola Savino a “Ciao Maschio”: il dolore per il padre assente, la paura della depressione e quel perdono finale
#image_title
Il volto rassicurante della TV italiana, Nicola Savino, si spoglia della sua consueta ironia per regalare al pubblico di “Ciao Maschio” un ritratto intimo e profondamente umano.
Nella puntata in onda domani, 17 gennaio 2026, l’ospite di Nunzia De Girolamo attraversa i corridoi della memoria, toccando corde delicate come la salute mentale, l’assenza paterna e la redenzione finale di un rapporto che ha segnato la sua esistenza.
Una malinconia tenuta a bada: l’eredità dell’ansia
Dietro il sorriso di uno dei conduttori più amati del piccolo schermo si cela una “vena di malinconia” che Savino ammette di dover gestire con estrema cura. Durante l’intervista, Nicola affronta un tema ancora oggi considerato tabù da molti uomini: il timore della depressione.
“Ho una vena di malinconia che tengo a bada, la tengo molto a bada”, confessa a Nunzia De Girolamo.
Una consapevolezza che affonda le radici nella storia della sua famiglia. Suo padre, infatti, ha sofferto di depressione, un’ombra che Savino ammette di temere profondamente.
A questo si aggiunge il rapporto con una madre “molto ansiosa”, che gli avrebbe trasmesso questa inquietudine quasi per osmosi, “con l’imposizione delle mani”.
È il racconto di un uomo che ha imparato a conoscere i propri mostri interiori per evitare che prendano il sopravvento.
Un’infanzia solitaria tra Lego e attese
Il conduttore descrive la sua infanzia con un aggettivo preciso: solitaria. Mentre i suoi coetanei giocavano in gruppo, il piccolo Nicola costruiva mondi immaginari nella sua cameretta, circondato dai Lego e dai regali che il padre gli portava dai suoi lunghi viaggi all’estero.
Suo padre, un ingegnere dell’allora Eni (l’azienda internazionale idrocarburi citata nell’intervista), trascorreva mesi lontano da casa per lavoro, impegnato sui pozzi petroliferi. “Io ero sempre senza il papà”, spiega Savino.
Un’assenza giustificata dal dovere e dalla carriera, ma che per un bambino rimane un vuoto difficile da colmare e comprendere. È qui che nasce il paradosso di molti figli di quella generazione: avere tutto a livello materiale, ma sentire la mancanza del pilastro emotivo principale.
Il “Momento Libro Cuore”: il perdono reciproco
Uno dei passaggi più toccanti dell’intervista a “Ciao Maschio” riguarda gli ultimi tempi di vita del padre. Savino racconta un episodio che definisce “da libro cuore”, avvenuto quando aveva portato il genitore a vivere vicino a casa sua.
In un momento di estrema fragilità, il padre gli chiese: “Ma io sono stato un buon padre?”. Una domanda che racchiude il bilancio di una vita intera. La risposta di Nicola è stata un atto d’amore e di liberazione: “No, sei stato un padre meraviglioso”.
Questo scambio non è stato solo un conforto per un uomo anziano, ma un momento di guarigione per entrambi. Savino sottolinea una verità universale che ogni genitore dovrebbe ricordare: “Nessun genitore ha il libretto delle istruzioni”.
Perdonare le assenze del padre ha significato per Nicola accettare che quell’uomo ha fatto semplicemente del suo meglio con gli strumenti che aveva a disposizione.
Il DJ atipico: un “bravo guaglione” nel mondo della notte
Non manca un passaggio sulla carriera di Savino e sul suo passato dietro la consolle. Nonostante lo stereotipo del DJ circondato da donne e dagli eccessi della vita notturna, Nicola si definisce un “dj atipico”.
Poche donne, pochi colpi di testa. “Un bravo guaglione”, come direbbero dalle parti di Nunzia De Girolamo. Tra una fidanzata e l’altra ci sono stati solo brevi “interregni”, confermando l’immagine di un uomo che, anche nel caos della movida, ha sempre cercato una stabilità emotiva, forse proprio per contrastare quell’instabilità respirata in famiglia durante l’infanzia.
L’intervista a “Ciao Maschio” ci restituisce un Nicola Savino inedito, capace di trasformare il dolore e la solitudine in una riflessione profonda sulla maturità e sul potere del perdono.

1 thought on “Nicola Savino a “Ciao Maschio”: il dolore per il padre assente, la paura della depressione e quel perdono finale”