Non solo Bova, l’attore vittima di un sistema per estorcere soldi ai vip
#image_title
E se Raoul Bova non fosse stato l’unico ad essere vittima di estorsione? Gli investigatori che stanno cercando di far luce su chi ci sia dietro ai messaggi ricattatori ricevuti dall’attore, nei quali gli si chiedeva denaro affinché non fossero divulgati i suoi audio privati con l’influencer e modella Martina Ceretti, hanno il sospetto che la tentata estorsione ai danni di Bova non rappresenti un caso isolato, ma che dietro a tutto esistesse un vero e proprio “sistema” più strutturato per prendere di mira vip e persone danarose.
Raoul Bova tra l’11 e il 12 luglio ha ricevuto circa 40 messaggi provenienti da una utenza spagnola non presente nella sua rubrica, in cui gli si chiedeva un “regalo” per non rendere pubbliche le conversazioni private tra lui e Ceretti, una richiesta a cui l’attore non ha ceduto, denunciando tutto alla polizia postale. Non avendo ricevuto il “regalo” richiesto il materiale è finito nelle mani di Fabrizio Corona, che lo ha divulgato sul web nella puntata del suo podcast il 21 luglio.

Il “triangolo” Monzino- Ceretti- Corona
A consegnare gli audio a Fabrizio Corona, Federico Monzino, un caro amico di Martina Ceretti, ventinovenne rampollo di una famiglia milanese, di professione pr. Monzino, indagato come persona informata sui fatti, durante l’interrogatorio a cui è stato sottoposto dalla Procura di Roma ha ammesso di avere inviato il materiale a Corona su richiesta dell’amica Martina, quest’ultima poi resasi conto che la sua immagine ne potesse uscire danneggiata, ha chiesto al pr di riferire a Corona di averci ripensato, ma l’ex re dei paparazzi non avrebbe voluto sentire ragioni tanto da suscitare la reazione della modella che avrebbe telefonato personalmente a Corona, ricevendo un altro no.
Proprio sul “triangolo” Ceretti-Monzino- Corona gli investigatori coordinati dalla Procura stanno indagando, soprattutto stanno cercando di capire se sussista il reato di ricettazione. Corona dal canto suo, sostiene che gli audio incriminati gli sono stati dati spontaneamente da Monzino e Ceretti e di non sapere nulla sul tentativo d estorsione ai danni di Bova. “Il consenso me lo hanno dato loro– ha detto Corona sui social –poi, sotto l’effetto di sostanze, Monzino e Ceretti hanno contattato Bova per chiedergli soldi in cambio della mancata pubblicazione. Il ricatto è avvenuto totalmente a nostra insaputa”. La Procura ha sequestrato gli smartphone di tutti e tre.
Il primo contatto tra Monzino e Corona avviene in data 5 luglio: “Ciao sono un amico di Ceretti, abbiamo un bel gossip tra Marti e Raoul. Abbiamo audio e tutto”, ma dall’analisi dei tabulati, i file sarebbero arrivati a Corona soltanto dopo il ricatto a Bova dal numero di telefono spagnolo.

Sullo smartphone di Ceretti i nomi di attori, calciatori e vip
Proprio sul numero spagnolo si stanno concentrando le indagini, chi è che ha ricattato Bova? Analizzando il contenuto dei cellulari in mano agli inquirenti, sullo smartphone di Ceretti sono stati rinvenuti in rubrica i numeri di personaggi dello spettacolo, dello sport e della politica. Quello di “agganciare” personaggi per poi ricattarli era un suo modus operandi? La Procura sospetta che ci fosse una vera e propria organizzazione e che parecchi vip avrebbero pagato pur di non essere screditati pubblicamente.
Attraverso i tre dispositivi gli investigatori stanno incrociando le date, gli spostamenti, le app e le conversazioni, tutti elementi che sembrano spiegare questa vicenda più delle parole. Gabriele Parpiglia, giornalista che sta seguendo l’inchiesta da ancor prima che gli audio di Bova divenissero di pubblico dominio, nella sua newsletter lo aveva scritto: “la risposta sta tutta nei telefoni” ed è quello che sta succedendo.

About The Author
