Omicidio Rob Reiner, il figlio Nick in manette: è il principale sospettato. Dal “film della pace” alla tragedia di Brentwood
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Il regista e la moglie Michele trovati senza vita nella loro villa. Fermato il figlio 32enne, ex tossicodipendente che aveva raccontato il suo calvario nella pellicola Being Charlie. Per la polizia è la pista privilegiata.
È una notizia che scuote Hollywood fin dalle fondamenta, trasformando la celebre quiete di Brentwood in una scena del crimine da incubo. Rob Reiner, 78 anni, leggendario regista di cult come Harry ti presento Sally… e Misery non deve morire, è stato trovato morto nella sua abitazione insieme alla moglie Michele Singer.
Ma a rendere la vicenda ancora più agghiacciante è la piega che hanno preso le indagini nelle ultime ore: in custodia, fermato dalla polizia, c’è il figlio trentaduenne della coppia, Nick Reiner.

La scena del crimine e i gravi indizi
Il dramma si è consumato nel pomeriggio di domenica 14 dicembre. L’allarme è scattato intorno alle 15:30 in South Chadbourne Avenue, dopo una chiamata d’emergenza.
A fare la terribile scoperta sarebbe stata Romy Reiner, figlia della coppia, rientrata a casa e trovatasi di fronte ai corpi dei genitori, segnati da evidenti ferite da arma da taglio.
Le prime ricostruzioni della polizia di Los Angeles (LAPD) hanno escluso quasi subito la pista della rapina: nessun segno di effrazione forzata sugli ingressi.
Gli investigatori hanno quindi stretto il cerchio attorno al nucleo familiare, concentrando le attenzioni su Nick. Il giovane è stato interrogato a lungo e successivamente fermato come principale sospettato. Attualmente si trova in carcere a Los Angeles con una cauzione fissata a 4 milioni di dollari.
Sebbene non ci siano ancora capi d’imputazione definitivi e viga la presunzione d’innocenza, la posizione del 32enne appare compromessa.
Secondo indiscrezioni trapelate dai media USA, la sorella Romy avrebbe descritto il fratello agli inquirenti come “una persona pericolosa”, indirizzando subito le indagini verso l’ipotesi di una lite domestica degenerata nel sangue.

Il passato tormentato: “Ho vissuto per strada”
Per comprendere il contesto di fragilità in cui è maturata questa presunta tragedia, bisogna guardare al passato di Nick Reiner. La sua vita è stata segnata da una lunga battaglia contro la tossicodipendenza, iniziata a soli 15 anni. Un percorso doloroso fatto di rehab falliti e fughe.
In una toccante intervista a People del 2016, Nick aveva raccontato i suoi giorni da senzatetto, scelti come drastica alternativa alle regole familiari: “Se volevo fare a modo mio e non andare nei programmi che mi suggerivano, allora dovevo stare per strada”.
Il ragazzo ha vagato come homeless tra Maine, New Jersey e Texas. “Ho passato notti per strada. Ho passato settimane per strada. Non è stato divertente”, confessava, descrivendo un’esistenza in cui la sopravvivenza era affidata al caso: “Tiri i dadi e speri di farcela”.
L’illusione della rinascita con Being Charlie
C’è un’amara ironia nel rileggere oggi la storia di Nick. Quel passato oscuro sembrava essere stato superato grazie al cinema. Nel 2016, Nick aveva scritto la sceneggiatura di Being Charlie, un film diretto proprio dal padre Rob, basato sulla sua lotta alla droga.
All’epoca, il film sembrava sancire una pace ritrovata. Rob Reiner aveva elogiato pubblicamente il figlio definendolo “il cuore e l’anima del film”, mentre Nick ammetteva di essersi sentito finalmente vicino a quel padre ingombrante. “
Ora sono a casa da molto tempo e mi sono riadattato a stare con la mia famiglia”, diceva Nick durante la promozione.
Oggi quelle parole risuonano come un presagio disatteso. Se le accuse venissero confermate, quella che doveva essere una storia di redenzione si sarebbe trasformata nel più cupo dei finali.
Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo, ma l’ipotesi che i demoni del passato siano tornati a bussare alla porta della villa di Brentwood si fa sempre più concreta.

