Paolo Bonolis: da Sanremo alla nuova Mediaset, la verità sulla separazione e il futuro in TV
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In un’intensa intervista a Fanpage, il conduttore si mette a nudo: il rifiuto di “ripetere se stesso” all’Ariston, la gestione del cambiamento con Sonia Bruganelli e la critica a una televisione che ha smesso di sperimentare.
Paolo Bonolis non è solo un volto storico della televisione italiana; è un “anarchico” del piccolo schermo che continua a rivendicare la propria libertà intellettuale.
In una recente e lunga chiacchierata con Fanpage, il conduttore di Avanti un altro ha toccato i punti nevralgici della sua carriera e della sua vita privata, spiegando perché, a 63 anni, preferisce “surfare” sulle onde del cambiamento piuttosto che farsi travolgere dalla nostalgia o dai ritmi industriali della TV moderna.

Il “No” a Sanremo: “Non voglio essere uno scrittore che si ripete”
Nonostante il pubblico chieda a gran voce il suo ritorno alla guida del Festival, Bonolis ha chiarito la sua posizione.
Per lui, Sanremo deve essere un evento, un’opera di rottura come quelle che firmò nel 2005 e nel 2009, quando rivoluzionò la narrazione delle canzoni e rimosse l’orchestra dal palco per dare centralità al “golfo mistico”.
“Se lo fai costantemente, non fai nient’altro che ripeterti”, ha dichiarato a Fanpage, paragonando la conduzione seriale del Festival a uno scrittore che pubblica un libro ogni cinque minuti.
Bonolis cerca lo stimolo del nuovo: preferisce non “subire” un format se non ha un’idea narrativa forte che lo giustifichi.

La “Nuova Mediaset” di Pier Silvio Berlusconi
Il conduttore ha analizzato con lucidità anche il passaggio di testimone ai vertici dell’azienda per cui lavora. La transizione da Silvio a Pier Silvio Berlusconi ha segnato un cambio di “testa” e di traiettoria generazionale.
Tuttavia, Bonolis si sente perfettamente a suo agio in questo nuovo corso: programmi come Avanti un altro o Ciao Darwin sono definiti “camaleontici”, capaci di adattarsi a qualsiasi visione editoriale proprio perché fuori dagli schemi e focalizzati sul grottesco del quotidiano.
Nonostante il successo, il conduttore non risparmia una critica alla TV attuale, definita “colonica” e poco pionieristica, dove si preferisce coltivare prodotti già noti o format acquistati dall’estero piuttosto che rischiare con l’innovazione.

La vita oltre lo schermo: la separazione e il rifiuto del divismo
Uno dei passaggi più toccanti dell’intervista riguarda la fine del matrimonio con Sonia Bruganelli. Bonolis affronta il tema con una filosofia disarmante: la vita è un cambiamento continuo, biologico e culturale.
“L’importante è non subire il cambiamento, ma accettarlo”, ha spiegato, sottolineando come l’equilibrio attuale nasca dalla volontà di non contrastare le onde ma di cavalcarle.
Lontano dalle telecamere, Paolo resta un uomo che rifiuta categoricamente il “deismo” televisivo. Considera imbarazzante la tendenza del pubblico a divinizzare chi lavora in TV.
Per questo motivo, rivendica la scelta di non aver mai usato un “gobbo” (teleprompter) in vita sua: “Non riesco a immaginare che mi debba dire cosa devo dire”. La sua è una televisione “jazz”, fatta di improvvisazione e ascolto dell’altro.

Il possibile ritorno de “Il Senso della Vita”
Per i fan della sua TV più colta e riflessiva, Bonolis ha lasciato uno spiraglio aperto per il ritorno de Il Senso della Vita. Il progetto è già in fase di studio con il suo autore storico, Sergio Rubino, ma a una condizione imprescindibile: l’orario.
“Non ha senso iniziare a mezzanotte e quaranta”, ha ammonito il conduttore, rifiutando l’idea di un programma schiacciato da “access prime time” infiniti che lo relegherebbero a una visione per soli insonni.
L’intervista si conclude con un appello quasi poetico rivolto alle nuove generazioni, troppo spesso perse nello scroll infinito dei social: “Guardatevi attorno che è molto più bello di quello che state scrollando”.
Un invito alla curiosità e alla realtà, i veri motori che, dopo 45 anni di carriera, continuano a muovere Paolo Bonolis.
