Paolo Mendico, altre motivazioni per il suicidio oltre il bullismo a scuola?
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La morte di Paolo Mendico ha sconvolto le coscienze ed ancora una volta ha acceso i riflettori sul bullismo all’interno degli istituti scolastici e non solo. Nella vicenda del quattordicenne della provincia di Latina, morto suicida il primo giorno di scuola perché devastato dalle offese e dalle umiliazioni, la posizione della scuola sembra ancor più grave di quella dei bulli, i genitori del ragazzino parlano di una preside indifferente alle loro denunce e di una professoressa addirittura complice dei bulli. Selvaggia Lucarelli in un editoriale su Il Fatto Quotidiano ha provato a fare luce su quelle che possano essere ulteriori cause oltre la scuola, sottolineando alcune incongruenze nel racconto dei genitori di Paolo.
La riflessione di Selvaggia Lucarelli
La blogger ha sottolineato nel suo articolo che mentre “la famiglia del ragazzino se la prende con la scuola, chi commenta la notizia non sta provando a capire le tante incongruenze che ci sono nel racconto dei genitori” nello specifico Selvaggia Lucarelli con il suo articolo vorrebbe che si approfondissero anche altri lati oscuri della vicenda e non ci si soffermasse solo sulla scuola: “Seguo dal primo momento la triste vicenda del suicidio di Paolo e, mi dispiace dirlo, ma la versione dei genitori è tutta da verificare – scrive la blogger – il racconto sul bullismo subito in tutte le scuole, dalle elementari alle medie alle superiori da studenti e persino insegnanti che quando il ragazzino veniva picchiato dicevano “rissa rissa” mi lascia molto perplessa, perché la madre elogiava la scuola e le insegnanti nel 2023?
Così come le critiche pubbliche a una professoressa che lo ha rimandato per un 5 in matematica e accusata sottilmente di aver contribuito a un cambio d’umore del ragazzino (perché una professoressa non dovrebbe essere libera di rimandare un ragazzino? Perché utilizzare questo fatto per commentare il suicidio del figlio in tv e sui giornali?). Tra l’altro, la preside smentisce le 15 denunce che i genitori avrebbero fatto (che poi vengono ridimensionate dagli stessi genitori) e smentisce pure l’assenza della scuola al funerale, come dichiarato dai genitori. Non dico che non possano essere avvenute cose spiacevoli a scuola, ma qui ci sono bambini accusati di istigazione al suicidio e una preside accusata di essere un mostro omertoso, io aspetterei la conclusione delle indagini. I suicidi sono una materia complessa, non si trattano in questo modo semplicistico e accusatorio”

Selvaggia Lucarelli: “I suicidi materia complessa che meriterebbero approccio prudente e delicato”
Le parole usate dalla blogger sembrano in parte voler sollevare l’istituto dalle accuse, niente di tutto ciò, è un invito a non sbattere il mostro in prima pagina come sta avvenendo in queste settimane, la puntualizzazione avviene in un passo successivo dell’articolo: “Sono perplessa perché come puntualmente accade in questi casi, nonostante i suicidi siano una materia complessa che meriterebbe un approccio prudente e delicato, l’accertamento della verità non conta”.
A prescindere dalle responsabilità oggettive, un ragazzino di quattordici anni si è ucciso perché nessuno è riuscito ad aiutarlo, la riflessione principale da fare sarebbe quella che a volte con la nostra inconsapevole superficialità, non diamo la giusta collocazione ai silenzi degli adolescenti oppure a determinati comportamenti sopra le righe. Paolo non c’è più e tutte le chiacchiere stanno a zero, sarebbe stato il caso di parlarne prima, prevenire è sempre meglio che curare e non come in questo tragico caso, piangere una giovane vita che non ce l’ha fatta.
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IL suo articolo era partito bene proponendo l’interessante contributo di Selvaggia Lucarelli che un blog non ce l’ha piu’, ma scrive sulla sua newsletter e anche come giornalista sul Fatto Quotidiano. Purtroppo il suo articolo termina precipitosamente su delle conclusioni non necessarie, visto che le indagini sono ancora aperte e solo ad autopsia conclusa si potra’ accertare se si stratti di suicidio o meno. Per i femminicidi e’ la regola che niente sia come appaia e chi di solito e’ il colpevole e’ da cercarsi in famiglia, perche’ questo non potrebbe essere un caso di infanticidio famigliare? Lei invece scrive: “A prescindere dalle responsabilità oggettive, un ragazzino di quattordici anni si è ucciso perché nessuno è riuscito ad aiutarlo, la riflessione principale da fare sarebbe quella che a volte con la nostra inconsapevole superficialità, non diamo la giusta collocazione ai silenzi degli adolescenti oppure a determinati comportamenti sopra le righe”. Mi dispiace per lei ma la verita’ sulla morte di Paolo Mendico va cercata in tutte le direzioni poiche’ dobbiamo almeno proteggerne la memoria visto che nessuno e’ riuscito a proteggere la sua vita. Per me un comportamento sopra le righe e’ quello della famiglia, che invece che una foto normale col ritratto del figlio, ne hanno data una dove si vede in bella mostra il suo basso, ma non il suo volto. Gia’ questo dettaglio ti dice quanta importanza veniva data alle cose materiali invece che alla persona in quella famiglia!!! Lei non ha un briciolo di cuore!