Pietro Valsecchi, l’amaro sfogo su Checco Zalone: “Ossessivo e attento ai soldi, la collaborazione è finita perché non voleva fare più ridere”
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Pietro Valsecchi e Checco Zalone per un determinato periodo di tempo hanno rappresentato la coppia d’oro del cinema italiano, l’uno un produttore affermato, l’altro uno sceneggiatore e artista geniale. Insieme hanno realizzato cinque film, tutti con incassi stellari, adesso quella collaborazione si è rotta, le strade si sono separate, non senza amarezza, o almeno è ciò che traspare nella lunga intervista che il produttore ha rilasciato a Il Corriere della Sera.
Un colloquio in cui ha parlato a 360 gradi di sé stesso, ma il racconto è sembrato velarsi di tristezza quando gli è stato chiesto della collaborazione poi interrotta con l’artista pugliese. Valsecchi ha ripercorso la fruttuosa collaborazione con Zalone dalla sua genesi fino alla rottura, a quanto pare per diversità di vedute, e a detta del produttore, per un cambiamento di Zalone, a quanto pare più attento a piacere a determinati salotti che a far ridere.
“La comicità di Zelig non faceva proprio per me – ha raccontato Valsecchi a ‘Il Corriere della Sera’ – un giorno mio figlio Filippo, che aveva 12 anni, mi disse: ‘Papà, guarda questo comico, mi fa morire dal ridere, si chiama Zalone’. ‘Sì sì, lo guarderò’. Non gli diedi molto peso. Tempo dopo lo rividi in tv e mi sorprese. L’ironia tagliente, il cinismo, l’irriverenza. Un comico fuori dagli schemi. Mi metto a cercare chi è e quello che aveva fatto. Trovo il suo numero di casa. Lo chiamo una mattina presto. Ciao, sono…E lui, fingendo di conoscermi, come stai? Mi raggiungono, dalla Puglia a Cortina, lui e Gennaro Nunziante, il suo amico e regista. Loro portarono la mozzarella, io li accolsi col tartufo”.

La cena da cui nacque l’idea di “Cado dalle nubi”
Valsecchi ha proseguito nel racconto rivelando come è nata l’idea di “Cado dalle nubi”, il primo successo al botteghino di Zalone: “A cena nacque l’idea di Cado dalle nubi. Un ragazzo che parte dal Sud per conquistare Milano e diventare il più grande cantante. All’interno di Medusa, la società di cinema di Berlusconi che in quel periodo era mia al 50 per cento, non tutti erano d’accordo all’idea di fare un film su Zalone. Ho fatto un film contro tutto e tutti. Incassò 18 milioni. Poi le cose si complicarono. Tutti volevano rubarmi Zalone. Abbiamo fatto cinque film insieme. Gli abbiamo trasmesso l’amore per l’arte e per il collezionismo, e affinato il gusto per il vino. Abbiamo condiviso serate di musica, risate e leggerezza: momenti preziosi che porterò con me. Fino a quando qualcosa si ruppe”
Dai successi stellari al profondo cambiamento e alla separazione
Poi il racconto della stagione degli incassi stellari, dei record mai registrati al botteghino, fino a quella che Valsecchi considera una vera e propria mutazione da parte di Zalone, una sorta di imborghesimento, che ha coinvolto anche Nunziante il regista storico dell’artista”: ” Luca ( Luca Medici vero nome di Checco Zalone ndr) è diventato ossessivo, vinto dall’ansia del primo posto. Ma nel cinema è normale, l’invidia è ovunque, tutti vogliono essere unici. E Luca lo era davvero.
Il secondo film ha fatto 45 milioni, il terzo 52, quello che è andato “male”, Tolo Tolo, ne ha incassati 48. Il film più difficile. Luca e Nunziante non riuscivano a venire a capo della storia. Lo vedevo spaesato. ‘Non mettermi ansia, Pietro’ mi diceva. D’accordo, ma un’idea va trovata. Intanto Gennaro mi chiese una cifra assurda. ‘Stai scherzando?’. ‘No, sono serio ‘. ‘Ma tu non sei Zalone, tu sei il regista di Zalone’. La discussione degenerò. Lo cacciai dal mio ufficio in malo modo, urlandogli dietro fino in strada. Non l’ho più visto. A quel punto, ho lasciato Luca libero di fare il suo film”.
Il bisogno di Zalone di sentirsi accettato da chi non lo aveva capito e il desiderio di non voler fare più ridere
Valsecchi ha parlato del drastico cambiamento di Zalone, la chiara intenzione di non far più ridere e il bisogno di farsi accettare da chi fino a quel momento non lo aveva capito: “Luca non voleva più far ridere, ogni volta che gli mandavo un autore nuovo per affiancarlo lo snobbava. Aveva bisogno di essere accettato dall’intellighenzia di sinistra, che non l’aveva capito. È un democristiano fino al midollo, voleva il riconoscimento di quel mondo e quando l’ha avuto l’ha snobbato. Solo che a me questo suo riconoscimento è costato 24 milioni di euro. Mi disse, ‘con tutti i soldi che ti ho fatto guadagnare, ora te li faccio spendere’. Una sorta di vendetta poetica. Ma ero d’accordo con lui, dopo tutti i successi, aveva il diritto di prendersi la sua libertà”
Valsecchi su Zalone: “Un lungo viaggio insieme indimenticabile”
Il produttore parlando del cambiamento di Zalone ha affermato che l’artista ha adottato un nuovo linguaggio narrativo restando sempre molto attento ai soldi: “Un nuovo linguaggio, restando sempre molto attento ai soldi. Mi diceva ridendo: ‘Se canto la terza canzone nel film voglio un cachet a parte’. Non scherzava. Ma abbiamo fatto un lungo viaggio insieme ed è stato indimenticabile”

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