Pio e Amedeo: il nuovo film, il cambiamento, i pregiudizi e l’importanza di lavorare insieme
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Pio D’Antini e Amedeo Grieco, hanno indossato nel corso della loro carriera artistica la maschera degli italiani scrocconi, impertinenti e incapaci di adattarsi alle regole, nonché sempre pronti a dire la cosa sbagliata al momento sbagliato. In Oi vita mia, il loro ultimo film che li vede per la prima volta nelle vesti di registi oltre che di attori, il duo comico pugliese entra con delicatezza e in punta di piedi su temi importanti quali la salute mentale e la vecchiaia. Guest star, il loro idolo fin da bambini, il corregionale Lino Banfi, in un ruolo inedito, un anziano colpito da Alzheimer.
Per molti giornalisti il film è stato qualcosa di inaspettato, osservazione che Pio e Amedeo hanno preso come un complimento, in quanto detto, a loro avviso, nel senso positivo del termine. Intervistati da Vanity Fair, i due hanno parlato di questa loro ultima fatica cinematografica, che gli ha permesso di avere più libertà di azione: “Lo abbiamo fatto apposta a girare un film inaspettato perché questo per noi è un nuovo inizio: prendersi la responsabilità di una regia di una scrittura ci ha permesso di avere la piena libertà su tutto – hanno dichiarato Pio e Amedeo al magazine –aver avuto la possibilità di essere finalmente liberi anche al cinema ci ha dato la possibilità di andare oltre e di poter dire tutto giustificati da una struttura forte, suggerita da un film credibile che ci ha permesso di affrontare dinamiche importanti, come la disabilità, con la giusta dose di freschezza”

Una fase di cambiamenti
Un film che rappresenta un cambiamento verso qualcosa che a loro avviso si avvicini il più possibile a loro. “Si tratta di una storia onesta – hanno rivelato i due –che gioca, naturalmente, con il politicamente scorretto che facciamo da sempre” Il tutto però supportato da un cambio di passo: “Se in passato abbiamo sbagliato a ergerci a docenti, oggi siamo dotati di una consapevolezza nuova. Abbiamo affrontato tematiche come l’integrazione e l’inclusività senza dare addosso a nessuno, anzi. Non abbiamo nessuna pellicola protettiva tra noi e soggetti fragili come gli anziani e i ragazzi con la sindrome di Down: sono parte integrante di questa storia e sono stati loro stessi i primi a prestarsi al gioco”
A proposito di fragilità Pio e Amedeo hanno raccontato di come volevano essere visti da ragazzi e da dove è nato il desiderio di essere liberi facendo ridere gli altri: “Venendo da un quartiere popolare e da due famiglie molto semplici, ci siamo subito rimboccati le maniche per essere autonomi. Quando abbiamo scoperto che ci piaceva raccontare le cose simpatiche alle ragazze ci siamo impegnati a farne un lavoro: se siamo dove siamo oggi è stato per il nostro desiderio di essere liberi facendo ridere gli altri”
I pregiudizi
Un altro fattore affrontato dal duo comico nell’intervista rilasciata a Vanity Fair è stato quello del pregiudizio delle persone verso il loro modo di fare comicità, alcuni si sono chiesti se fossero proprio come apparivano nei loro sketch o se invece recitassero davvero un ruolo: “All’inizio pensavano che ci fossimo. Staccarsi da un prodotto come Emigratis non è stato facile, ma ci siamo salvati in tempo perché abbiamo avuto il coraggio di toglierci la maschera senza restarne vittima. Questo film, che è il primo che ci somiglia davvero perché non ci siamo affidati ad altri, lo dimostra”
Poi c’è il pregiudizio vero e proprio, coloro a cui non piacciono per partito preso senza averli mai visti in un film o in uno spettacolo: “Pregiudizi – hanno detto Pio e Amedeo a Vanity Fair – un po’ come succede con Gigi D’Alessio. Quando diventi mainstream dai sempre un po’ fastidio. Alcuni si fermano alla copertina senza aprire il libro e scoprire veramente chi siamo e cosa facciamo. Magari con questo film qualcosa cambierà. A chi ci stima piacciamo perché siamo diretti, credibili e siamo due brave persone che fanno parte del popolo. Piacciamo anche perché siamo sinceri con il nostro pubblico, che non abbiamo mai sottovalutato”
La decisione di dirigersi da soli in un film e l’importanza di gestire il successo in due
Infine i motivi che li hanno spinti a dirigersi da soli e l’importanza di essere in due a gestire il successo: “La comicità non è mai facile, e la nostra in particolar modo è difficile da scrivere e da pensare: prendere la macchina in mano e metterci alla guida era l’unico modo per metterci davvero a nostro agio e dimostrare di cosa eravamo capaci”. Per quanto riguarda la gestione del successo in due invece: “Quando arriva una scossa di esaltazione c’è sempre l’altro che ti aiuta a tornare con i piedi per terra. In questo, ci aiutiamo molto”.
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