Raoul Bova ricattato per le chat con Ceretti: “Centomila euro o le divulghiamo”
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Raoul Bova sarebbe stato ricattato affinché le chat private tra lui e Martina Ceretti non venissero diffuse. La Procura di Roma ha aperto una inchiesta per tentata estorsione ai danni dell’attore. Come si apprende dal quotidiano romano “La Repubblica”, nell’inchiesta coordinata dalla polizia postale ci sono le conversazioni private tra Bova e l’influencer divulgate dopo che l’attore avrebbe ricevuto una telefonata da un numero anonimo dai toni ricattatori.
Il primo contatto secondo la Procura circa una settimana fa ( ma l’attore era ricattato da tempo) allorché Bova ha ricevuto un messaggio da un numero sconosciuto in cui si faceva menzione delle conversazioni avute con Ceretti e l’avvertimento che se non si fosse attenuto alle indicazioni sarebbero potute divenire di pubblico dominio. Non erano presenti richieste esplicite di denaro, (anche se fonti attendibili parlano di centomila euro) ma era evidente il tono provocatorio e minaccioso. Bova ha deciso di non rispondere e le chat dopo alcuni giorni sono finite sul web.

Le ripercussioni sul rapporto di Bova con Rocio Munoz Morales
Frasi e messaggi che sono diventati virali in poco tempo e che invece avrebbero meritato di essere segnalate e bloccate che avrebbero inflitto il colpo di grazia al rapporto di Bova con la compagna Rocio Munoz Morales, i due dopo dodici anni di amore e la nascita due bambine stavano vivendo una profonda crisi da oltre un anno. Il giornalista Gabriele Parpiglia racconta nella sua newsletter di un Bova che passava le notti a dormire sul divano e che ad un certo punto si è trasferito dalla sorella, concordando con Rocio i turni di visita alle figlie e le vacanze alternate con l’uno o l’altro genitore.
Da qui le dichiarazioni dei due avvocati di parte, da un lato l’avvocato Antonio Conte che ha parlato di una Munoz ferita e sconcertata venuta a conoscenza del tradimento attraverso il web, dall’altro l’avvocato David Leggi, legale dell’attore che ha sottolineato quanto i due fossero separati da tempo. Lo stesso Parpiglia nella newsletter ha rivelato quanto le dichiarazioni dell’avvocato di Rocio facciano acqua da tutte le parti.
Parpiglia: “Bova sapeva da settimane chi lo ricattava e cosa contenevano i testi”
Lo stesso Parpiglia in una nuova newsletter ha rivelato che Bova ben sapeva di essere sotto ricatto, conosceva chi aveva inviato i messaggi ricattatori e cosa contenevano i testi. Si tratta di estorsione e ricettazione, a supporto il giornalista ha aggiunto:
“Facciamola semplice per chi non la volesse capire. Andate sul mio profilo Instagram e osservate bene dove mi trovavo quasi un mese fa: ero alla manifestazione letteraria dell’avvocato Anna Maria Bernardini De Pace, una tra le persone più importanti della mia vita. E sto parlando di amicizia che va oltre il lavoro. Per lei e per sua figlia Chiara, infatti, darei tutto quello che ho, giusto per intenderci, perché mi hanno adottato dopo un semplice “ciao” e non ci siamo mai persi. Ma torniamo a quei giorni. Lei era preoccupata perché prima di essere un avvocato, (tra i più forti nel suo campo, in Italia), è una mamma, è una super nonna che disegna le stanze per i nipoti, e ha un cuore gigante, soprattutto quando si avvicina la parola sofferenza, che lei purtroppo conosce bene. Come al solito, chi soffre tanto poi tende a isolarsi e a non fare entrare nessuno nel suo mondo di dolore e appare duro nei confronti degli altri.” E’ una inchiesta quindi che parte da lontano e di cui il giornalista conosce bene i risvolti.

Chi ha scritto i messaggi ricattatori
Come ha riferito Parpiglia, Bova ben conosceva chi lo ricattava, anche se dalla Procura trapela poco, solo che il numero anonimo da cui sono partiti i ricatti risulta intestato a un prestanome di qualcuno, un personaggio già coinvolto in passato in storie torbide di ricatti e estorsioni ai danni dei vip.
A confermare che la vicenda avrebbe potuto assumere risvolti penali è stato i giorni scorsi anche l’avvocato di Bova: “In ordine al materiale illecito diffuso sul web – ha dichiarato il legale- riferito a presunte affermazioni o frequentazioni del mio assistito, sono in corso accertamenti da parte della magistratura penale, che sta valutando i reati ipotizzabili a carico delle varie persone coinvolte”.
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