Roberta Bruzzone indagata per stalking nei confronti di una collega e della figlia minorenne
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La popolare criminologa Roberta Bruzzone è indagata per stalking di gruppo nei confronti della collega Elisabetta Sionis, pedagogista e consulente in diversi casi di omicidio e oggi giudice presso il tribunale per i minorenni di Cagliari, nell’indagine sarebbe parte lesa anche la figlia minorenne di Sionis, oggetto di derisione da parte della criminologa e dei suoi colleghi.
Una vicenda che potrebbe rappresentare un grave danno d’immagine per Bruzzone che oggi 19 marzo con un post su Facebook ha raccontato la sua versione dei fatti: “Respingo totalmente le accuse, la persona cui attualmente si fa riferimento è indagata dalla procura di Roma per atti persecutori, falsa testimonianza, calunnia, diffamazione aggravata e reiterata in concorso proprio ai miei danni” scrive la criminologa rapportando il suo comportamento all’operato di Sionis.
Il caso Pitzalis
La criminologa ha poi scritto a proposito del caso Pitzalis, la vicenda di una donna sopravvissuta a un tentato femminicidio che secondo Bruzzone non sarebbe stata tutelata, ma sottoposta ad accuse gravissime dopo una consulenza tecnica firmata da Sionis: “Tutto nasce da qui – scrive Bruzzone – Da un caso reale. Da una donna sopravvissuta a un tentato femminicidio. Da una vittima che, invece di essere tutelata, è stata travolta da accuse gravissime e totalmente infondate. Accuse contenute nero su bianco in una consulenza tecnica firmata da Elisabetta Sionis. E qui il punto non è l’opinione. Il punto sono i contenuti”.
Bruzzone poi spiega a fondo il caso Pitzalis e come a causa della consulenza tecnica di Sionis la donna si ritrovi ad essere accusata di un crimine che secondo Bruzzone non ha commesso: “Prima ipotesi: Valentina Pitzalis avrebbe sparato a Manuel Piredda. Addirittura con ‘bossoli’ sulla scena. Mai esistiti. Seconda ipotesi: ferite da corpo contundente. Anche qui: nessun riscontro. Terza ipotesi, e qui entriamo nel surreale: una ‘lesione figurata’ sulla caviglia di Manuel Piredda. Traduzione: Valentina, dopo averlo ucciso, avrebbe marchiato il corpo con una scritta. E non solo: in una fotografia, Sionis sostiene di vedere addirittura le lettere e il numero 17. Peccato che: anche questo è stato totalmente smentito. Sulla caviglia non c’era alcuna lesione. L’autopsia l’ha smentita clamorosamente”.

La chiusura delle indagini
Ritenendo infondate e lesive per Pitzalis le accuse mossale da Sionis, Roberta Bruzzone e alcuni suoi colleghi avrebbero cominciato a stalkerare la giudice e sua figlia. Il quotidiano La Repubblica ha informato oggi circa la chiusura delle indagini da parte della Procura di Cagliari, aggiungendo che l’atto, comprensivo delle trascrizioni delle chat tra Roberta Bruzzone e i colleghi con lei indagati: Monica Demma, Marzia Mosca e Giovanni Langella, è stato trasmesso alla Procura di Roma per competenza territoriale.
Sempre secondo La Repubblica, la campagna di persecuzione posta in essere da Bruzzone e i suoi colleghi, sarebbe andata avanti per tre anni con allusioni sessuali, “fotomontaggi del viso della persona offesa” e “frasi aventi carattere minaccioso e vessatorio”. Non solo, secondo gli inquirenti, Bruzzone e soci avrebbero usato chat di gruppo sui social, nelle quali sarebbero chiaramente evidenziati gli accordi che precedevano gli attacchi a Sionis e alla figlia.
Una vicenda intricata
Si tratta di una vicenda lunga e intricata cominciata nel 2017, durante il processo per la morte di Manuel Piredda e le ustioni che sfigurarono la moglie Valentina Pitzalis. Si sono susseguite negli anni querele e controquerele, tra queste quella archiviata presentata da Bruzzone contro Sionis il 23 giugno scorso e la condanna in primo grado a due anni per Lucio Lipari, presunto collaboratore della criminologa savonese accusato di aver perseguitato Sionis.

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