Sal Da Vinci al Pulp Podcast: tra successi mondiali, identità napoletana e il “muro” della sicurezza di Fedez
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Il salotto del Pulp Podcast, condotto da Fedez e Mr. Marra, si è trasformato in un palcoscenico d’eccezione per l’atteso ritorno del format “La Strana Coppia”. Protagonisti di questo incontro ravvicinato sono stati il genio del surrealismo comico, Valerio Lundini, e l’ambasciatore della melodia partenopea nel mondo, Sal Da Vinci. Tra battute fulminanti e riflessioni profonde, il cantante ha aperto il suo cuore, raccontando una carriera fatta di sacrifici, una visione dell’amore che va oltre i pregiudizi e il legame viscerale con la sua Napoli.
La promessa e l’amore universale
Il punto di partenza dell’intervista è stato il concetto di “promessa”, un termine che per Sal Da Vinci ha un peso specifico enorme. “Per me la promessa è perseverare un’amicizia, credere in una cosa” ha dichiarato l’artista, sottolineando come mantenere la parola data sia una forma di rispetto fondamentale verso gli altri.
Questa visione etica si riflette nel suo ultimo successo, Per sempre sì. Nonostante il titolo possa suggerire un inno al matrimonio tradizionale, Sal ha voluto chiarire che il messaggio è molto più ampio: “Parlo dell’amore universale, non solo del matrimonio tradizionale. Per me due persone che si vogliono bene e si amano sono già famiglia”.
L’artista ha anche respinto con forza le critiche social che tentavano di legare il concetto di “per sempre” a dinamiche di possesso tossico, definendo tali strumentalizzazioni come frutto di una “minoranza rumorosa” carica di rabbia incontrollabile.

Perché il napoletano non dice “Ti Amo”
Uno dei momenti più affascinanti della chiacchierata ha riguardato l’uso della lingua napoletana. Sal Da Vinci ha spiegato un paradosso linguistico che molti ignorano: “Il verbo amare non esiste nella lingua napoletana. Si dice ‘Te voglio bene'”.
Per dare forza a questo sentimento, il napoletano ricorre ai rafforzativi: “Se vuoi fare un rafforzativo, dici ‘Te voglio bene assai’. Bisogna ribadirlo perché la persona che ascolta deve capire bene quanto la ami”.
Secondo l’artista, cantare in dialetto non è una scelta stilistica superficiale, ma un modo per attingere a una passionalità che l’italiano, a volte, non riesce a contenere con la stessa “rotondità”.
Una gavetta tra teatro e “bambini strappacore”
Contrariamente a quanto si possa pensare, il successo di Sal Da Vinci non è arrivato dal nulla. La sua è una storia di “gavetta vera”, iniziata nel 1976 come bambino prodigio accanto al padre, Mario Da Vinci.
“Non nasco come cantante, ma insieme a mio padre come attore di teatro” ha ricordato, definendosi un tempo un “bambino strappacore”.
Sal ha raccontato aneddoti incredibili, come quando al Teatro Petruzzelli di Bari la folla fu tale da rompere una vetrata, costringendo suo padre a pagare 700.000 lire di tasca propria per i danni.
Dalle 600 repliche del musical C’era una volta… Scugnizzi fino al podio di Sanremo nel 2009, ogni passo è stato conquistato con il lavoro.
Il recente exploit di Rossetto e caffè è solo l’ultimo capitolo di una vita dedicata alla musica, che lui definisce un viaggio senza fine: “Il bello della musica è che non c’è un tempo, non c’è una fine”.

L’aneddoto: quel “muro” tra Sal Da Vinci e Fedez
Durante la chiacchierata non sono mancati momenti di divertente imbarazzo. Sal Da Vinci ha infatti ricordato con un sorriso amaro un episodio avvenuto in passato, quando ha tentato di approcciare Fedez.
L’artista ha raccontato di come, in un’occasione pubblica, abbia provato ad avvicinarsi al rapper per un saluto, venendo però prontamente bloccato dalla guardia del corpo di Fedez.
Nonostante Sal sia un volto noto della musica italiana, la sicurezza del rapper ha eretto un muro insormontabile, impedendo di fatto il contatto tra i due.
Sal ha usato questo aneddoto per sottolineare, con la sua consueta eleganza, la differenza di approccio con il pubblico: “Io preferisco essere disponibile con tutti, anche quando sto male, per non essere scortese… non come Fedez, che fa allontanare le persone” ha scherzato, riferendosi alla sua attitudine di non negare mai un sorriso o una foto ai fan, a differenza dei cordoni di sicurezza spesso invalicabili dei grandi eventi.

Verso l’Eurovision e il mercato giapponese
Oggi Sal Da Vinci guarda oltre i confini nazionali. Durante il podcast ha rivelato di essere entusiasta per il riscontro internazionale della sua musica, tanto da aver notato un enorme successo di streaming all’estero.
La sorpresa finale? Un progetto per una versione giapponese dei suoi brani: “C’è una ragazza italo-giapponese che vive in Sicilia che ha cantato la mia canzone; la stiamo contattando perché mi piacerebbe fare questa cosa”.
Nonostante le polemiche che a volte dividono l’Italia (e che Sal ha dovuto “tamponare” persino durante le trasferte a Vienna), l’artista rimane un fiero difensore del tricolore, convinto che la musica italiana debba continuare a viaggiare e a emozionare ovunque.
