Sal Da Vinci e la vittoria a Sanremo 2026: tra il calore di Mergellina e i veleni di Cazzullo. Siani: “Basta pregiudizi”
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Le eco della vittoria di Sal Da Vinci e del suo brano “Per sempre sì” al Festival di Sanremo 2026 non accennano a spegnersi, trasformandosi in un acceso dibattito culturale che divide l’Italia tra chi celebra il ritorno del sentimento popolare e chi, invece, storce il naso gridando al “folklore”.
Mentre l’artista si gode l’abbraccio della sua Napoli, le polemiche sollevate dal giornalista Aldo Cazzullo e la successiva difesa accorata di Alessandro Siani hanno trasformato un successo discografico in un vero e proprio caso sociologico.
L’abbraccio di Mergellina: Sal Da Vinci sceglie l’umiltà
Tornato nella sua città, Sal Da Vinci ha scelto il lungomare di Mergellina per incontrare i suoi fan. In un clima di festa, l’artista ha voluto rispondere alle critiche con una compostezza che ha spiazzato molti. Non ha scelto la via dello scontro frontale, ma quella della “disarmante” normalità.
“Sono arrivate un sacco di provocazioni, magari a volte la mente genera delle cose un po’ strane, no?” ha dichiarato l’artista ai microfoni dei fan.
“Io ho semplicemente portato una canzone che parla d’amore. Se poi l’amore è una cosa violenta, allora forse siamo nel mondo sbagliato.”
Sal ha poi lanciato un appello alla sua “gente”, chiedendo di non alimentare l’odio social: “Non rispondete alle provocazioni. Non serve a niente, genera solo like per qualcun altro. Pensiamo alla musica e alla bella gente di questa terra.”
La “crociata” di Aldo Cazzullo: “Musica da matrimoni della camorra”
Il fronte critico è guidato da Aldo Cazzullo. Sulle colonne del Corriere della Sera, il giornalista non ha usato mezzi termini, definendo Per sempre sì un brano adatto a un “matrimonio della camorra”. Un’accusa pesante che ha scatenato un polverone mediatico.
Cazzullo ha rincarato la dose oggi, cercando di distinguere il suo amore per Napoli dal giudizio sull’artista: “Sal Da Vinci è la Napoli che pensano e che vorrebbero coloro che la detestano. Siccome io la amo, non mi piace Sal Da Vinci.”
Il giornalista ha poi citato i “mostri sacri” come Pino Daniele, Tullio De Piscopo, James Senese e la Nuova Compagnia di Canto Popolare, suggerendo che la proposta di Da Vinci sia un passo indietro rispetto alla nobile tradizione della canzone napoletana elevata da Caruso.
Alessandro Siani scende in campo: “Perché il romanticismo a Napoli diventa folklore?”
A rompere il silenzio in difesa del vincitore di Sanremo è intervenuto Alessandro Siani. Con un intervento lucido e a tratti poetico, l’attore ha risposto punto su punto alle tesi di Cazzullo, sottolineando come spesso si usino due pesi e due misure quando si parla della produzione culturale partenopea.
“Aldo Cazzullo ha sempre cercato di raccontare la Storia e l’unità, eppure sorge un dubbio: se non avesse vinto un mio compaesano, sarebbe accaduta la stessa cosa?” si chiede Siani.
L’attore sottolinea un paradosso: perché se il romanticismo nasce a Napoli viene immediatamente etichettato come folklore o, peggio, come vicino a contesti criminali?

La musica come racconto collettivo
Secondo Siani, la forza di Sal Da Vinci risiede proprio nella sua capacità di essere “popolare” senza pretese intellettualistiche, inserendosi in quella “grammatica sentimentale” che Napoli custodisce da secoli.
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La canzone napoletana come filosofia: Per Siani, brani come Per sempre sì servono a nominare le emozioni elementari: amore, promessa, fedeltà.
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La durata nel tempo: “Mentre qualcuno prova a spiegare Napoli con le categorie della cronaca, Napoli continua a raccontarsi con la musica. La musica, quando è vera, resta. Quando è solo un’opinione, passa.”

Il confine sottile tra popolare e pregiudizio
Il caso Sal Da Vinci solleva una questione mai risolta: il diritto di Napoli di essere “leggera”. Sembra che per essere accettati dal gotha della critica nazionale, gli artisti napoletani debbano necessariamente essere rivoluzionari (come Pino Daniele) o custodi della tradizione colta.
Quando un artista sceglie il linguaggio della melodia popolare e del sentimento esplicito, scatta immediatamente il marchio del “neomelodico” nell’accezione più dispregiativa del termine.
La vittoria a Sanremo 2026 dimostra però che esiste un’Italia che ha ancora voglia di cantare l’amore senza sovrastrutture, e che il “racconto collettivo” citato da Siani è più vivo che mai, capace di superare le barriere dei pregiudizi editoriali.

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