Sanremo 2026, Carlo Conti si commuove per Pippo Baudo: “Il mio Festival senza il Maestro”
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La prima conferenza stampa di Sanremo 2026 si è tinta di una commozione sincera, quasi inaspettata per un professionista tutto d’un pezzo come Carlo Conti. A pochi mesi dalla scomparsa di Pippo Baudo, avvenuta lo scorso agosto, il nuovo direttore artistico ha voluto dedicare un tributo a colui che non è stato solo un collega, ma un vero e proprio “faro” per la televisione italiana.
Il peso di un’eredità: “Tocca a me il primo Festival senza Pippo”
Non è facile salire sul palco dell’Ariston quando l’ombra — o meglio, la luce — di un gigante come Baudo aleggia ancora tra le quinte. Pippo Baudo detiene il record assoluto con 13 edizioni condotte, un primato che lo ha reso sinonimo stesso del Festival.
Carlo Conti, con la voce rotta dall’emozione, ha sottolineato la particolarità di questa edizione: “Già lo scorso anno l’avevo detto, il mio è un festival ‘Baudiano’. Immaginate la mia emozione oggi: tocca proprio a me fare il primo Sanremo senza Pippo”.
La commozione di Conti non è solo un atto dovuto, ma il riflesso di un legame profondo con una scuola televisiva che ha fatto la storia del Paese.
Il conduttore toscano ha ribadito quanto fosse doveroso dedicare questa kermesse alla memoria di chi “l’ha inventata” nella sua forma moderna.

I gesti del ricordo: dal camerino al quaderno bacchino
Oltre alle parole, Conti ha voluto lasciare segni tangibili di questo passaggio di testimone. Durante la conferenza ha rivelato un dettaglio intimo e professionale: sulla porta del suo ufficio all’Ariston ha fatto affiggere una targhetta speciale.
“Ho intitolato il mio camerino a Pippo Baudo”, ha dichiarato con orgoglio. Un gesto simbolico per sentire la presenza del Maestro più vicina durante le lunghe ore di lavoro che precedono la diretta.
Non è mancato un ringraziamento alla famiglia Bacchino, che ha voluto dedicare il celebre quaderno del Festival (strumento indispensabile per addetti ai lavori e stampa) proprio alla memoria di Baudo.
“Vedere la mia foto insieme a Pippo su quel quaderno è un onore immenso”, ha aggiunto Conti, sottolineando come la continuità tra generazioni sia il vero motore della musica italiana.
L’umanità dietro le quinte: “È l’età, siamo esseri umani”
In un momento di rara vulnerabilità, Carlo Conti ha scherzato sulla sua stessa commozione, attribuendola al passare degli anni e alla sensibilità che ne deriva. “Mi commuovo, è l’età. Dopo una certa età basta parlare di chi non c’è più, della mamma o di un figlio, e ti viene il groppo in gola. Ma siamo esseri umani, e commuoversi è importante oggi”.
Questo lato “umano” di Conti avvicina il Festival al suo pubblico, trasformando l’evento mediatico in un rito collettivo di memoria e affetto. Sanremo 2026 non sarà solo una gara canora, ma una celebrazione della nostra identità culturale.

Il Pantheon di Sanremo: i giganti che hanno fatto la storia
Nel suo intervento, Conti non ha dimenticato di citare gli altri grandi nomi che, insieme a Baudo, hanno costruito il mito del Festival. Ha menzionato figure storiche come:
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Gianni Ravera e Vittorio Salvetti, architetti della kermesse;
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Marco Bixio e Adriano Aragozzini, che hanno saputo innovare;
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Dirigenti RAI del calibro di Mario Maffucci e Pietro Raveggi.
“Tutti questi grandi nomi hanno lavorato per farci arrivare fino a qui”, ha ricordato il direttore artistico, mettendo in luce come il successo di Sanremo sia il risultato di un lavoro corale che attraversa i decenni.
Con la benedizione ideale di Pippo Baudo, Carlo Conti si appresta a guidare un Festival che promette di essere solido, rispettoso della tradizione ma proiettato verso il futuro.
La sfida è enorme: mantenere vivo lo spirito “baudiano” — fatto di scoperta di talenti e grande spettacolo — in un’era dominata dallo streaming e dai social.
