Sanremo 2026, il Festival é di Sal Da Vinci, in 11 milioni davanti alla tv per la serata finale
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Alla fine il Festival lo ha vinto Sal Da Vinci, più che una vittoria aspettata data l’accoglienza del pezzo dopo la prima serata e soprattutto dopo le prove a cui hanno assistito i giornalisti. La settimana santa del Festival di Sanremo è terminata e Carlo Conti è riuscito a limitare i danni dopo le nebulose previsioni della vigilia.
Poco più di 11 milioni di teste hanno seguito l’ultimo atto di Sanremo 2026 per una media share del 68%, cinque punti in meno rispetto all’edizione precedente e due milioni e mezzo di telespettatori in meno. Alla fine della kermesse possiamo dire che il direttore artistico Carlo Conti chiude (almeno per il momento) la sua avventura sanremese con un risultato più che dignitoso, ha costruito la macchina festivaliera cercando di venire incontro alle esigenze delle diverse fasce di telespettatori cercando di non far torto a nessuno e cosa ancor più importante senza inciampare su questioni politiche.
Il direttore artistico obbedendo ad ordini aziendali si è anche prestato all’investitura pubblica del suo successore, quel Stefano De Martino che nonostante abbia tenuto a ripetere di voler procedere a piccoli passi, si è imbattuto in una Rai, che schiava dei tempi ha da qualche anno sposato la politica del tutto e subito, rischiando di mandare a sbattere anche le sue punte di diamante.
Per quanto riguarda la gara è Serena Brancale la grande sconfitta di questa edizione, la cantante pugliese si è presentata con un pezzo di impatto legato alla mamma scomparsa sei anni fa, curandone l’interpretazione e aggiungendo al tutto gestualità e look, ma quando sembrava stesse per raccogliere il risultato di tanto impegno si è ritrovata confinata al nono posto. É stato impossibile per la cantante mascherare la delusione.
Votazioni che hanno dimostrato un cambio di passo del pubblico rispetto alla musica. Si tende a premiare più il personaggio che i contenuti, Bambole di pezza, Fulminacci, Tommaso Paradiso, Ermal Meta e Tredici Pietro avrebbero meritato ben altra posizione in classifica, ha vinto un brano che premia il personaggio ma che é completamente scollegato dalla realtà, in una società in cui non ci si sposa sia per scelta che per motivi economici, in una Italia in cui protagonista é il precariato, parlare di “per sempre” ha il sapore oltre che dell’antico anche del perculo.
Al secondo posto invece Sayf, a rappresentare le nuove generazioni e l’inclusione anche se il giovane savonese di origini tunisine per sua stessa ammissione ha dichiarato di non aver subito pregiudizi sulle sue origini. Il suo pezzo a parte il refrain ridondante include un bel messaggio.
Terza una straordinaria Ditonellapiaga, ha portato al festival un pezzo dal sound moderno e oltre al bronzo é stata regina della serata cover e il suo brano premiato dall’orchestra, non si può più parlare di emergente, la cantautrice ha dato prova di carattere e sostanza.
Alla fine di tutto si chiude un festival discreto, lontano dallo show e forse neanche tanto vicino alla musica, d’altronde quando si prova ad accontentare tutti si rischia di confezionare un ibrido che scontenta molti.
Sanremo 2026 se ne va in soffitta e con lui tutte le polemiche della vigilia, voltiamo pagina anche noi dopo una settimana di full immersion nella kermesse sanremese. Il Festival é un frullatore che ti inghiotte e poi ti restituisce alla realtà, ecco adesso è arrivato il momento di tornare alla vita reale che non è quella delle canzonette.

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