Selena Gomez nei guai: la startup Wondermind travolta da un’accusa di frode da 1,2 milioni di dollari
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Un’ombra pesante si abbatte sul versante imprenditoriale di Selena Gomez. Quella che doveva essere una delle iniziative editoriali e comunitarie più nobili e promettenti degli ultimi anni nel settore del benessere mentale si è trasformata in un amaro contenzioso legale.
La popstar e attrice, celebre sia per i suoi successi musicali sia per il progetto cinematografico “My Mind & Me”, è finita direttamente al centro di una dura battaglia giudiziaria per frode finanziaria e violazione contrattuale.
Insieme a lei risultano citate in giudizio la madre Mandy Teefey e l’imprenditrice Daniella Pierson, co-fondatrici della startup Wondermind.
Le accuse scaturiscono da una complessa denuncia depositata presso i tribunali statunitensi e portata alla luce dai documenti giudiziari ottenuti da E! News il 13 agosto.
A promuovere l’azione legale sono le società d’investimento Wondermind SRS 44 e Bespoke Wondermind SPV, le quali sostengono di essere state ingannate e spinte a versare quasi 1,2 milioni di dollari sulla base di informazioni del tutto fuorvianti e garanzie mai rispettate.

Promesse infrante e un coinvolgimento mai avvenuto
Secondo quanto formulato dettagliatamente dai legali delle società di venture capital coinvolte, i vertici aziendali avrebbero fornito una lunga serie di informazioni false ai finanziatori per convincerli a credere nella bontà del progetto.
La leva principale utilizzata per attrarre i capitali sarebbe stata proprio la figura di Selena Gomez. Ai soci era stato garantito che la celebrità, trentaquattrenne, sarebbe stata intimamente e costantemente coinvolta nelle attività strategiche, promozionali e operative del brand.
La realtà descritta nelle carte processuali è invece diametralmente opposta.
Nella denuncia si evidenzia come la cantante avrebbe firmato un accordo vincolante che la obbligava a svolgere mansioni ben precise, salvo poi disinteressarsene completamente con il passare dei mesi.
Le partnership strombazzate ai quattro venti con grande enfasi mediatica non sono mai esistite realmente, le iniziative programmatiche non hanno mai visto la luce e l’applicazione mobile per la gestione quotidiana del benessere emotivo, che avrebbe dovuto costituire il pilastro dell’intera piattaforma digitale, non è mai stata sviluppata.
I finanziatori accusano i fondatori di aver taciuto per oltre tre anni, mantenendo il più totale riserbo mentre la società crollava progressivamente e le risorse economiche venivano bruciate senza produrre alcun risultato concreto.
Dalle inchieste giornalistiche al crollo del progetto
Gli investitori hanno sottolineato di essere rimasti all’oscuro della reale situazione finanziaria ed organizzativa di Wondermind fino all’autunno del 2025.
A squarciare il velo di silenzio sulla gestione interna dell’azienda è stata una controversa inchiesta pubblicata dal magazine The Cut nel settembre 2025.
Nell’articolo, diverse testimonianze di ex dipendenti accusavano apertamente Mandy Teefey di comportamenti inappropriati e persino di aver fatto uso di sostanze stupefacenti negli uffici societari, illazioni che la madre dell’artista ha prontamente e fermamente smentito.
Tuttavia, le difficoltà strutturali dell’impresa erano già state messe in luce poco prima da un’indagine giornalistica condotta da Forbes nell’agosto 2025.
L’inchiesta descriveva in dettaglio le insanabili tensioni interne e le divergenze strategiche che avevano portato Teefey ad estromettere la co-fondatrice Daniella Pierson a meno di due anni dal lancio commerciale della società.
In merito a questa estromissione, il portavoce della Pierson ha cercato di ridimensionare i toni dichiarando che la scelta di abbandonare la guida dell’azienda è stata estremamente sofferta ma maturata con l’orgoglio di quanto costruito fino a quel momento.

La missione originaria travolta dallo scandalo
Nato ufficialmente nel 2021, il progetto Wondermind era stato presentato al pubblico come un ecosistema digitale innovativo ed inclusivo.
L’intento proclamato sulla pagina ufficiale delle tre fondatrici era quello di abbattere lo stigma legato ai disturbi psicologici mediante conversazioni trasparenti, contenuti divulgativi quotidiani e strumenti pratici per la gestione del benessere emotivo.
Per la stessa Gomez, che nel corso della sua carriera si è spesso esposta in prima persona condividendo con i fan le proprie battaglie contro la depressione, la startup rappresentava un veicolo fondamentale per sensibilizzare l’opinione pubblica su scala globale.
Già nel novembre del 2021, in una celebre intervista concessa a Entrepreneur, l’artista dichiarava con orgoglio di voler mettere la propria celebrità e la propria voce al servizio di chi si sentiva inascoltato, attribuendo il merito di questo approccio empatico e solidale all’educazione ricevuta dalla madre.
Oggi però quell’ambizioso sogno aziendale rischia di trasformarsi in una rovinosa débâcle legale ed economica. Mentre la causa legale prosegue il suo iter dinanzi alle autorità giudiziarie, i rappresentanti legali di Selena Gomez e delle sue socie mantengono un rigoroso silenzio, lasciando sospese molte risposte sul futuro e sulla condotta etica del marchio.
