Serena Rossi e il “Presentimento” napoletano: l’intervista tra musica, radici e cuore
#image_title
L’atto d’amore di un’artista completa
Nel salotto di Francesca Fialdini a Da noi… a ruota libera, Serena Rossi si è presentata con un oggetto che profuma di altri tempi e di autenticità: un vinile.
Non è solo un supporto fisico, ma il simbolo di un progetto viscerale intitolato Presentimento, un lavoro che l’attrice e cantante definisce come una vera e propria “creatura” nata dalla collaborazione professionale e sentimentale con il compagno Davide.
Questo disco, disponibile anche in CD e su tutte le piattaforme digitali, rappresenta un ritorno alle origini per un’artista che ha saputo conquistare il grande pubblico passando con disinvoltura dal set cinematografico al palcoscenico teatrale.

Un sound artigianale: 14 brani in due giorni
La genesi di Presentimento rompe gli schemi della moderna produzione discografica frenetica. Serena ha rivelato di aver registrato i 14 brani dell’album in soli due giorni di sessioni live in studio.
La particolarità? L’assenza del “click” (il metronomo elettronico), lasciando che fosse il respiro dei musicisti e il battito del cuore a dettare il tempo.
Il risultato è un suono “artigianale”, volutamente imperfetto ma carico di umanità, che mira a cristallizzare la bellezza della tradizione partenopea in una forma senza tempo.
L’album è strutturato con il fascino del lato A e lato B, un omaggio al passato che riflette la maturità artistica di Serena.
Il coinvolgimento emotivo: i treni della felicità
Il momento più toccante dell’intervista ha riguardato la genesi di una canzone specifica: Uocchie c’arraggiunate. Serena ha confessato che questo brano la commuove profondamente ogni sera a teatro, poiché strettamente legato alla storia della sua famiglia.
La canzone è inserita anche nel film di Cristina Comencini, Il treno dei bambini, e rievoca la vicenda dei “treni della felicità” del secondo dopoguerra.
Sua nonna fu una degli oltre 70.000 bambini napoletani che, per sfuggire alla miseria della città bombardata, furono accolti da famiglie in Emilia-Romagna. Cantare queste note significa per Serena onorare la memoria di sua nonna e di un pezzo di storia d’Italia.
Dalle icone pop alla riscoperta delle radici
Nonostante oggi sia l’ambasciatrice della canzone napoletana, Serena ha ricordato con un sorriso la sua adolescenza. A 13 anni, come molte sue coetanee, sognava l’America e cercava di emulare icone come Whitney Houston e Mariah Carey.
C’è stato un periodo di rifiuto verso la musica della sua terra, percepita come “roba per vecchi”.
Tuttavia, con la crescita e una nuova consapevolezza vocale, quelle melodie le sono tornate incontro, rivelandosi per ciò che sono: dei capolavori assoluti.
Citando Pino Daniele, l’artista ha ribadito che nella musica napoletana “quello che importa è il sentimento”, capace di superare anche le barriere linguistiche.

Il tour teatrale: non un semplice concerto
L’album è solo una parte di un progetto più ampio. Serena Rossi è infatti attesa da una ricca tournée teatrale che partirà il 3 febbraio da Mantova. Lo spettacolo non è un semplice concerto, ma un racconto recitato in cui vengono eseguite 18 canzoni.
Le tappe toccheranno le principali città italiane: Roma, Napoli, Salerno, Milano, Firenze e La Spezia, con incursioni anche in Puglia e Sicilia. Un dettaglio curioso? Per stemperare la tensione delle attese durante il tour, Serena si dedica all’uncinetto, realizzando coperte e regali per amici e colleghi.
Napoli: una conchiglia e una sirena
L’intervista si è chiusa con una poetica definizione di Napoli, tratta proprio dal testo dello spettacolo: “Napoli non è una città. Napoli è una conchiglia, dentro il canto del mare e della gente”.
Per Serena, Napoli è un corpo di donna, una sirena (Partenope) che ancora oggi ammalia con la sua bellezza malinconica.
Tra una traduzione di “Maruzzella” e un accenno al suo prossimo ruolo nella fiction dedicata alla famiglia Panini di Modena, Serena Rossi si conferma un’artista a 360 gradi, capace di restare umile (“sono ancora timidissima” ) pur avendo il coraggio di portare la grande musica italiana nel futuro.
