Simona Ventura a Il Fienile: i successi televisivi, il percorso di suo figlio Nicolò e la forza dell’adozione speciale
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Il fumo clandestino nei fienili dell’Appennino tosco-emiliano durante l’adolescenza, le serate degli anni Novanta passate nelle storiche discoteche del Veneto, l’esperienza della maternità e la grande prova affrontata dopo l’aggressione al figlio Nicolò. Simona Ventura ripercorre le tappe principali della sua vita e della sua carriera nel ventiduesimo episodio de Il Fienile, il podcast condotto dal presidente della Regione Veneto Luca Zaia.
Davanti a una scenografia essenziale fatta di balle di fieno, la conduttrice dialoga con il governatore in un clima di grande spontaneità ed empatia. Nel corso di questa lunga chiacchierata, Ventura ripercorre un cammino professionale lungo quasi quarant’anni, vissuto tra grandi successi e sfide importanti, rimanendo sempre fedele al motto che la definisce da sempre: “Crederci sempre, arrendersi mai”.
Dalle estati sull’Appennino tosco-emiliano alle serate nel Veneto anni ’90
Il titolo e l’ambientazione del podcast richiamano per Simona Ventura un legame profondo con le sue origini e la sua infanzia.
I ricordi d’infanzia e le prime trasgressioni a Camugnano
Figlia di Rino, che ha intrapreso una solida carriera nel genio ferrovieri, e di Anna, cresce all’interno di una famiglia unita che ha da poco festeggiato il traguardo straordinario di sessantadue anni di matrimonio. Essendo una bambina dalla salute particolarmente cagionevole, i genitori la mandavano spesso a trascorrere lunghi periodi dai nonni materni.
Simona passava così circa cinque o sei mesi all’anno immersa nella natura dell’Appennino tosco-emiliano, tra i comuni di Castiglione dei Pepoli e Camugnano. È proprio in quel fienile di famiglia che, intorno ai quattordici o quindici anni, consumava le prime e ingenue trasgressioni adolescenziali, nascondendosi con gli amici per provare a fumare i cartocci del mais.
Quei ricordi semplici e legati alla terra hanno saputo plasmare la concretezza di una donna che, nonostante il successo e la costante attenzione dei media, non ha mai smarrito il contatto con la realtà del quotidiano.

L’era d’oro delle discoteche e l’incontro con un giovane Luca Zaia
Questa stessa concretezza le è tornata utile all’inizio degli anni Novanta, quando la sua carriera televisiva ha subito una vera e propria impennata nel settore dell’intrattenimento nazionale.
Simona rievoca con visibile nostalgia ed enorme divertimento il periodo d’oro delle cosiddette ospitate in discoteca. Si trattava di un’epoca intensa in cui arrivò a compiere la cifra record di ben duecentosessanta serate in un solo anno, spostandosi costantemente lungo tutta la penisola.
Le due regioni in cui lavorava di più erano la Puglia e, per l’appunto, il Veneto.
Quando Zaia faceva la selezione alla porta
È proprio in quelle frizzanti notti venete che le strade di Simona Ventura e di un giovanissimo Luca Zaia si sono incrociate per la prima volta.
All’epoca, Zaia era uno studente universitario che per mantenersi gli studi lavorava attivamente come addetto alle pubbliche relazioni e alla selezione all’ingresso dei locali notturni.
Un universo, quello dell’intrattenimento notturno di trent’anni fa, che entrambi ricordano oggi non come un luogo di sballo fine a se stesso, ma come una formidabile e rigorosa palestra di vita.
Era un ambiente frequentato da ragazzi volenterosi, studenti, e padri di famiglia che svolgevano un secondo impiego di notte per poter pagare il mutuo, ben lontano dalle facili demonizzazioni mediatiche ed etichette che la società cercava di imporre.
La maternità come priorità e il percorso difficile dopo l’aggressione a Nicolò
Nel 1998 la nascita del suo primogenito, Nicolò, segna un punto di non ritorno fondamentale nella sfera privata della conduttrice.
La reazione di Lele Mora e la centralità della famiglia
Simona svela un divertente retroscena: all’epoca, l’annuncio della sua prima gravidanza non venne accolto con entusiasmo dal suo storico agente Lele Mora, il quale, scherzando ma non troppo, paventò disperato l’interruzione della sua ascesa professionale.
Al contrario, la maternità si rivelò l’autentica chiave di volta per la stabilità di Simona.
In una fase di successo travolgente e inaspettato, in cui sentiva costantemente il bisogno di ricevere conferme esterne dal lavoro e dall’audience, i figli sono diventati il suo punto di riferimento, l’ancora di salvataggio ideale per non lasciarsi travolgere o snaturare dalle correnti effimere della popolarità di massa.

L’aggressione a Milano e la grande preoccupazione familiare
Tuttavia, il cammino di un genitore è costellato anche da prove dolorose e profondamente spaventose. Il momento più difficile della sua intera esistenza si consuma all’alba di una domenica mattina, mentre si trova in Calabria per impegni di lavoro.
Una telefonata improvvisa e disperata da parte della fidanzata del figlio Nicolò la gela: il ragazzo è stato aggredito e accoltellato fuori da una nota discoteca di Milano.
La guarigione e la rinascita esistenziale
Ben undici fendenti sferrati con violenza tramite un coltello di venticinque centimetri che, per una circostanza fortunata, non toccano alcun organo vitale.
Superato lo shock iniziale e la paura immensa, quell’evento così traumatico si trasforma per Simona in un potentissimo segnale esistenziale. È stata la spinta necessaria per scrollarsi di dosso un periodo di apatia, ritrovando la grinta e l’energia vitale di un tempo.
Oggi Nicolò sta benissimo, ha trasformato la sua passione in un lavoro diventando personal trainer a Milano, e quella pagina è ormai superata grazie alla forza di una famiglia unita.
La storia di Caterina: la complessa via dell’affido e la scelta dell’adozione speciale
Nel bagaglio di vita di Simona Ventura c’è spazio per un capitolo d’amore generoso e dal valore profondamente civile.
Le oasi di salvezza delle case famiglia e la complessità burocratica
Nel 2006 entra a far parte della sua famiglia la piccola Caterina, una neonata di appena un mese e mezzo proveniente da una casa famiglia situata a Montefiore Conca, in provincia di Rimini.
Quella dell’affidamento temporaneo viene descritta dalla conduttrice come l’esperienza più complessa, delicata e psicologicamente impegnativa che una famiglia possa decidere di intraprendere.
Si tratta di un cammino tortuoso, scandito dai rigidi protocolli del tribunale dei minorenni e dal costante timore che il bambino possa da un momento all’altro tornare alla famiglia d’origine, lasciando un vuoto profondo.

La scelta del 2014: la necessità della tutela legale
La spinta decisiva verso l’adozione speciale avviene nel 2014, in seguito a un tragico evento che scuote la cerchia di amicizie scolastiche dei figli di Simona.
La scomparsa improvvisa a causa di un aneurisma cerebrale di una madre del gruppo spinge la conduttrice a riflettere seriamente sulla tutela giuridica della piccola Caterina.
In caso di una sua prematura scomparsa, infatti, i figli biologici sarebbero stati legalmente tutelati, mentre la bambina non avrebbe goduto di alcuna garanzia o diritto.
L’accordo con i genitori biologici e la serenità familiare
Assistita dall’avvocato Annamaria Bernardini De Pace e potendo contare sul consenso generoso dei genitori biologici della piccola, con i quali Simona mantiene tuttora un rapporto di sincero affetto, si conclude felicemente l’iter per l’adozione speciale.
Oggi Caterina ha vent’anni, è una splendida ragazza e rappresenta il più bel regalo che il destino potesse fare alla vita di “Super Simo”.
Dalle sfide giovanili ai grandi palcoscenici: la nascita di una carriera di successo
La straordinaria determinazione che caratterizza Simona Ventura emerge chiaramente sin dai suoi primissimi passi mossi nel mondo dello spettacolo italiano.
Un provino a 21 anni: la determinazione di emergere
Forte dei titoli di Miss Muretto nel 1986 e delle partecipazioni a Miss Italia e Miss Universo nel 1987, a soli ventun anni si presenta al suo primo provino ufficiale davanti alla storica casting director Gianna Tani.
Con una presenza scenica forte e una sicurezza disarmante, la giovanissima Simona dichiara senza timidezza di voler ambire a una carriera di primo piano come quella di Raffaella Carrà, rifiutando il ruolo riduttivo di semplice valletta.
Questa determinazione la porterà ben presto a debuttare in programmi importanti e a imporsi all’attenzione generale.

Il calcio come trampolino e l’incontro con i mostri sacri
Il mondo dello sport e in particolare quello del calcio rimangono i suoi storici trampolini di lancio, territori all’epoca declinati quasi esclusivamente al maschile in cui Simona riesce a imporsi grazie a una competenza indiscutibile, unita a una travolgente dose di ironia e freschezza.
Le lezioni di Pippo Baudo e la svolta con la Gialappa’s Band
Il suo percorso professionale si snoda dalle prime fatiche ai Mondiali di Italia ’90, trascorsi a seguire il Brasile a Torino per l’emittente GBR, fino alle prestigiose collaborazioni con i mostri sacri del piccolo schermo.
Lavorare fianco a fianco con Pippo Baudo a Domenica In le insegna i segreti del ritmo televisivo e il valore della disciplina ferrea; l’esperienza alla Domenica Sportiva ne consolida la credibilità.
E quando nel 1994 si ritrova senza un contratto televisivo, non si dà per vinta: accetta la sfida di Mai dire Gol con la Gialappa’s Band, inaugurando una stagione di grandi successi che la consacrerà volto di punta della televisione degli anni Novanta e Duemila.
L’intervista a Il Fienile ci consegna il ritratto fedele di una professionista stimata, leale e coraggiosa, capace di guardare al proprio passato con orgoglio e di affrontare il futuro con lo stesso identico entusiasmo di quella ragazza di vent’anni che desiderava scrivere la storia della televisione.
