“Smoke on the Water”: il riff che fece impazzire il mondo
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Quando un incendio cambiò la storia del rock: la genesi di Smoke on the water dei Deep Purple
Era il 1971, e i Deep Purple erano arrivati a Montreux, in Svizzera, per registrare il loro nuovo album, Machine Head, in modo diverso dal solito.
Per ottenere un suono più autentico e crudo, avevano affittato il leggendario studio mobile dei Rolling Stones, con l’intenzione di registrare le tracce all’interno del casinò locale. Ma la sera prima dell’inizio delle sessioni, tutto cambiò.
Durante un concerto di Frank Zappa & the Mothers of Invention al casinò, un fan sparò un razzo segnaletico contro il soffitto.
Una scintilla bastò per innescare un incendio devastante che distrusse completamente l’edificio. Roger Glover, bassista della band, racconta di essersi trovato separato dagli altri membri e di essere rientrato per cercarli tra fiamme e fumo.
Una volta fuori, osservò la scena dal bar dell’hotel, mentre una densa colonna di fumo si alzava sul Lago di Ginevra.
Due giorni dopo, svegliandosi in camera, pronunciò a voce alta la frase “Smoke on the Water”. Fu l’inizio della leggenda.

Dalla tragedia alla creazione
Il chitarrista Ritchie Blackmore creò un riff in mid-tempo, potente e scarno, che Glover riconobbe immediatamente come il cuore perfetto per una canzone che raccontasse quell’episodio.
Ian Gillan, voce della band, iniziò a scrivere i testi con Glover in appena 15 minuti. Le parole sembravano pagine di diario: “We all came out to Montreux, on the Lake Geneva shoreline…”.
E così prese vita Smoke on the Water, registrata in condizioni quasi di fortuna. Dopo l’incendio, la band si spostò al Pavillon, dove iniziarono a suonare la canzone per la prima volta.
La polizia arrivò presto a fermare le sessioni: il volume era troppo alto. Fu Claude Nobs, fondatore del Montreux Jazz Festival – celebrato nel brano come “Funky Claude” – a suggerire di spostarsi nel vicino Grand Hotel, allora chiuso.
Lì, i Deep Purple registrarono gran parte dell’album Machine Head nei corridoi, con cavi ovunque, luci rosse accese e materassi contro le pareti per isolare il suono – come racconta il verso “a few red lights and a few old beds”.
Nessuno in quel momento immaginava che quella traccia sarebbe diventata una delle più celebri della storia del rock.

Il riff che tutti conoscono
Il riff iniziale di Smoke on the Water è ormai universalmente riconosciuto come il più famoso della storia del rock. È stato votato come miglior riff di sempre in numerosi sondaggi, ed è anche il primo che molti chitarristi imparano quando iniziano a suonare.
Tanto che in diversi negozi di strumenti musicali – soprattutto nel Regno Unito e negli Stati Uniti – comparvero cartelli ironici con la scritta: “No ‘Smoke on the Water'”, per scoraggiare i clienti dal suonarlo continuamente.
Questo riff è diventato talmente iconico che rappresenta quasi un “rito di passaggio” per chiunque impugni una chitarra elettrica per la prima volta.
Ian Paice, batterista della band, lo definì “un pulsante magico per far impazzire il pubblico”, una frase che descrive perfettamente l’effetto che ancora oggi il brano ha nelle esibizioni dal vivo.
La magia di Made in Japan
Quando la band registrò Made in Japan nel 1972, Smoke on the Water era già diventata una delle tracce più amate del repertorio. La versione live cattura tutta l’energia grezza e l’improvvisazione che la band aveva affinato nei mesi successivi all’uscita dell’album.
Uno dei momenti più memorabili del concerto a Osaka è l’urlo di Gillan: “I want everything louder than everything else!”, una frase rimasta nella storia del rock.
Oggi, a distanza di oltre 50 anni, i Deep Purple celebrano questa pietra miliare con l’uscita della 50th Anniversary Edition di Made in Japan, disponibile ora in versione rimasterizzata e arricchita di contenuti esclusivi. Un’occasione imperdibile per rivivere uno dei live album più iconici di sempre.

Una fiamma che non si spegne
Smoke on the Water è molto più di una canzone. È un simbolo della resilienza creativa, un brano nato dal caos e dal pericolo, che ha saputo trasformare un evento tragico in arte pura.
Ogni volta che il pubblico sente quel riff, le mani iniziano a battere il tempo, le teste si muovono a ritmo, e la magia si ripete.
Perché alcune canzoni non invecchiano mai.
