Stefania Rocca da quel fotografo che chiuse la porta per rimanere più intimi, fino al debutto come regista
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Dagli inizi della sua carriera fino al debutto dietro la macchina da presa come regista, Stefania Rocca si è raccontata senza filtri in una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera rivelando anche episodi che hanno segnato il suo percorso professionale comprese le presunte molestie ricevute da un fotografo quando aveva 18 anni.
L’attrice e regista ha spiegato che si trovava a Milano per un servizio fotografico quando muoveva i primi passi nel mondo della moda allorché rimasta sola con il fotografo quest’ultimo chiuse la porta della stanza: “Vedo il fotografo che va a chiudere la porta della stanza dove ci trovavamo. Gli chiedo: perché? Lui risponde: ‘Per essere più intimi”.
Una frase che fece scattare un campanello d’allarme nella testa di Stefania che scappò via non prima di aver sferrato un calcio al malcapitato: “Mi sono spaventata, gli ho sferrato un bel calcio, gli ho chiesto di aprire immediatamente la porta e me ne sono andata”.
L’attrice ha raccontato di aver ricevuto il giorno dopo il richiamo della sua agenzia secondo la quale il fotografo per “intimità” voleva intendere restare da soli per evitare entrate accidentali e ottenere una miglior resa, una interpretazione alla quale Rocca ha sempre creduto poco: “La mia paura o il sesto senso, chi può dirlo, mi ha fatto reagire in quel modo e ho capito quanto possa essere difficile, per una ragazza, sottrarsi a situazioni simili”.
I lavori prima di entrare nel mondo dello spettacolo
Un carattere determinato e un’indole ribelle che hanno portato Stefania Rocca a scegliere di interpretare ruoli complessi e divisivi tra cui quello interpretato nello spettacolo La madre di Eva che aveva come tema centrale quello della transizione di genere. Ma anche prima di diventare famosa Stefania si è buttata senza esitazione in diverse esperienze lavorative tra cui babysitter, pony express e cameriera con il preciso intento di non restare con le mani in mano.
Qualche anno prima, durante gli anni del liceo, Rocca aveva anche lavorato nello showroom milanese dell’allora giovanissimo imprenditore Carlo Capasa, diventato successivamente suo marito e padre dei suoi due figli, Leone di 18 anni e Zeno di 16, una maternità anche in questo caso vissuta lontano dagli stereotipi: “Non ho mai creduto nelle madri perfette. È strano, ma sono i figli che ti fanno diventare madre, perché ogni volta che fai qualcosa, pensando di aver agito nel modo giusto, loro ti stravolgono”.
Il debutto come regista
Dopo anni sulle scene il percorso artistico di Stefania Rocca si arricchisce di un nuovo capitolo con l’esordio alla regia nel film L’ora di tutti, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo del 1962 di Maria Corti che ha come tema centrale il sacco di Otranto del 1480. Un ulteriore traguardo professionale con la consapevolezza di dover smussare qualche lato del suo carattere: “A volte non chiedo, non è che ho paura di chiedere ma non mi piace essere invadente e, poi, mi rendo conto che invece potrebbe essere importante fare delle domande”.

@foto Corriere della Sera
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