Stefano D’Orazio, al via il processo d’Appello per l’eredità dell’artista
Purtroppo sono sempre i soldi a disturbare l’Eterno Riposo dei personaggi famosi. E’ iniziato in corte d’Appello a Roma il processo per l’eredità di Stefano D’Orazio, lo storico batterista dei Pooh scomparso nel novembre del 2020. Il ricorso contro le decisioni della sentenza di primo grado è stato intentato dalla moglie del defunto artista, Tiziana Giardoni, non per discutere se Francesca Michelon sia la figlia del compianto musicista, essendo quest’ultima circostanza stata accertata in maniera inconfutabile grazie al test del Dna, quanto dell’eredità di D’Orazio.
In vita Stefano D’Orazio non aveva mai voluto riconoscere Francesca Michelon, nata da una relazione extraconiugale della madre di Francesca, Oriana Bolletta, con il musicista. Alla fine del processo di primo grado, i giudici oltre a stabilire l’effettiva paternità di D’Orazio, avevano annullato anche il testamento del 2016 del cantante che prevedeva unici beneficiari al 50%, Francesca Michelon e Tiziana Giardoni, quest’ultima, era stata anche condannata al pagamento di 60mila ero a favore di Francesca per danni esistenziali.

Le nuove richieste di Tiziana Giardoni
La sentenza non è stata mai eseguita in attesa della risposta dei giudici del Tribunale di secondo grado, che presumibilmente arriverà nel 2026. In Appello la vedova del musicista, contrariamente a quanto disposto in primo grado, ha chiesto che Francesca Michelon proceda a un versamento a suo favore di centomila euro per danni esistenziali. Giardoni sostiene che Michelon e D’Orazio non hanno mai avuto buoni rapporti tanto che l’ex Pooh non ha mai voluto riconoscerla. Per i motivi succitati, la vedova del batterista sarebbe disposta a riconoscere a Francesca una quota legittima dell’eredità pari a un terzo del patrimonio di D’Orazio e non del 50%.
A parte quanto sopra, al momento nessuno è a conoscenza dell’esatto ammontare del patrimonio di D’Orazio tranne la moglie, per cui qualunque sia la sentenza della corte d’Appello e nel caso di un eventuale ricorso in Cassazione, i legali della figlia del musicista dovranno procedere alla tracciabilità di tutti i beni mobili e immobili per stabilire le spettanze della propria assistita a prescindere si tratti del 33% o del 50%. Tutto ciò sempre che le due parti non riescano a trovare un accordo.
I tentativi di mediazione
In verità un tentativo di mediazione sarebbe stato posto in essere dai legali di Michelon già durante il processo di primo grado, ma non è andato a buon fine, i legali della figlia del musicista sarebbero pronti a presentare una ulteriore proposta di accordo agli avvocati di Giardoni. In attesa che si addivenga a una soluzione bonaria della vicenda, Michelon ha scelto per il momento di non assumere il cognome del padre e di mantenere il suo.

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