Stefano Jurgens: “Paolo Bonolis generoso e umano, il politically correct sta cambiando la comicità”
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Ha lavorato per i più grandi personaggi della musica e della televisione, ma i sodalizi professionali per cui è più conosciuto sono stati quelli con il grande Corrado Mantoni e con Paolo Bonolis. In una intervista rilasciata a Fanpage.it, Stefano Jurgens ha ripercorso la sua cinquantennale esperienza artistica, tracciando un quadro molto reale della televisione di oggi.
Come autore ha firmato programmi entrati a pieno titolo nella storia della televisione quali Il pranzo è servito, Fantastico, Tira e Molla e La Corrida, lavorando oltre che con i succitati Corrado e Bonolis, anche con Gerry Scotti e Amadeus. Nel suo curriculum anche tante canzoni per artisti famosi, tra le quali un successo come Sei forte papà di Gianni Morandi.
Proprio per la sua grande esperienza, Jurgens ha espresso giudizi netti sulla televisione di oggi, a suo avviso ormai totalmente priva di innovazione o di novità interessanti, sottolineando che esiste un’intera generazione di giovani per cui la TV e i giornali non esistono soppiantati da piccoli contenuti che transitano sugli smartphone.
Il popolare autore televisivo non ha risparmiato critiche neanche a Discovery, che a suo avviso “non ha ancora capito come realizzare programmi popolari in Italia”, il riferimento all’esperienza di Amadeus sulla piattaforma americana è evidente. Parole di stima per Paolo Bonolis, per Jurgens “un saggio ed una persona di grande umanità” e per Stefano De Martino, invece bocciatura completa per l’intelligenza artificiale: “Non ha anima, forse la usa chi non sa scrivere”.
Il successo a 22 anni con una canzone per Gianni Morandi
Il successo per Jurgens è arrivato presto, quando a 22 anni si è ritrovato a scrivere Sei forte papà, per Gianni Morandi, un disco amatissimo dai ragazzini dell’epoca diventato un cult nei decenni successivi, che venderà in poco tempo 8 milioni di copie.
“È stata una sorpresa – ha spiegato Jurgens – perché da ragazzo, come facevano tanti in quell’epoca, mi divertivo a suonare con la chitarra le canzoni del tempo, dai Roxy Music all’Equipe 84. La band era piuttosto rudimentale, la batteria era stata costruita con le scatole del detersivo Dixan. Nonostante questo suonavamo nei ristoranti, anche se ci pagavano a crocchette e supplì. Poi ho incontrato il maestro Bruno Zambrini, compositore che aveva scritto evergreen come Non son degno di te o La fisarmonica, mentre il paroliere Franco Migliacci si era preso una pausa. Lui mi disse che dovevano consegnare un altro disco per la RCA e mi chiese di provare a scrivere una canzone, visto che mi sentiva sempre suonare la chitarra”.
Un tentativo che portò a un grande successo: “Mi diede una cassetta con la musica, anche se non avevo né arte né parte, e ci provai. Le prime versioni erano un disastro: mi strappò il foglio davanti più volte perché non erano all’altezza. Non capivo perché e non sapevo come fare, visto che non esisteva una scuola per scrivere canzoni. Poi mi inventai quel testo con gli animali e alla fine gli piacque così tanto che lo accettò e lo propose a Gianni Morandi”.
Un successo che avrebbe potuto fargli perdere la testa invece Stefano è rimasto con i piedi per terra: “Io sono una persona normale, nei limiti della normalità per chi fa questo lavoro. Non mi riconosco nel termine “maestro”, che usa qualcuno quando si rivolge a me. Sono rimasto sempre uguale. Continuo a pagare Equitalia e c’è da dire che farlo costantemente nel tempo ti permette di tenere i piedi per terra”.
Il sodalizio artistico con Paolo Bonolis e l’accusa al politically correct
La parte dell’intervista dedicata a Paolo Bonolis è la più sentita, Jurgens ha stilato un quadro del conduttore sottolineando che secondo lui il tratto distintivo di Paolo è la grande umanità: “Al di là di quello che tutti possono vedere in tv, lui è una persona generosa e con un grande senso dell’amicizia. A volte è stato criticato perché avrebbe “insultato” qualche concorrente, ma non è così. Lui gioca e scherza e se qualcuno assiste alle registrazioni se ne può rendere conto. Spesso i concorrenti, alla fine delle puntate, lo abbracciano e lui non si è mai negato. Paolo è diverso dai classici conduttori del passato. E poi ha una grande cultura, conosce un sacco di cose belle”.
E a proposito di cultura c’è chi ha dichiarato che Bonolis proprio perché colto avrebbe potuto dare più spazio a programmi come “Il senso della vita” invece di privilegiare “Ciao Darwin”: “Purtroppo, lavorando per la televisione commerciale bisogna ammettere che i format che puntano alla profondità rendono meno in termini di raccolta pubblicitaria rispetto a quelli più leggeri. Oppure rischiano di essere mandati in onda a tarda notte. Sono difficili da far accettare”.
Jurgens si è anche soffermato sul politicamente corretto che ha modificato il modo di scherzare e cambiato il modo di fare comicità: “Le generazioni cambiano e cambia la sensibilità. Se pensiamo al grande Raimondo Vianello, giocava utilizzando anche il black humor. Oggi, con questi telefonini, si incazzano tutti per qualunque cosa dici. Più che mai in televisione bisogna stare attentissimi perché la gente non riesce più a distinguere tra una battuta e un’offesa. Non so come mai siano tutti così arrabbiati. Forse perché fa caldo, mancano i soldi e il lavoro, ci sono sempre più guerre oppure perché, anche se non lo ammettono, vorrebbero esserci loro in tv”.
Il commento su Amadeus a Discovery
Stefano Jurgens ha lavorato anche con Amadeus, secondo l’autore Discovery non ha valorizzato il conduttore: “Amadeus lo conosco bene ed è divertente. A volte spacca un po’ il pubblico, ma è andato molto bene con la musica, come a Sanremo, e il mio consiglio è quello di provare a continuare a stare in ambito musicale. Non so poi se in Rai, al Nove o altrove, perché quelle sono decisioni politico-contrattuali di cui ho sempre capito poco. Quando ha scelto di andare al Nove ho approvato la sua decisione. Una rete nuova come Discovery poteva dargli grande spazio, ma evidentemente non ha ancora l’esperienza necessaria per fare bene la televisione in Italia. In America funziona, ma da noi forse non hanno ancora capito come realizzare programmi popolari”.
I problemi la maggior parte delle volte risiedono nei format: “Ormai c’è questa moda di realizzare tutto con format acquistati all’estero e questo diventa un problema. Perché l’autore, alla fine, si ritrova a fare solo un adattamento di qualcosa di già esistente e ideato chissà dove nel mondo. Non basta che in America o in Ungheria abbia funzionato: ogni Paese ha il suo pubblico. In più ti impongono di rispettare delle regole, per cui è molto difficile metterci mano e poi riuscire a tirarne fuori un prodotto di qualità”.
Politica e televisione ed il pericolo delle piattaforme digitali
Si parla sempre più spesso dell’annoso problema delle influenze politiche in televisione: “La politica di solito dà una direzione, ma più in Rai che a Mediaset. Per cui nel servizio pubblico devono rispettare il funzionario e il governo che li ha messi lì. Quando ho cominciato in Rai c’era ancora la censura. Scrivevo le canzoni o i programmi e c’era un addetto a leggere tutto e a tagliare quello che non si poteva dire. Venendo da quella storia in Rai sono rimasti un po’ bacchettoni”.
Infine il pericolo che le piattaforme possano mangiarsi definitivamente le reti generaliste: “Penso proprio che la tv stia morendo. La tv è rimasta un mezzo per un pubblico anziano che ha persino difficoltà a cambiare canale. Con le piattaforme ci saranno sempre più modi nuovi di fare televisione. Anche se il nuovo è relativo, perché di nuovo vedo poco. Ma i mezzi cambiano e cambia il linguaggio”.
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