Stephen King vuole l’impeachment di Trump: “È un horror”
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Stephen King, il maestro indiscusso della narrativa dell’orrore, non ha mai nascosto la sua antipatia per Donald Trump. Anzi, negli anni l’ha espressa con una chiarezza tagliente che non lascia spazio a interpretazioni.
In una recente intervista rilasciata a The Guardian, lo scrittore ha parlato senza mezzi termini della sua visione della “presidenza Trump”, definendola una vera e propria storia dell’orrore e immaginando il modo in cui, secondo lui, dovrebbe finire.
Alla domanda di un lettore su quale sarebbe il “finale ideale” dell’era Trump, King ha risposto senza esitazioni: “Penso che sarebbe l’impeachment, che, a mio avviso, sarebbe un buon finale. Mi piacerebbe vederlo in pensione, diciamo così”.
Un epilogo netto, che si contrappone a quello che lo scrittore definisce “il finale negativo”: Trump al potere per un terzo mandato, in una distopia che ricorda più un suo romanzo che la realtà politica americana.
King rincara la dose anche sui social, dove ha più volte espresso giudizi taglienti sull’ex presidente.
In un post recente sul suo profilo X (ex Twitter), ha scritto: “Nel profondo del suo cuore, credo che Trump sappia di essere uno stronzo incompetente”.
Una dichiarazione che ben si allinea con l’immagine cupa e caricaturale che l’autore ha spesso tracciato dell’ex comandante in capo.
Ma l’intervista non si è fermata alla politica.
Il discorso è scivolato anche sul cinema, dove King ha ribadito il suo entusiasmo per le trasposizioni cinematografiche delle sue opere, che negli ultimi anni stanno vivendo una nuova giovinezza.

“Sono ancora emozionato quando qualcuno fa un film tratto da qualcosa che ho scritto”, ha dichiarato.
Quest’anno sono già usciti quattro film basati su sue storie, tra cui The Monkey e The Life of Chuck, ma è il remake di The Running Man, diretto da Edgar Wright e girato in Inghilterra, a entusiasmarlo di più.
King ci tiene a precisare che non scrive con l’obiettivo di vedere le sue storie trasformate in film: “Scrivo solo quella che sembra una bella storia che piacerà a me e alla gente. Poi, qualunque cosa accada, accadrà”.
Secondo lui, libro e film sono due linguaggi diversi, come “mele e arance”, ed è proprio questa diversità a renderli entrambi affascinanti.
Verso la fine del 2024, King aveva anche rivelato quale fosse il suo film horror preferito di sempre, confermando ancora una volta quanto il genere sia per lui non solo una professione, ma una passione autentica.
In fondo, che si tratti di un romanzo, di un film o della politica americana, per King l’orrore è ovunque — e a volte si presenta sotto forma di una presidenza.
