Teatro delle Vittorie, Fiorello scende in campo contro la vendita: “E’ un crimine verso lo spettacolo italiano”
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La Rai che Vedrai, recitava un vecchio slogan della TV di Stato per reclamizzare i programmi che sarebbero andati in onda durante la stagione, uno slogan che sembra fatto apposta per il momento attuale dell’azienda per quanto riguarda il piano immobiliare. Una operazione definita “rivoluzionaria” che prevede tra le altre cose, le vendite dello storico centro di produzione in Corso Sempione a Milano, del Palazzo della Radio a Torino e del Teatro delle Vittorie a Roma.
A tutto ciò si potrebbe aggiungere la ex sede di Viale Mazzini 14 a Roma, attualmente in ristrutturazione, ma che voci insistenti dicono sarà venduta se i costi di smaltimento dell’amianto di cui l’immobile è gravato si riveleranno più onerosi del previsto.
Per tornare allo slogan con cui abbiamo aperto, se la Rai che vedremo sarà questa, sarà una Rai che non ha rispetto per il suo passato: in quegli studi sono passati oltre 70 anni di storia dello spettacolo televisivo italiano nonché i vari Baudo, Carrà, Bongiorno, Tortora, Mondaini e Vianello, Mina, le gemelle Kessler, Arbore e Boncompagni, il maestro Luttazzi, Alberto Lupo e tanti altri personaggi che sono pietre miliari della televisione italiana.

La vendita del Teatro delle Vittorie
La comunicazione da parte dell’azienda di vendere il Teatro delle Vittorie è stata resa pubblica lo scorso weekend, dopo che a inizio anno la stessa Rai aveva precisato che dello storico teatro non era prevista la vendita e che c’erano i presupposti di cavalcare la proposta di intitolarlo a Pippo Baudo. Notizia di una dismissione che ha addolorato tanti telespettatori e tanti personaggi dello spettacolo che hanno manifestato il loro disappunto.
Come abbiamo sottolineato appena appresa la notizia, è veramente triste quando un’azienda dimentica la propria storia, Il Teatro delle Vittorie non è solo un immobile da vendere perché non serve più, ma un luogo dove il varietà televisivo ha cominciato ad avere una propria identità e a diventare grande. Non si tratta solo di metri quadri si tratta di memoria.
Significa restare aggrappati alla nostalgia? No, significa salvaguardare le proprie radici culturali, la nostalgia è per la storia e i ricordi che contiene il delle Vittorie, non per quello che il teatro è adesso, un gigante pieno di storia da tempo vittima del disinteresse dell’azienda, che non vuole provvedere alla messa a norma della galleria, della regia e degli impianti.
Da tempo la struttura da teatro di posa è stato trasformato in studio televisivo, fino a maggio ospiterà le registrazioni di Affari Tuoi, ma sono passati almeno 15 anni, a parte gli speciali dell’access di Rai1 legati alla Lotteria Italia, da quando nel teatro non vanno in onda spettacoli in prima serata.
La protesta di Fiorello
Davanti alla scelta di vendere il Teatro delle Vittorie, con la Rai pronta ad accettare offerte fino al 22 maggio 2026, Fiorello ha mostrato tutto il suo malumore per la decisione dell’azienda di dismettere lo storico cespite. Questa mattina 26 aprile, lo showman siciliano si è recato con il fidato Fabrizio Biggio davanti al teatro per affiggere due manifesti sui quali c’erano scritti due messaggi indirizzati all’azienda: “Questo teatro non è in vendita!” e “Questo teatro non si dovrebbe vendere!“.
In un video pubblicato sui social, Fiorello ha poi lanciato il suo messaggio di protesta: “Vendere il Teatro delle Vittorie sarebbe un crimine nei confronti dello spettacolo italiano, per rispetto a Pippo Baudo e ai programmi che ha creato qui dentro. Oggi inizieremo proprio da qui la puntata de La Pennicanza per sottolineare ancora quanto sia importante trovare un’alternativa alla vendita del Teatro delle Vittorie”
Durante la diretta de La Pennicanza, Fiorello è tornato sull’argomento in apertura della trasmissione, ribattendo punto su punto la nota con cui la Rai ha giustificato la vendita del Teatro delle Vittorie invitando anche i colleghi, Carlo Conti, Geppi Cucciari, Milly Carlucci, Milo Infante e Pierluigi Diaco, a lanciare a loro volta lo stesso appello per cambiare le sorti a cui sembra destinato l’immobile.

La Nota della Rai
Per completezza di informazione riportiamo la nota con cui la Rai ha spiegato i motivi della vendita del delle Vittorie:
“La messa in vendita del Teatro Delle Vittorie rientra negli obiettivi di un piano immobiliare che – unico nella storia Rai – guarda al futuro, non solo a Roma, con significativi interventi tecnologici volti alla completa modernizzazione e trasformazione in Digital Media Company. Per quanto riguarda il Teatro Delle Vittorie – pezzo importantissimo della storia Rai – tutte le valutazioni tecniche rappresentano da tempo costi di gestione eccessivi e non più sostenibili in virtù della obsolescenza della struttura, delle problematiche di carattere tecnico e impiantistico, dei vincoli e delle limitazioni imposti dal fatto che si trova all’interno di un condominio, e dei problemi di impermeabilizzazione e la conseguente esiguità dei programmi che vi vengono realizzati. Per questi motivi, sommati ai costi milionari di manutenzione, la sua vendita era stata già deliberata dal precedente Cda nel luglio 2022”.
La Rai poi offre una sua lettura sulla vendita, ovviamente lontana da quanto desidera Fiorello e da ciò che vorrebbero i telespettatori:
“L’obiettivo della Rai non è, dunque, quello di cancellare la propria storia, ma di declinarla al futuro, razionalizzando al meglio le proprie strutture, investendo in profondi cambiamenti, come sta accadendo con il potenziamento tecnologico e d’avanguardia di Saxa Rubra, la riqualificazione di Viale Mazzini – attesa da decenni – con il concomitante utilizzo della sede di Via Alessandro Severo, già concepita con criteri d’avanguardia – e il completamento degli interventi in via Teulada. Il tutto per introdurre un modello immobiliare più flessibile e adattato alle reali esigenze produttive di un broadcaster moderno, migliorando l’utilizzo degli spazi e la qualità degli ambienti di lavoro per i propri dipendenti”.
L’attacco di Barbara Floridia
Anche la presidente della commissione di vigilanza Rai, Barbara Floridia, si è detta contraria alla vendita e in un lungo comunicato ha accusato l’azienda di usare un linguaggio da burocrati e di essere poco attenta alla propria storia:
“[…] La risposta della Rai è esattamente ciò che non serve: un linguaggio da burocrati, freddo, autoreferenziale, incapace di cogliere il valore simbolico dei luoghi. Parlare di costi, vincoli condominiali e impermeabilizzazione per giustificare una vendita così è il segno di chi ha perso il senso della propria storia. Se il servizio pubblico non sa difendere i suoi simboli, tocca farlo alla società civile, alla comunità artistica e alla stessa politica. Mi auguro che i partiti sappiano riconoscere l’importanza di questa vicenda e consentire alla vigilanza Rai di occuparsene, altrimenti sarebbe l’ennesimo strappo gravissimo di cui chi dovesse opporsi si assumerebbe tutta la responsabilità”

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