Tina Sgarbini uccisa perché aveva deciso di lasciare Persico, la non accettazione del “no” ancora causa di un femminicidio
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Alla base del femminicidio di Tina Sgarbini ci sarebbe l’odio del suo compagno Christian Persico, incapace di accettare la fine della relazione. La non accettazione del “no” purtroppo rimane alla base di tanti femminicidi, sono oltre sessanta le donne che sono morte per mano di coloro che sostenevano di amarle, una scia di sangue che non si riesce ad arginare, purtroppo molto spesso seguita solo da parole di cordoglio senza che si studino misure per prevenire atti violenti. Dalle scuole bisognerebbe cominciare a sradicare quella sbagliata cultura dell’uomo che può tutto, con cui tanti ragazzi vengono cresciuti nelle loro famiglie.
Una cultura sbagliata che sfocia in violenza quando dall’altro lato si trovano donne risolute e realizzate. Davanti all’evidente inerzia dello Stato davanti al fenomeno, davanti a braccialetti elettronici che non funzionano, davanti alla farraginosità della macchina giudiziaria le donne vengono lasciate sole e gran parte delle volte gli inviti a denunciare diventano condanne a morte.

Tina Sgarbini morta soffocata con una busta di plastica o con una pellicola per alimenti
Tina Sgarbini è stata soffocata con una busta di plastica o con la pellicola trasparente per alimenti mentre era nella sua casa, un luogo che dovrebbe proteggere e non diventare teatro di morte. La tragedia racconta ancora una volta la fragilità emotiva di un uomo nel non sapere accettare la scelta di una donna, quella stessa fragilità che purtroppo porta altre donne a giustificare reazioni violente. La violenza non ha giustificazioni, la violenza va arginata e fermata e chi la giustifica dovrebbe cominciare a porsi delle domande.
A condurre le indagini è la Procura di Salerno in coordinamento con la compagnia dei carabinieri di Battipaglia guidata dal capitano Donato Recchia. L’omicida, Christian Persico, è stato fermato sabato 23 agosto, era rimasto in paese come se nulla fosse accaduto, come se quello che avesse fatto alla ex compagna fosse la giusta punizione per averlo lasciato. Nei confronti dell’uomo è stato emesso provvedimento di fermo giudiziario e disposto il trasferimento nel carcere di Fuorni. Gli investigatori dovranno ora chiarire se Persico avesse pianificato l’omicidio, per il momento l’uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere, al magistrato che lo ha interrogato ha fornito solo le generalità e ha dichiarato di lavorare come manovale in una ditta di Battipaglia.

Nuovi particolari emersi dalle indagini
Intanto sono emersi altri particolari, l’uomo dopo aver commesso il crimine ha lasciato un biglietto ai genitori dicendo di aver commesso “una cavolata”, un termine che purtroppo racconta perfettamente quanto sia stato dato poco valore alla vita di una donna, madre di tre figli (avuti da una precedente relazione). Chi indaga sta anche vagliando una lettera che Persico aveva scritto alla donna e della quale non è trapelato il contenuto, non sappiamo se la medesima contenesse minacce o l’intenzione di farla finita nel caso fosse stato lasciato, atteggiamento tipico di chi incapace di gestire la fine di un rapporto vuole suscitare i sensi di colpa nell’altro.
Al momento dell’omicidio nello stabile era presente il figlio ventiquattrenne della donna, che però stava dormendo nell’appartamento sotto quello della mamma e non si è accorto di nulla. Devastato dal dolore il padre della vittima, Antonio Sgarbini, che ha confermato che la figlia aveva cacciato di casa Persico, definito uno “sfaccendato” aduso a fare i propri comodi senza lavorare: “Mia figlia era una persona splendida qui in paese lo sanno tutti, chiedetelo. Lo aveva cacciato di casa. Ero uno sfaccendato che faceva i comodi suoi”. I familiari dell’omicida intanto hanno chiesto perdono e vivono chiusi in casa da giorni per la vergogna.

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