Valentina Persia a La volta buona: “Ho sofferto di depressione post-partum, non abbiate paura di chiedere aiuto”
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Il sorriso travolgente, la battuta sempre pronta e quella straordinaria capacità di strappare una risata anche nei momenti più complessi. Valentina Persia è da sempre sinonimo di comicità e contagiosa vitalità, eppure dietro quella corazza di ironia e apparente leggerezza si nasconde un percorso umano profondo, fatto di immensi affetti, ma anche di dolori laceranti e di battaglie intime combattute lontano dai riflettori.
Ospite nel salotto televisivo di Caterina Balivo a La volta buona, l’attrice e comica romana si è raccontata, offrendo una preziosa testimonianza sul senso profondo della vita, sull’importance delle proprie radici e, soprattutto, sul tabù della depressione post-partum.
Vincenzo e Salvo: i pilastri del cuore oltre il dolore
Un’intervista densa di emozione, aperta dal dolce ricordo dei pilastri della sua esistenza. In primo luogo il fratello Vincenzo, un legame indissolubile e viscerale.
Valentina lo descrive come un essere superiore, una persona speciale che con quel cromosoma in più le ha insegnato l’autentica essenza del vivere, aiutandola quotidianamente a distinguere le cose davvero importanti dalle futilità quotidiane.
Negli occhi e negli abbracci totalizzanti di Vincenzo, l’artista dichiara di ritrovare costantemente il baricentro del proprio mondo.
Subito dopo, il pensiero è andato a Salvo, l’architetto che è stato il grande amore della sua vita, strappato prematuramente da un destino crudele nel 2004, a pochissimi mesi dal loro matrimonio.
Un amore immenso e durato quattro anni intensi, segnato dalla fragilità del cuore di lui, colpito da un infarto ogni anno, ma capace di donare una felicità senza pari. Un dolore immane dal quale, tuttavia, è germogliato in Valentina un desiderio di vita ancora più forte.
Il lato oscuro della maternità: il crollo dopo l’arrivo dei gemelli
A 43 anni, grazie alla fecondazione assistita, quel desiderio si è concretizzato nella nascita dei suoi amati gemelli. Ma è proprio nel momento del tanto agognato traguardo che è iniziato il periodo più buio.
La maternità viene comunemente dipinta come un idillio perfetto, un istante magico in cui scatta un amore immediato e totalizzante. La narrazione sociale ci vuole mamme subito appagate e felici , ma la realtà può essere drammaticamente diversa.

Valentina Persia ha voluto rompere questo muro di silenzio raccontando i suoi cinque mesi tremendi, passati a combattere contro la depressione post-partum, un tunnel fatto di lacrime, notti insonni, ansie e un profondo e logorante senso di inadeguatezza.
Crescere due neonati da sola ha amplificato le sue paure.
L’attrice, che proviene da una rigorosa formazione nella danza classica, ha confessato come la sua abitudine alla perfezione, al rigore e alla disciplina del Bolshoi l’abbia inizialmente schiacciata di fronte all’imprevedibilità dell’essere genitore.
La sensazione di non raggiungere la perfezione le faceva mancare l’aria, accompagnata dal timore devastante di non riuscire a provare quell’amore immediato che tutti davano per scontato.
La svolta è arrivata grazie al coraggio di alzare la mano e rivolgersi a uno specialista, comprendendo che l’amore non segue regole scritte e che porsi delle domande è già la prova tangibile di un sentimento profondo.
“Questo bimbo a chi lo do?”: una carezza sul comodino contro la solitudine
Oggi quel percorso è diventato un libro prezioso, intitolato Questo bimbo a chi lo do? Come la depressione mi ha aiutato a diventare mamma, recentemente tornato in libreria con una nuova edizione arricchita da un capitolo inedito.
Valentina definisce questo volume come una carezza da tenere sul comodino, una guida essenziale per far sentire le donne meno sole in una società in cui, purtroppo, spesso manca la solidarietà femminile e il giudizio affrettato rischia di spingere nel baratro chi si trova in difficoltà.
I suoi gemelli oggi hanno dieci anni e conoscono perfettamente la storia della loro mamma, un’eroina imperfetta che ha saputo ascoltare il proprio cuore.
L’appello accorato che Valentina lancia a tutte le donne e alle future madri è chiaro e potente: se sentite il minimo sconforto, se la gioia non arriva subito, non isolatevi; chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma il primo, fondamentale passo verso la rinascita.
